Prevenzione del cancro, 4 casi su 10 si possono evitare già ora

Dal blog https://www.futuroprossimo.it/

Gianluca Riccio 25 Maggio 2026

Prevenzione del cancro: fumo, infezioni e alcol spiegano metà dei tumori evitabili. Eppure ci finisce il 3% dei fondi sanitari.

Una nuova analisi dell’Agenzia OMS per la ricerca sul cancro, pubblicata su Nature Medicine, ha messo in fila i numeri: nel 2022, su 18,7 milioni di nuovi tumori nel mondo, circa 7,1 milioni (il 37,8%) erano riconducibili a 30 fattori di rischio modificabili. La prevenzione del cancro, in altre parole, è una quota misurabile. Più alta negli uomini (45,4%) che nelle donne (29,7%), per ragioni che hanno meno a che fare con la biologia e più con tabacco e alcol.

“Modificabile”, si. È una di quelle parole da burocrazia sanitaria che sembrano dire poco e invece dicono tutto: significa che quei tumori avevano una causa nota su cui si poteva intervenire. Esposizioni che conosciamo, misuriamo e in larga parte sappiamo come ridurre: c’è da capire perché, sapendolo, continuiamo a non farlo abbastanza.

I tre colpevoli che fanno metà del lavoro

Il primo fattore prevenibile resta il fumo di tabacco, responsabile da solo di circa il 15,1% di tutti i nuovi casi. Seguono le infezioni oncogene (circa 10,2%): HPV, Helicobacter pylori, epatiti B e C. Poi l’alcol, intorno al 3,2%. Sommando fumo e alcol si arriva quasi alla metà dei tumori prevenibili, e basta questo per capire dove la prevenzione del cancro avrebbe i margini più larghi.

C’è poi una geografia precisa del problema. Tre tumori concentrano gran parte del potenziale: polmone, stomaco e cervice uterina, che insieme valgono quasi la metà dei casi evitabili. Il polmone legato soprattutto a tabacco e inquinamento atmosferico, lo stomaco all’H. pylori, la cervice quasi sempre all’HPV. Quest’ultimo, oggi, prevenibile con un vaccino che diamo a ragazzine e ragazzini di 11-12 anni. Un tumore che, con copertura vaccinale alta, l’Europa conta di abbattere del 90% entro il 2030.

Prevenzione del cancro Pacchetto di sigarette appoggiato sul bancone di un bar accanto a un caffè
Fumo e alcol, da soli, spiegano quasi metà dei tumori prevenibili.

Scheda Studio

La parola che fa litigare: “prevenibile”

Qui di solito parte l’equivoco, ed è un equivoco che fa male a chi sta male. Dire che un tumore era prevenibile non vuol dire dire al malato che se l’è cercata. È la trappola in cui scivola ogni discorso sulla prevenzione del cancro quando lo si riduce a faccenda di volontà individuale: smetti di fumare, bevi meno, mangia bene, e il resto sono affari tuoi.

Solo che molte di quelle 30 esposizioni non dipendono dalla forza di volontà di nessuno. Dipendono dal controllo del tabacco, dalle vaccinazioni, dagli screening, dalla qualità dell’aria che respiri uscendo di casa, dalla sicurezza sul lavoro, dall’acqua pulita. Cose che un cittadino, da solo, non può comprarsi al supermercato. L’aria di una città trafficata non la scegli leggendo l’etichetta. La copertura vaccinale del tuo quartiere non la decidi tu.

L’inquinamento atmosferico, in questo, è il caso da manuale: un rischio sanitario che si abbatte con interventi urbani su traffico e riscaldamento, non con i buoni propositi del singolo (né con le uscite dei gradassi che nei centri storici respirano volentieri le polveri sottili, perché loro l’auto elettrica gnò gnò, neanche se costasse come quelle tradizionali). È il tipo di prevenzione che funziona solo se la fa qualcuno che ha potere su strade e caldaie. Cioè la politica.

Curare meglio, prevenire uguale

E mentre la medicina corre (le terapie migliorano, la sopravvivenza pure, sul fronte dei trattamenti arrivano vaccini terapeutici e approcci che provano a far regredire le cellule malate), la prevenzione del cancro resta il parente povero. A fronte della stima che il 40% dei tumori sia evitabile con quanto già sappiamo, la spesa sanitaria destinata a promuovere la salute e prevenire le malattie è ferma intorno al 3% dei bilanci.

Quando lo vedremo davvero

Orizzonte stimato: gli strumenti esistono già tutti, oggi. Il calo misurabile dei tumori prevenibili, però, si conta in decenni, non in anni.

Il vaccino HPV protegge dei dodicenni di oggi: i tumori della cervice che eviterà si conteranno verso il 2045-2050, perché il cancro che previeni adesso è quello che non vedrai tra trent’anni. Il controllo del tabacco e la qualità dell’aria hanno tempi simili: la curva si piega lentamente, e si piega prima dove ci sono soldi e amministrazioni che funzionano. Chi ne beneficia per primo, come sempre, non è “tutti”: sono i Paesi e le città che hanno deciso di pagare la prevenzione quando non si vedeva ancora il ritorno economico, sanitario e sociale.

Il messaggio centrale dello studio è scomodo proprio perché è ottimista: una parte rilevante del cancro non è inevitabile. La medicina può curare sempre meglio, ma la sanità pubblica può impedire che milioni di tumori comincino.

Sono due lavori diversi, e finora ne abbiamo finanziato sul serio uno solo.

Resta una domanda che nessun comunicato stampa mette in fondo, e che vale per il fumatore di Lione come per chi respira l’aria della tangenziale: tra trent’anni, quanti dei tumori che oggi sappiamo già evitare avremo davvero evitato? Non cercate nei laboratori la risposta a questa domanda.

Cercatela nei bilanci.

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn

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