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28 Mag , 2026|Margherita Furlan
Cronologia di una settimana che riscrive il pezzo precedente: l’azienda che il Pontefice ha scelto come voce «etica» dell’algoritmo resta integrata nei sistemi di selezione degli obiettivi del Pentagono. Le linee rosse rivendicate da Dario Amodei riguardano la sorveglianza dei cittadini americani e le armi pienamente autonome. Non gli innocenti sotto le bombe.
Nelle ore in cui il Pentagono cancellava ufficialmente Anthropic dalla propria catena di approvvigionamento, il modello Claude selezionava un migliaio di obiettivi nelle prime ventiquattr’ore del bombardamento congiunto americano-israeliano sull’Iran[1]. Tre giorni dopo Christopher Olah saliva al Soglio di Pietro per ricevere l’unzione vaticana dell’intelligenza artificiale «umanistica». Le due notizie convivono nella stessa settimana e si illuminano a vicenda.
La cronologia va ricostruita per gradi, perché ogni passaggio sposta il quadro. Il 27 febbraio 2026 Donald Trump firma un ordine esecutivo che impone a tutte le agenzie federali di interrompere ogni attività commerciale con Anthropic. Lo stesso giorno il segretario alla Difesa Pete Hegseth designa formalmente la società di Dario Amodei come «rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale»[2]. Etichetta nuova nella sua applicazione: un soggetto privato americano viene trattato come ostile. Lo scontro che ha portato al provvedimento riguarda due clausole d’uso che Anthropic si rifiuta di rimuovere: il divieto d’impiegare Claude per la sorveglianza domestica dei cittadini statunitensi e il veto di utilizzo all’interno di armi pienamente autonome. Il Pentagono pretendeva l’eliminazione di entrambi i limiti. Amodei ha tenuto il punto, almeno su questi due fronti.
Quarantott’ore dopo, alle 9:45 del mattino del 28 febbraio, comincia l’operazione Epic Fury: l’attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran[3]. Più di duemila obiettivi colpiti in pochi giorni, basi delle Guardie rivoluzionarie islamiche, depositi missilistici, centri di comando. Nella prima giornata viene ucciso anche l’Ayatollah Ali Khamenei. E nelle stesse prime ventiquattr’ore, secondo le ricostruzioni del Washington Post e del Wall Street Journal, il sistema integrato Claude-Maven seleziona e gerarchizza circa mille bersagli, elaborando in tempo reale immagini satellitari, intelligenza dei segnali, flussi di sorveglianza[4]. Maven è il programma d’intelligenza artificiale di punta del Dipartimento della Difesa, sviluppato dalla società di Peter Thiel, Palantir, con contratti che superano il miliardo di dollari complessivo. Claude vi era stato integrato nell’autunno del 2024 attraverso una partnership annunciata a quattro mani da Anthropic, Palantir e Amazon Web Services[5]. Nel giugno del 2025 Anthropic ha lanciato una versione dedicata del proprio modello, Claude Gov, pensata espressamente per gli ambienti delle agenzie di sicurezza nazionale[6].
L’elemento che rovescia il quadro arriva il 4 marzo, quando il Washington Post pubblica l’ inchiesta firmata insieme al Wall Street Journal e a Bloomberg: nonostante il bando ufficiale, il Pentagono continua a utilizzare Claude attraverso Maven per condurre l’operazione contro l’Iran[7]. Una fonte militare anonima riassume il senso del paradosso al quotidiano della capitale con una frase che vale tutta la vicenda: «Non lasceremo che le decisioni di Amodei costino una sola vita americana»[8]. Tradotto: l’ordine esecutivo della Casa Bianca colpisce il marchio, non la fornitura. Il modello continua a girare sulle reti classificate. Il software che il presidente ha appena bandito sceglie i bersagli della guerra che lui stesso sta conducendo. Anthropic non commenta. Amodei non si oppone pubblicamente all’uso operativo di Claude nella campagna iraniana, né nei giorni immediatamente successivi alle rivelazioni, né nelle settimane in cui i numeri si fanno terribili.
Sabato 28 febbraio un missile Tomahawk statunitense colpisce la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh nella città di Minab, nella provincia iraniana di Hormozgan. L’edificio viene colpito due volte, secondo la ricostruzione successiva del Segretario generale della Commissione iraniana per l’UNESCO[9]. Le prime stime parlano di cinquantasette bambine uccise nelle prime ore; le successive verifiche dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite e di Amnesty International portano il bilancio a oltre centocinquanta vittime, fra alunni, insegnanti, genitori venuti a recuperare i figli[10]. L’Alto commissario Volker Türk parla di «orrore viscerale»: «le immagini di aule sventrate e di genitori in lutto mostrano con chiarezza chi paga il prezzo più alto della guerra: civili senza alcun potere sulle decisioni che hanno condotto al conflitto»[11]. UNESCO definisce l’attacco «una grave violazione del diritto umanitario»[12]. Nelle settimane successive, i numeri cumulati della campagna iraniana toccano gli undicimila obiettivi prodotti dal sistema Claude-Maven; il Pentagono designa la piattaforma «programma ufficiale di registrazione» e oltre venticinquemila account militari vengono attivati[13]. Il 13 marzo il deputato democratico Jason Crow, insieme a centoventi colleghi del Congresso, scrive al segretario alla Difesa chiedendo formalmente: «Il sistema di intelligenza artificiale, ivi compreso il Maven Smart System, è stato utilizzato per identificare la scuola Shajareh Tayyebeh come bersaglio? In caso affermativo, un essere umano ne ha verificato l’accuratezza?»[14]. La risposta del Pentagono, alla data di stesura di questo articolo, non è ancora pubblica.
Quattro giorni dopo, il 25 maggio, Christopher Olah è a Roma. Leone XIV firma Magnifica Humanitas, la prima enciclica del pontificato. Anthropic è l’interlocutore che la Santa Sede ha scelto per parlare al mondo dell’intelligenza artificiale.
Le due linee rosse di Amodei, e quella che non c’è
Il punto va detto con precisione, perché tutta la narrazione pubblica successiva si regge sul non detto. Le clausole d’uso che Anthropic si rifiuta di rimuovere dai contratti militari sono due, e soltanto due: la sorveglianza di massa dei cittadini americani; le armi pienamente autonome senza supervisione umana[15]. Tutto il resto è negoziabile. La selezione algoritmica degli obiettivi in operazioni belliche contro un Paese straniero non è oggetto di una linea rossa. L’elaborazione in tempo reale di immagini satellitari, intercettazioni e flussi di sorveglianza sopra Teheran, Isfahan, Minab, non è oggetto di una linea rossa. L’integrazione del modello nel sistema Maven, da cui escono i mille bersagli del primo giorno di guerra, non è oggetto di una linea rossa.
Spencer Ackerman, premio Pulitzer per le inchieste sulla sicurezza nazionale, ha sintetizzato il paradosso in una frase che gli osservatori del settore hanno ripreso largamente: «È molto evidente che Amodei non considera un problema la costruzione di un panopticon di sorveglianza degli stranieri. Il momento per preoccuparsi era prima di firmare il contratto che adesso non vuole abbandonare»[16]. È un giudizio severo e documentalmente fondato. Le due linee rosse di Anthropic disegnano una geografia morale precisa: il cittadino americano sotto sorveglianza è un problema, lo straniero sotto le armi non lo è. L’arma pienamente autonoma è un problema, l’arma semi-autonoma che ha bisogno della selezione di Claude per individuare il bersaglio non lo è.
Hannah Arendt, in La banalità del male, indicò la natura specifica della responsabilità nei sistemi burocratici dello sterminio: il problema non era l’adesione ideologica al male da parte degli esecutori, era l’incapacità di pensare le conseguenze del proprio operato all’interno di una catena tecnico-amministrativa che li dispensava dalla domanda morale[17]. Il discorso non si applica meccanicamente alla Silicon Valley contemporanea, sarebbe sproporzionato e improprio. Ma una qualche eco del meccanismo descritto da Arendt è osservabile nel modo in cui Anthropic ha disegnato le proprie linee rosse: non come riflessione sostanziale sull’uso del proprio modello in operazioni di guerra, ma come perimetro tecnico-contrattuale che protegge il prodotto dalle conseguenze reputazionali più visibili sul mercato interno americano e lascia aperta la fornitura per tutto il resto. La sorveglianza domestica avrebbe esposto Anthropic alle cause civili dei cittadini americani; le armi pienamente autonome l’avrebbero resa oggetto dell’indignazione dei comitati etici delle università finanziatrici. La fornitura di assistenza algoritmica al targeting su un teatro estero, no.
È esattamente in questo spazio che la frattura con Trump assume il suo significato reale. La controversia fra la Casa Bianca e la sede di San Francisco non è una guerra fra etica e militarismo. È una contesa interna al complesso militare-tecnologico americano sul perimetro accettabile della sorveglianza domestica e dell’automazione letale. Anthropic non rifiuta la guerra, ma soltanto la versione che le costerebbe il mercato consumer. Sulla fornitura militare offshore l’azienda è perfettamente allineata al Pentagono che la mette al bando. Il veto, infatti, non interrompe la fornitura, che continua. La guerra prosegue. La benedizione è in viaggio per Roma.
La guerra fredda del silicio
C’è un secondo fronte, parallelo a quello militare, sul quale Amodei ha investito moltissimo capitale politico nell’ultimo anno. Davos, gennaio 2026. Sul palco del World Economic Forum il fondatore di Anthropic attacca pubblicamente l’amministrazione Trump per aver autorizzato la vendita dei processori Nvidia H200 alla Cina, in deroga alle restrizioni dell’era Biden. La formula con cui Amodei sintetizza la propria posizione fa il giro del mondo: «Venderemo le armi nucleari alla Corea del Nord perché Boeing ci guadagna un po’?»[18]. Il paragone è iperbolico, ma il bersaglio è preciso: gli Stati Uniti stanno svendendo a Pechino la base hardware del proprio vantaggio tecnologico, e lo stanno facendo perché il giro d’affari, e la quota fiscale del 25% che Washington si trattiene su ogni vendita, è troppo ricco per essere rifiutato.
La cosa interessante è che Nvidia, il produttore dei chip in questione, è insieme partner e investitore di Anthropic. Amodei attacca la propria filiera di fornitura per chiedere allo Stato americano un regime di contenimento più severo. Non è una contraddizione: è il vero centro della sua posizione politica. La tesi che Anthropic difende, in tutti i convegni, negli editoriali di Amodei sul Wall Street Journal, negli interventi del responsabile delle policy, Jack Clark, è che la Cina sta lavorando con risorse insufficienti per accorciare il vantaggio americano attraverso una combinazione di contrabbando di chip, distillazione illecita dei modelli occidentali (addestrare i propri sistemi sulle risposte statunitensi per appropriarsi senza compenso del lavoro di ricerca alla base), e politiche industriali aggressive nel campo dei semiconduttori[19]. La sola difesa possibile, secondo Anthropic, è negare a Pechino i processori di fascia alta, finché il vantaggio americano è recuperabile. Negarli sempre, ovunque, anche a costo del fatturato di Nvidia e della soddisfazione degli azionisti di Tsmc.
È una posizione che dichiara in modo limpido la natura politica dell’azienda. Anthropic non si percepisce come fornitore di servizi, ma come pezzo di un’architettura di sicurezza nazionale americana di fronte a un rivale sistemico. Il presidente del Consiglio di amministrazione di una società privata che chiede al governo del proprio Paese di stringere la cinghia sulla filiera di fornitura, perché la sopravvivenza strategica della nazione lo richiede, è la fotografia esatta della nuova guerra fredda. Internet nacque negli anni Sessanta da programmi del Pentagono. L’intelligenza artificiale generativa torna oggi al punto di partenza: non commodity, ma infrastruttura strategica nazionale. Le aziende che la sviluppano non possono permettersi di restare neutrali. Devono schierarsi. Anthropic si è schierata.
Giulietto Chiesa, in Putinfobia, scriveva nel 2016 una pagina che oggi appare quasi profetica sulla natura del confronto a venire: l’Occidente, sosteneva, si stava preparando a una nuova fase di confronto sistemico con il mondo non allineato, ma lo faceva con una tecnica che aveva ormai poco a che fare con il vecchio gioco diplomatico della Guerra Fredda novecentesca. La nuova partita si sarebbe combattuta sulle reti, sulle infrastrutture digitali, sulla capacità di controllare l’informazione e la produzione di senso, prima ancora che sui carri armati[20]. Aveva intuito, con dieci anni di anticipo, una cosa che oggi è davanti agli occhi di tutti: i confini fra economia, tecnologia e guerra sono diventati irrilevanti, e l’infrastruttura digitale è già da tempo un teatro operativo a tutti gli effetti.
Si parla apertamente, nei convegni di settore, di mutual assured disruption digitale, la versione cibernetica della mutual assured destruction nucleare del Novecento: dottrina di reciproca paralisi delle infrastrutture critiche dell’avversario in caso di confronto, basata sulla simmetria delle vulnerabilità reciproche[21]. Gli Stati Uniti dipendono da reti digitali capillari, la Cina ancora di più, perché ha digitalizzato in dieci anni quello che l’Occidente ha generato in trenta: pagamenti elettronici, riconoscimento facciale, logistica urbana algoritmica, monitoraggio sociale. In questa simmetria asimmetrica si gioca la prossima fase e Anthropic, con la sua valutazione di borsa che oscilla fra i quattrocento e i novecento miliardi di dollari, è uno dei nodi centrali della partita americana. Non un fornitore. Un nodo.
Maven, Caracas, Teheran. Le operazioni di Claude
A questo punto serve guardare alle operazioni concrete, perché l’astrazione strategica si misura nei corpi reali. La prima frizione fra Anthropic e il Pentagono nasce a gennaio 2026, durante la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas[22]. La cattura viene condotta dalla Central Intelligence Agency con il supporto del sistema Maven, e quindi del modello Claude. Anthropic protesta formalmente, sostenendo che l’operazione superava i limiti contrattuali concordati. Da quel momento il rapporto s’incrina. Il Pentagono pretende l’eliminazione delle clausole d’uso che hanno bloccato l’operazione venezuelana. Anthropic resiste sui due punti già descritti. La crisi precipita nel febbraio successivo con l’ordine esecutivo e la designazione di Hegseth ed esplode il giorno dopo con l’apertura della guerra contro l’Iran.
Nel momento in cui si apre la campagna iraniana, Anthropic è ancora formalmente fuori dal Dipartimento della Difesa per ordine presidenziale. Ma il software è dentro. Le reti classificate non si spengono con un comunicato Trump su Truth Social. Maven gira, e Maven gira su Claude. Per riscrivere parti del sistema, Palantir avrebbe bisogno di mesi[23]. Nel frattempo la guerra è in corso e il bando ha smesso di essere applicabile. Una fonte vicina al Pentagono, citata anonimamente da Reuters, ha spiegato la situazione in termini operativi nudi: il Maven Smart System continuerà a operare con Claude integrato finché un’alternativa tecnica non sarà stata sviluppata e testata; al momento non c’è alternativa[24]. Il bando, in altri termini, è una dichiarazione d’intenti. La fornitura è una realtà materiale.
La distinzione conta, perché spiega come Amodei possa coltivare insieme due posizioni che a prima vista appaiono incompatibili. Pubblicamente, può presentarsi come l’imprenditore di principio che ha pagato con l’esclusione dal Pentagono il rifiuto di togliere i vincoli etici. Operativamente, continua a fornire il modello che seleziona i bersagli dell’operazione Epic Fury. La narrazione pubblica e la realtà contrattuale convivono. Il mercato consumer occidentale legge la prima e applaude. Le agenzie di sicurezza nazionale leggono la seconda e proseguono.
Walter Benjamin scriveva, nelle tesi Sul concetto di storia, che la storia è sempre raccontata dai vincitori, e che il documento di civiltà è anche sempre, simultaneamente, un documento di barbarie[25]. Vale la pena tenerlo presente. Magnifica Humanitas è un documento di civiltà, l’atto con cui la Chiesa di Roma prova a reinserire l’umano dentro la macchina che lo sta riscrivendo. Maven sopra Minab è un documento di barbarie: ottantotto bambine, ottantadue secondo le stime più recenti, in un’aula divenuta cratere. Si producono nella stessa settimana, dalla stessa azienda, ma raggiungono l’opinione pubblica in due tempi diversi. Il primo documento è atteso, il secondo è quasi inaudibile. Il primo costruisce la nuova legittimazione di Anthropic per il prossimo decennio, il secondo dovrebbe smontarla, e invece non lo fa. Perché il primo è scritto in latino, e il secondo in farsi.
La benedizione romana
A questo punto la domanda non è più rinviabile, riguarda direttamente la curia romana. Quando il Vaticano ha scelto Anthropic come interlocutore privilegiato della propria politica sull’intelligenza artificiale, sapeva o non sapeva? Conosceva il contratto con Palantir, del lancio di Claude Gov, era informato della cattura di Maduro? Le rivelazioni del Washington Post sull’uso di Claude nella campagna iraniana sono comparse il 4 marzo. L’unzione vaticana di Olah arriva il 25 maggio. Nelle undici settimane intercorse fra le due date, la stampa internazionale ha pubblicato decine di articoli, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato pubblicamente la strage di Minab, Amnesty International ha pubblicato il rapporto che identifica il missile Tomahawk americano come probabile responsabile dell’attacco alla scuola, centoventi parlamentari democratici hanno chiesto formalmente al Pentagono se Maven sia stato utilizzato per selezionare il bersaglio. Erano informazioni di dominio pubblico, costruite su catene documentali primarie. Sostenere che la Segreteria di Stato vaticana, una delle macchine diplomatiche più antiche e meglio informate dell’Occidente, non le abbia lette è un’ipotesi che onestà intellettuale impone di scartare.
Restano due ipotesi sensate, e nessuna è neutra. La prima: la curia ha letto, ha valutato, e ha deciso che la benedizione di Anthropic vale comunque. Calcolo politico: l’operazione conferisce alla Chiesa una centralità simbolica nella regolazione globale dell’intelligenza artificiale che giustifica, secondo il calcolo, il prezzo morale del compromesso. La seconda: la curia ha letto, ha valutato, e ha scelto di tentare una strategia di trasformazione dall’interno, scommettendo sul fatto che la pressione vaticana possa nel tempo modificare il comportamento di Anthropic, spostandone il perimetro etico dalle due linee rosse attuali a una linea più ampia che includa il targeting militare di stranieri. Entrambe sono ipotesi legittime di strategia ecclesiale. Nessuna delle due è una scelta innocente.
Antonio Gramsci, nei Quaderni del carcere, descriveva l’egemonia come il momento in cui un gruppo dominante riesce a presentare i propri interessi come della società intera, conquistando l’adesione spontanea, e non meramente coercitiva, dei gruppi subordinati. La Chiesa cattolica è stata, nella storia europea, uno dei principali apparati di costruzione e di legittimazione dell’egemonia: per secoli ha fornito la cornice morale dentro cui il potere politico ed economico si è esercitato senza incontrare resistenza. Quando la Chiesa benedice un attore, non si limita a esprimere una valutazione: gli concede un capitale simbolico che riconfigura il campo di forze[26]. Magnifica Humanitas è un’operazione di questo ordine. Si schiera con la fazione moderata della Silicon Valley contro la Casa Bianca trumpiana; conferisce alla società che ha appena armato il targeting di una guerra il timbro dell’umanesimo cristiano; offre una cornice etica continentale a un soggetto che sul piano operativo continua a essere parte integrante dell’architettura bellica americana.
Si può lavorare dall’interno per cambiare un soggetto: è una strategia legittima, talvolta efficace. Ma la condizione necessaria perché sia onesta è che il giudizio sul soggetto sia esplicito, che la critica preceda la collaborazione e ne sia condizione contrattuale, che la benedizione non venga concessa prima che il cambiamento sia avvenuto. Nessuna di queste condizioni risulta soddisfatta nel caso vaticano. Non c’è nell’enciclica, per quanto se ne sa nelle anticipazioni di stampa, una critica esplicita ad Anthropic per la fornitura militare offshore. Non c’è una richiesta pubblica di estensione delle linee rosse oltre i confini americani. Non c’è una distinzione fra i sorvegliati cittadini americani e i sorvegliati cittadini iraniani. C’è una benedizione preventiva e una collaborazione che ne discende. La Chiesa di Leone XIV non sta riformando Anthropic dall’interno: la sta legittimando dall’esterno. È una scelta che si può fare. Va chiamata con il suo nome.
L’Italia, di nuovo. Cosa cambia ora
Ospitare Anthropic in Italia è un’opportunità o una subalternità, a seconda della qualità del tavolo politico che sapremo costruire. Non si tratta di stabilire a quali condizioni accogliere una multinazionale dell’intelligenza artificiale generativa che cerca espansione europea. Ma di stabilire se il nostro Paese intende ospitare l’infrastruttura di calcolo di un soggetto che, nel momento stesso del corteggiamento, alimenta i sistemi di selezione degli obiettivi di una campagna militare con migliaia di vittime civili documentate sotto bombe americane.
Non è retorica. I data center sono infrastrutture fisiche, ma i carichi di lavoro che vi girano sono fungibili e geograficamente delocalizzati: lo stesso server può servire un chatbot consumer in Belgio e una query di targeting in classified network statunitense. La distinzione fra usi civili e usi militari, in un’azienda integrata nella catena Maven, è una distinzione di software, non di hardware. Ospitare i data center di Anthropic nel Mediterraneo significa, in termini concreti, ospitare la capacità di calcolo che alimenta anche l’ambito operativo militare della società. Non c’è una linea fisica che separi le due cose e Anthropic non ha mai dichiarato di voler tracciare una linea contrattuale. Quando le agenzie di sicurezza nazionale americane si rivolgono a Claude Gov, la potenza di calcolo viene da dove viene, e in molti casi viene dall’Europa.
Il governo italiano si trova davanti a una decisione che non riguarda soltanto la politica industriale, bensì quella estera. Ospitare l’azienda significa concedere a un soggetto privato transnazionale la disponibilità di un’infrastruttura nazionale che alimenta, anche, operazioni belliche di un alleato. Chi controlla l’energia controlla la diplomazia, chi controlla le basi controlla la giurisdizione, chi controlla i nodi di calcolo controllerà, nei prossimi decenni, la sovranità informativa di un Paese.
La domanda che si pone al nostro governo è chi decide su quali carichi di lavoro girino i data center italiani. La risposta, allo stato attuale del tavolo, è che decide Anthropic, attraverso i contratti che firma a San Francisco. Il governo italiano accoglie le infrastrutture ma non controlla le funzioni operative che vi girano sopra. Non c’è autorità di garanzia sulle policy d’uso. Non c’è una catena di accountability italiana sui dati che transitano attraverso il nostro territorio per essere processati e restituiti, eventualmente, a un sistema di targeting americano.
C’è una via per uscire dalla subalternità ed è dura ma percorribile: condizionare l’ingresso di Anthropic in Italia a un protocollo vincolante che escluda l’uso dei data center italiani per qualsiasi funzione di targeting militare, ovunque essa avvenga, e che istituisca un’autorità di controllo italiana indipendente con poteri ispettivi reali sui carichi di lavoro classificati. Sarebbe una posizione che restituirebbe al nostro Paese un margine d’iniziativa: significherebbe negoziare alle condizioni di Roma, non a quelle di San Francisco. Sarebbe, in altri termini, la traduzione contemporanea della lezione di Enrico Mattei: trattare i grandi soggetti privati transnazionali ai prezzi di mercato e da pari, non come supplicanti riconoscenti. La nostra classe dirigente sia oggi attrezzata per una negoziazione di questo tipo? Lasciamo che il lettore risponda da sé.
Le tre stanze, la stessa partita
Resta da chiudere il cerchio. Le tre stanze del titolo sono la sala riunioni di Anthropic a San Francisco, la sala operativa di Maven al Pentagono e il salone delle udienze di Leone XIV in Vaticano. Sembrano luoghi di natura diversa, governati da logiche eterogenee, parlanti tre lingue distinte. Lo sembrano. Ma le tre stanze comunicano attraverso lo stesso protocollo. La prima fornisce il modello. La seconda lo utilizza per condurre la guerra. La terza lo legittima moralmente di fronte al mondo. È una catena, non un mosaico. Tre soggetti distinti che insieme compongono un’unica architettura.
La novità storica, che vale la pena nominare con precisione, è che per la prima volta da molto tempo la legittimazione morale della tecnica bellica non passa più soltanto attraverso il discorso pubblico degli Stati. Passa attraverso un soggetto privato (Anthropic), una piattaforma militare (Maven, gestita da un altro soggetto privato, Palantir) e un’autorità simbolica transnazionale che non risponde a nessun elettorato (la Santa Sede). Gli Stati, in questa architettura, fanno il proprio mestiere: comprano, autorizzano, conducono. Ma non sono più i registi del proprio racconto. Il racconto lo scrivono altri, dentro la prima stanza, con il modello fornito dalla terza.
Quando lo spazio comune viene colonizzato da soggetti che non sono né cittadini né rappresentanti dei cittadini, ma macchine di accumulazione di potere strutturale, la possibilità stessa del giudizio politico si riduce. Resta il fatto compiuto, la guerra che è già stata combattuta, la benedizione che è già stata concessa, l’infrastruttura che è già stata edificata. Il cittadino arriva sempre dopo.
Quindi prima di decidere come stare al tavolo, va deciso se è il tavolo giusto. La benedizione romana, contemplata nello specchio di Teheran, ha cambiato forma. Tocca a chi guarda decidere se ne sta guardando ancora la stessa. Perché quando il modello che benedice il Papa è lo stesso che decide chi muore quella sera a Minab, la materia prima non è più solo abbondante. È sacralizzata.
[1]David Jeans, Mike Stone, «Pentagon leverages AI in Iran strikes amid feud with Anthropic», The Washington Post, 4 marzo 2026.
[2]Pete Hegseth, dichiarazione su X, 27 febbraio 2026, ripresa da Reuters, «Trump administration designates Anthropic supply-chain risk», 28 febbraio 2026.
[3]Lettera del deputato Jason Crow e di 120 membri del Congresso al Segretario della Difesa, 13 marzo 2026, riferimento all’operazione Epic Fury, in cui si chiede esplicitamente conto dell’uso del Maven Smart System nella selezione del bersaglio della scuola Shajareh Tayyebeh. Testo integrale disponibile sul sito istituzionale crow.house.gov.
[4]Dhruv Mehrotra, «Pentagon Used Anthropic’s Claude AI and Palantir Maven to Identify 1,000 Targets in Iran Strikes», The Defense News, 5 marzo 2026, basato sulla ricostruzione del Washington Post.
[5]Anthropic, comunicato congiunto con Palantir Technologies e Amazon Web Services, «Anthropic Partners with Palantir and AWS to Bring Claude to U.S. Defense and Intelligence Customers», novembre 2024.
[6]Anthropic, comunicato ufficiale, «Introducing Claude Gov: Built for National Security», giugno 2025.
[7]Cfr. The Washington Post, The Wall Street Journal, Bloomberg, articoli paralleli del 4-5 marzo 2026 sulla persistenza dell’uso operativo di Claude all’interno di Maven dopo il bando presidenziale.
[8]Citato in David Jeans, Mike Stone, «Pentagon leverages AI in Iran strikes amid feud with Anthropic», The Washington Post, 4 marzo 2026.
[9]Hassan Fartousi, Segretario generale della Commissione iraniana per l’UNESCO, dichiarazione raccolta da Al Jazeera, «UNESCO condemns strike on Minab girls’ school», 14 marzo 2026.
[10]Amnesty International, «USA/Iran: Those responsible for deadly and unlawful US strike on school that killed over 100 children must be held accountable», 16 marzo 2026, rapporto firmato sulla base di immagini satellitari, perizie balistiche e testimonianze raccolte sul territorio.
[11]Volker Türk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, dichiarazione video al Consiglio diritti umani di Ginevra, 27 marzo 2026, fonte OHCHR/UNTV.
[12]UNESCO, dichiarazione ufficiale, «Deadly bombing of Iran primary school “a grave violation of humanitarian law”», 1 marzo 2026, UN News.
[13]Cfr. ricostruzione cumulata in The Defense News, marzo-aprile 2026, e Bloomberg, «Maven Smart System designated DoD Program of Record», aprile 2026.
[14]Lettera di Jason Crow e altri 120 parlamentari al Segretario della Difesa, 13 marzo 2026, testo integrale, sezione 3.
[15]Anthropic, Usage Policies, sezione «High-Risk Use Cases», versione aggiornata febbraio 2026, anthropic.com/policies.
[16]Spencer Ackerman, citato in Maggie Harrison Dupré, «US Military Using Claude to Select Targets in Iran Strikes», Futurism, 2 marzo 2026.
[17]Hannah Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano, 2014 (edizione originale 1963).
[18]Dario Amodei, intervento al World Economic Forum, Davos, gennaio 2026, riportato da Associated Press e ripreso da Yahoo Finance nell’articolo «Anthropic’s CEO stuns Davos with Nvidia criticism», 21 gennaio 2026.
[19]Anthropic, «Securing America’s Compute Advantage: Anthropic’s Position on the Diffusion Rule», anthropic.com, gennaio 2025; cfr. anche Dario Amodei, Matthew Pottinger, «Trump Can Keep America’s AI Advantage», The Wall Street Journal, 6 gennaio 2025.
[20]Giulietto Chiesa, Putinfobia, Piemme, Milano, 2016.
[21]La formula mutual assured disruption è stata utilizzata pubblicamente da analisti del Center for Strategic and International Studies (CSIS) e ripresa nei convegni del settore Defense Tech a partire dal 2024. Cfr. discussioni nei rapporti CSIS sulla cyberwar e sulla deterrenza digitale tra Stati Uniti e Cina.
[22]La ricostruzione della cattura di Maduro e del ruolo di Maven è riportata in modo concordante da The Washington Post (4 marzo 2026), Reuters (5 marzo 2026), Business and Human Rights Centre (4 marzo 2026).
[23]David Jeans, Mike Stone, «Palantir faces challenge to remove Anthropic from Pentagon’s AI software», Reuters, 5 marzo 2026.
[24]Ibid.
[25]Walter Benjamin, Sul concetto di storia, tesi VII, in Angelus Novus. Saggi e frammenti, Einaudi, Torino, 2014.
[26]Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, sezione sulla funzione degli intellettuali e sull’egemonia culturale, Einaudi, Torino, 2014.