New York aprirà supermercati pubblici per abbassare il costo della spesa

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1 Giugno 2026 Gloria Ferrari

Negli ultimi anni a New York il costo degli alimenti è cresciuto più velocemente di molti redditi e in alcuni quartieri fare la spesa è diventato sempre più difficile anche per chi lavora. In risposta, la città ha deciso di aprire supermercati di proprietà pubblica con prezzi calmierati. Il progetto è stato annunciato dall’amministrazione del sindaco Zohran Mamdani e prevede l’apertura di cinque market, uno per ciascuno dei cinque borough (distretti) di New York, entro il 2029. 

Il primo punto vendita dovrebbe aprire nel 2027 nell’area di Hunts Point, nel Bronx, all’interno del progetto Peninsula, un grande intervento urbano che comprende anche oltre 700 alloggi a prezzi accessibili e spazi pubblici. Hunts Point è uno dei quartieri simbolo delle contraddizioni alimentari di New York: ospita uno dei maggiori hub di distribuzione alimentare degli Stati Uniti ma, allo stesso tempo, una parte consistente della popolazione fatica a sostenere le spese quotidiane.

In alcune zone del South Bronx il livello di povertà supera di molto la media cittadina e molte famiglie dichiarano difficoltà nell’acquisto dei beni essenziali. Un secondo supermercato nascerà invece a La Marqueta, a East Harlem, storico mercato cittadino inaugurato negli anni Trenta per migliorare l’accesso al cibo fresco nei quartieri popolari e diventato nel tempo uno dei punti di riferimento della comunità latina della città. Qui verrà costruito un nuovo spazio dedicato alla vendita alimentare all’interno di un’area già di proprietà pubblica e l’apertura è prevista entro il 2029.

L’obiettivo di questi e degli altri punti vendita non è distribuire cibo gratuitamente né sostituire il commercio privato. Il modello immaginato dall’amministrazione punta a mantenere prezzi più bassi eliminando parte dei costi fissi e lavorando con operatori privati per la gestione quotidiana dei negozi.

In una città dove affitti, trasporti e costo della vita assorbono una quota crescente del reddito, anche la spesa alimentare rischia infatti di diventare un fattore di esclusione. Garantirsi pasti regolari e di qualità ha effetti positivi sulla salute, sulla prevenzione delle malattie, sul rendimento scolastico e sulla capacità di sostenere il costo della vita nel lungo periodo. Negli Stati Uniti il tema viene spesso raccontato attraverso il concetto di food insecurity, cioè la difficoltà ad accedere in modo continuativo a cibo sufficiente e nutriente.

Di contro, alcune associazioni di commercianti e piccoli supermercati temono che negozi sostenuti economicamente dalla città possano alterare la concorrenza in un settore che già oggi lavora con margini ridotti. Mentre altri osservatori dubitano che cinque punti vendita possano incidere davvero su una metropoli di oltre otto milioni di abitanti.

Se il progetto funzionerà davvero lo diranno i prossimi anni. Quello che emerge già oggi, però, è un’idea diversa di città: considerare l’accesso a una spesa sostenibile non soltanto una questione di reddito individuale, ma una condizione che influisce sul benessere quotidiano e che, come la casa, i trasporti o gli spazi pubblici, può diventare parte delle politiche urbane.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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