Lettera aperta di Jeffrey Sachs al cancelliere Merz

Dal blog  krisis.info

di Jeffrey D. Sachs 1 giugno 2026

«Il destino», dipinto da Franz Marc nel 1913, alla vigilia della Prima guerra mondiale. Kunstmuseum Basel. Wikipedia. Public Domain.

Il testo completo dell’appello dell’economista a cercare una soluzione diplomatica con Mosca.

Nell’intervento pubblicato sulla «Berliner Zeitung», il professore lancia un duro monito alla Germania sul rischio di un conflitto totale con la Russia. Attraverso l’analisi di sei storici fallimenti diplomatici dal 1990 a oggi, denuncia l’abdicazione della leadership tedesca, schiacciata dalle pressioni di Washington. Sachs esorta Merz a interrompere la corsa al riarmo e a fermare l’escalation militare per scongiurare tanto la guerra quanto il grave declino industriale ed economico dell’Europa.


IN BREVE

Escalation L’Europa rischia un conflitto aperto con Mosca. Con questa lettera aperta, Jeffrey Sachs esorta il cancelliere tedesco Friedrich Merz a riaprire subito i canali diplomatici.

Sei errori A partire dal 1990, sei gravi fallimenti della politica estera di Berlino – dall’espansione della Nato al caso Nord Stream – hanno profondamente minato la fiducia geopolitica di Mosca.

Crisi manifatturiera L’interruzione dei rapporti commerciali con la Russia e il sabotaggio del gasdotto costringono Berlino ad acquistare gas Usa a prezzi insostenibili.

Risorse sprecate Il massiccio riarmo sottrae centinaia di miliardi di euro a investimenti strategici che sarebbero urgenti, come l’Intelligenza artificiale, i chip e le reti digitali.

Via d’uscita Per evitare il disastro, sostiene Sachs, occorre una pace negoziata che sancisca la neutralità ucraina, lo stop all’allargamento della Nato e la ripresa delle relazioni economiche.


Cancelliere Merz,

quando le ho scritto una lettera aperta sei mesi fa, ho esortato la Germania a perseguire la diplomazia con la Russia anziché la normalizzazione della guerra. Sei mesi dopo, la situazione in Europa è drammaticamente peggiorata. L’Europa e la Russia stanno scivolando verso una guerra aperta. E in questa deriva, Cancelliere, la sua responsabilità è unica. Nessun leader europeo – né a Parigi, né a Varsavia, né a Roma – occupa la posizione che occupa la Germania, o ha il potere che lei personalmente detiene, per interrompere questa catastrofe. Proverà a cercare la pace?

Lei stesso, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al presidente Emmanuel Macron, ha chiesto nel gennaio 2026 che l’Europa riavviasse le relazioni con la Russia e ha descritto la Russia come «un Paese europeo». Eppure lei non ha perseguito la diplomazia. Con il futuro dell’Europa in gioco, questa è una straordinaria abdicazione di leadership.

Ha tentato, nei suoi mesi da Cancelliere, un solo dialogo sostanziale con il presidente Vladimir Putin? Il Suo ministro degli Esteri ha tentato un solo dialogo sostanziale con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov? Conversazioni reali, simili a quelle che posero fine alla Guerra Fredda. La risposta, per quanto rivelano i documenti pubblici, è no. Nemmeno una volta. E non per mancanza di riconoscimento dell’urgenza.

I giorni scorsi hanno portato a una pericolosa accelerazione che dovrebbe concentrare l’attenzione di ogni mente europea. Entrambe le capitali sono ora sotto attacco continuo: droni ucraini a lungo raggio hanno colpito in profondità Mosca, inclusi siti civili. Gli attacchi russi con missili e droni contro Kiev si sono notevolmente intensificati. Droni ucraini hanno attraversato lo spazio aereo degli Stati baltici, sollevando l’immediata prospettiva di un incidente che potrebbe trascinare l’Europa direttamente in guerra.

Un terribile attacco ucraino su una scuola maschile a Lugansk ha ulteriormente eroso quel poco che restava della moderazione. E il 25 maggio, il ministro degli Esteri Lavrov, agendo su istruzioni del presidente Putin, ha notificato formalmente al Segretario di Stato degli Stati Uniti che le forze armate russe stanno ora lanciando «attacchi sistematici e continui» su strutture e centri decisionali a Kiev.

Il ministero degli Esteri russo ha consigliato agli Stati Uniti e ad altri Paesi di «assicurare l’evacuazione del proprio personale diplomatico e di altri cittadini dalla capitale dell’Ucraina». Questo messaggio è il prologo di una grande escalation. La diplomazia è più urgente che mai.

Il modo di difendere l’Ucraina non è il continuo massacro, ma la pace a condizioni che siano accettabili per tutte le parti. Invece, affrontiamo un’escalation, con più morti, più distruzione e la reale prospettiva di una guerra che si espanda oltre l’Ucraina. Chiedendo sempre più armi, una capacità di combattimento sempre maggiore e dimostrazioni sempre più forti di «risolutezza», nonché segnalando che la Germania si sta preparando alla guerra piuttosto che lavorare per porvi fine, lei ha permesso a Berlino di diventare un acceleratore piuttosto che un freno per una guerra a livello europeo.

La responsabilità della Germania: sei punti particolari

La Germania porta una profonda responsabilità per la situazione che si trova ora ad affrontare. Prima che la politica tedesca possa essere reimpostata verso la pace, il passato della Germania deve essere affrontato onestamente. Espongo qui di seguito sei gravi fallimenti della politica estera tedesca nei confronti della Russia dalla riunificazione della Germania nel 1990.

Primo – il Trattato 2+4 e l’espansione a Est della Nato. Il 12 settembre 1990, a Mosca, la Germania firmò il Trattato sullo stato finale della Germania – il «Trattato 2+4» – che completò la riunificazione tedesca. Quel trattato fu ottenuto perché a Mikhail Gorbaciov vennero date solenni assicurazioni, da Hans-Dietrich Genscher, da Helmut Kohl, da James Baker e da altri leader occidentali, che la Nato non si sarebbe spostata verso Est.

Il verbale desecretato – inclusi i memorandum ora pubblici raccolti dal National Security Archive della George Washington University – è inequivocabile: quelle assicurazioni furono date ed erano chiaramente intese all’epoca come applicabili all’Europa orientale, oltre il territorio dell’ex Ddr. Tali assicurazioni furono riaffermate nel corso del 1990 e del 1991.

Il Trattato 2+4 limita il posizionamento delle truppe Nato nella ex Ddr e richiama i principi dell’Atto finale di Helsinki, il quale sottolinea che la sicurezza di nessuna nazione dovrebbe andare a scapito di un’altra. Qualche persona seria crede forse che l’Unione Sovietica si preoccupasse delle truppe occidentali sul territorio della ex Ddr ma fosse indifferente agli eserciti della Nato a Varsavia, Vilnius o Kiev? Ovviamente no.

La questione dell’allargamento della Nato fu discussa in dettaglio. Esplicite assicurazioni che non si sarebbe allargata a Est furono date dalla Germania ai leader sovietici – e poi furono infrante. La Germania è stata la principale beneficiaria di quelle assicurazioni, che erano il quid pro quo per la riunificazione della Germania. Eppure, già nel 1993, i leader tedeschi iniziarono a promuovere la violazione di quelle assicurazioni.

Secondo – la testimonianza diretta della cancelliera Merkel. Nelle sue memorie, Angela Merkel scrive con sorprendente candore che aveva capito, al momento del vertice di Bucarest del 2008, che invitare l’Ucraina e la Georgia nella Nato sarebbe equivalso a una dichiarazione di guerra alla Russia. Conosceva la linea rossa della Russia. Tuttavia cedette alle pressioni americane, accettando il comunicato di compromesso secondo cui l’Ucraina e la Georgia «sarebbero diventate» membri della Nato. Quella singola frase mise in moto le catastrofi del 2014 e del 2022. La successiva franchezza di Merkel è un dono per i suoi successori: ha detto, chiaramente e con parole sue, che cosa si era capito all’epoca. La Germania non dovrebbe ora fingere il contrario.

Terzo – il tradimento dell’accordo del 21 febbraio 2014. Il 21 febbraio 2014, a Kiev, l’allora ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, assieme ai suoi omologhi di Polonia e Francia, mediò un accordo tra il presidente Viktor Yanukovych e l’opposizione. L’accordo prevedeva il ritorno alla costituzione del 2004, la formazione di un governo di unità nazionale e scadenze elettorali presidenziali anticipate.

Il presidente Putin fu consultato; l’accordo venne confermato. Si trattò di un serio successo diplomatico in un contesto di estrema violenza. Eppure, nel giro di 24 ore, Yanukovych venne rovesciato con la forza da un violento colpo di stato. La Germania non insistette sull’accordo che aveva appena garantito. Al contrario, seguendo l’esempio degli Stati Uniti, sostenne il nuovo governo, come se non ci fosse alcun accordo in vigore. Quella decisione convinse Mosca che non poteva fare affidamento sulle firme occidentali.

Quarto – Minsk II. Nel febbraio 2015, la cancelliera Merkel negoziò personalmente Minsk II nel Formato Normandia e assicurò l’appoggio politico della Germania attraverso la Dichiarazione di sostegno adottata a Minsk il 12 febbraio 2015. Per sette anni, la clausola politica chiave – l’autonomia per le regioni del Donbas all’interno di un’Ucraina sovrana – non fu mai implementata da Kiev.

La Germania non fece pressioni su Kiev affinché applicasse la clausola sull’autonomia che essa stessa aveva sostenuto – e Merkel successivamente ammise che l’accordo era stato usato come un’azione di contenimento per consentire all’Ucraina di riarmarsi. Il presidente François Hollande disse la stessa cosa. La garanzia, in altre parole, non era affatto una garanzia. Era uno stratagemma – ancora una volta su richiesta di Washington. Ancora una volta, il messaggio a Mosca fu che non ci si può fidare delle firme occidentali.

Quinto – Nord Stream. Il 7 febbraio 2022, nella East Room della Casa Bianca, il presidente Joe Biden annunciò – con l’allora cancelliere Olaf Scholz al suo fianco – che «se la Russia invade… allora non ci sarà più un Nord Stream 2. Vi porremo fine». Alla domanda su come lo avrebbero fatto, rispose: «Vi garantisco che saremo in grado di farlo». I gasdotti furono distrutti sette mesi dopo in un atto di sabotaggio nel Mar Baltico.

Le prove disponibili – il giornalismo investigativo negli Stati Uniti e in Germania, la pista seguita dal Procuratore federale tedesco e le dichiarazioni pubbliche di ex funzionari – puntano in modo schiacciante a un’operazione congiunta ucraino-americana. Il governo tedesco lo sa da tempo. Eppure la Germania ha permesso che la colpa pubblica ricadesse sulla Russia, a dispetto dell’evidenza diretta, mentre un atto di sabotaggio industriale contro l’economia tedesca è rimasto impunito e non ha provocato alcuna reazione.

Sesto — l’accordo di Istanbul dell’aprile 2022 che era a portata di mano. Appena poche settimane dopo l’invasione della Russia nel febbraio 2022, i negoziatori russi e ucraini concordarono a Istanbul i termini di un accordo di pace: neutralità ucraina al di fuori della Nato, garanzie di sicurezza multilaterali, limiti concordati per le truppe e risoluzione politica delle questioni del Donbas e della Crimea nel tempo.

L’accordo era a pochi giorni dalla firma.

L’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett, uno dei mediatori, ha confermato pubblicamente che l’accordo era vicino e che l’Occidente – gli Stati Uniti e il Regno Unito in particolare – si è mosso per bloccarlo. La missione del primo ministro Boris Johnson a Kiev nell’aprile 2022 per intimare all’Ucraina di non firmare è di dominio pubblico. Centinaia di migliaia di vite ucraine e russe, e il più ampio ordine europeo, hanno pagato il prezzo di quell’intervento Usa-Regno Unito. La Germania non ha alzato la voce su questo – anche se la Germania, più di ogni altro Stato europeo, ne ha subito le conseguenze economiche.

La seconda catastrofe: l’autodistruzione economica della Germania

La sua prima preoccupazione deve essere la pace. Il messaggio di ieri da Mosca (che ha invitato i diplomatici stranieri e i cittadini occidentali a lasciare Kiev il prima possibile, ndr) ci dice quanto sia tarda l’ora. Ma c’è una seconda catastrofe che si sta consumando accanto alla prima: la distruzione deliberata dell’economia tedesca, con Berlino nel ruolo sia di carnefice sia di vittima.

L’economia industriale della Germania è stata costruita sul commercio con la Russia. La distruzione del Nord Stream e la successiva interruzione delle relazioni commerciali di Berlino con Mosca hanno lasciato la Germania ad acquistare gas naturale dagli Stati Uniti a prezzi varie volte superiori rispetto al gas del gasdotto russo. Questo è un suicidio industriale.

Il settore chimico della Germania, il suo settore siderurgico, la sua industria del vetro, i suoi produttori ad alta intensità energetica – le fondamenta stesse del Mittelstand (il tessuto delle piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia tedesca, ndr) stanno perdendo competitività internazionale giorno dopo giorno.

Posti di lavoro qualificati stanno abbandonando l’economia tedesca. E il contribuente tedesco e il consumatore tedesco stanno effettuando un trasferimento di ricchezza nazionale dalla Germania ai produttori di gas americani su una scala senza precedenti nell’Europa del Dopoguerra.

Oltre a ciò, il governo tedesco sta ora promettendo un enorme potenziamento della difesa – centinaia di miliardi di euro nel prossimo decennio – per armarsi per una guerra che la diplomazia può facilmente prevenire. Questa è un’allocazione profondamente errata delle risorse nazionali. La sfida fondamentale che la Germania deve affrontare in questo decennio è la competitività nell’era digitale.

Ogni euro speso in carri armati, missili e proiettili d’artiglieria è un euro non speso per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale della Germania, per le sue competenze di progettazione e fabbricazione di chip, per la sua infrastruttura energetica e per le reti digitali ad alta velocità di cui il Paese ha bisogno per rimanere una delle principali economie globali.

La dura realtà, signor cancelliere, è che non c’è sicurezza da acquistare con queste armi che la diplomazia non possa comprare a una piccolissima frazione del costo, e non ci può essere prosperità senza gli investimenti digitali ed energetici che questo accumulo di armi finirà per escludere.

Il mio appello

Cancelliere Merz, più che su ogni altro leader europeo, la questione se l’Europa scenda in una guerra generale, o ritorni al negoziato e alla sanità mentale economica, riposa su di lei. L’ora è davvero tarda. Il messaggio formale di ieri da Mosca a Washington lo dice esplicitamente. Per favore, apra un dialogo con il presidente Putin. Per favore, invii il suo ministro degli Esteri a Mosca o inviti il ministro degli Esteri della Russia a Berlino. Per favore, riapra i canali Osce che la Germania ha lasciato atrofizzare. Per favore, dica a Kiev di cessare i suoi attacchi contro obiettivi civili.

Cosa più importante, per favore, dica la verità al pubblico tedesco: una pace negoziata basata sulla neutralità ucraina è la via realistica per uscire dalla catastrofe e il ripristino di una normale relazione economica con la Russia è la via realistica per uscire dal declino industriale della Germania.

I termini di un accordo accettabile che la Germania potrebbe proporre sono chiari. I combattimenti si fermerebbero su una linea di armistizio. Tutte le parti rinuncerebbero a qualsiasi ricorso futuro alla violenza sulla questione dei confini. L’Ucraina ripristinerebbe la sua neutralità e la Nato rinuncerebbe permanentemente a un ulteriore allargamento a Est.

L’Europa e la Russia ripristinerebbero le relazioni economiche e porrebbero fine alle derive guerrafondaie. L’Osce tornerebbe a essere il forum centrale per la sicurezza europea, con il precetto fondamentale che la sicurezza europea è indivisibile, non basata su blocchi militari che separano l’Europa. Accanto a questa pace, la Germania reindirizzerebbe le sue risorse nazionali negli investimenti digitali, nell’Intelligenza artificiale, nei semiconduttori e nell’energia che il futuro economico della Germania richiede.

La storia registrerà ciò che lei farà nelle settimane a venire e ciò che lei non riuscirà a fare. Così farà il pubblico tedesco. Così faranno i popoli di Russia, Ucraina e dell’Europa in generale. È tempo di diplomazia, signor Cancelliere. La scelta spetta a Lei.

Con rispetto,

Jeffrey D. Sachs

Professore universitario presso Columbia University

Testo tratto da: https://www.berliner-zeitung.de/article/jeffrey-sachs-an-open-letter-to-chancellor-friedrich-merz-10038768 (traduzione dall’inglese a cura di Krisis).

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Jeffrey D. Sachs Economista di fama mondiale, è un leader nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University, presiede anche il Sustainable Development Solutions Network dell’ONU. È autore di numerosi libri, tra cui i bestseller The End of Poverty e The Price of Civilization. Ha collaborato con diversi Segretari generali dell’ONU e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali.

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