Uno studio rivela il sintomo più devastante della depressione (e non è la tristezza)

Dal blog https://angolopsicologia.com

La tristezza non è il sintomo più dannoso della depressione. [Foto gratuita: Pexels]

Nell’immaginario collettivo, la depressione è vista con grande frequenza come una persona triste e abbattuta, in lacrime o immersa in uno stato di profonda malinconia. Tuttavia, la realtà psicologica è solitamente molto più complessa e sfaccettata.

Nel corso di tutti questi anni, ho visto molte persone con una “depressione da manuale” in cui regnava la tristezza, ma ho anche visto persone con una depressione sorridente e persone per le quali il problema principale non era la tristezza, bensì l’incapacità di provare emozioni positive.

In realtà, un numero crescente di ricerche suggerisce che il sintomo più debilitante della depressione non sia la tristezza, ma qualcosa di molto più sottile e difficile da spiegare: l’anedonia.

Quando nulla ispira: il sintomo che preannuncia uno stato depressivo più grave

L’anedonia viene spesso descritta come la perdita del piacere, ma questa definizione è incompleta. In realtà si tratta piuttosto di un’incapacità di provare emozioni negative. Non si tratta semplicemente di apprezzare meno le cose; è uno stato di profonda disconnessione in cui le esperienze che normalmente generano soddisfazione, interesse, entusiasmo o un senso di scopo non riescono a suscitare alcuna sensazione positiva.

In realtà, molte persone con depressione non riferiscono di sentirsi particolarmente tristi durante il giorno, ma descrivono piuttosto qualcosa di diverso: si svegliano apatiche, hanno perso interesse per le attività che prima apprezzavano, si sentono emotivamente distaccate o non sono entusiaste delle cose che prima le avrebbero rallegrate.

Non apprezzano un pasto speciale. Non si entusiasmano all’idea di una vacanza. Non provano soddisfazione dopo aver raggiunto un obiettivo importante. Persino le relazioni personali diventano emotivamente piatte.

È interessante notare che, mentre la tristezza è un’emozione riconoscibile, l’anedonia è più difficile da identificare. Molte persone non sanno come dare un nome a quel vuoto interiore e concludono semplicemente che qualcosa dentro di loro si è bloccato.

Purtroppo, l’anedonia va ben oltre il semplice disagio soggettivo. La ricerca ha dimostrato che questo sintomo è spesso associato a episodi depressivi più lunghi, maggiore gravità clinica, maggiori difficoltà di recupero e un rischio più elevato di ricaduta.

PER TELa morte di una persona amata e il dolore che comporta

A peggiorare ulteriormente la situazione, l’anedonia è collegata a un aumento dei comportamenti suicidari. E la disperazione non deriva unicamente dalla tristezza; piuttosto, nasce quando si crede di non potersi più sentire bene.

In realtà, c’è una differenza abissale tra riconoscere di stare attraversando un periodo difficile e credere di non poter più essere felici. Nel primo caso, si continua a credere di avere la possibilità di superarlo; nel secondo, si inizia a percepire il futuro come un luogo vuoto, oscuro e privo di significato. Ecco perché molti psicologi e psichiatri considerano l’anedonia uno dei sintomi più pericolosi e debilitanti della depressione.

La soluzione? Aumentare l’affetto positivo

Un recente studio condotto presso la Southern Methodist University e l’Università della California ha coinvolto 98 adulti affetti da anedonia, depressione e ansia gravi. Tuttavia, anziché utilizzare i trattamenti convenzionali per la depressione, incentrati sull’attenuazione delle emozioni negative, lo studio ha applicato il Trattamento dell’Affetto Positivo (PAT), sviluppato specificamente per il trattamento dell’anedonia.

Questo approccio non si concentra sulla riduzione delle emozioni negative, ma piuttosto sul rafforzamento della capacità di provare emozioni positive. In sostanza, agisce direttamente sul sistema di ricompensa del cervello, che regola la nostra capacità di

  • Anticipare le esperienze piacevoli
  • Godersele quando si presentano
  • Imparare da esse per ripeterle in futuro

Nella depressione, questo meccanismo è alterato. La persona non solo smette di prevedere gli eventi positivi, ma li apprezza meno quando si verificano e ha difficoltà a consolidare nella memoria quei momenti piacevoli. Il Trattamento dell’Affetto Positivo mira proprio a riattivare questi circuiti cerebrali.

Tra le varie strategie, questa terapia si concentra sulla gratitudine e include esercizi per aiutare i pazienti affetti da depressione maggiore a riscoprire il piacere delle attività piacevoli. Li aiuta inoltre a reindirizzare la loro attenzione verso esperienze positive e insegna loro ad assaporare consapevolmente i momenti positivi.

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Inoltre, la terapia si concentra sull’individuazione di attività con significato personale e sul rafforzamento dei legami sociali. Il terapeuta non si chiede più come ridurre la sofferenza, ma si concentra su ciò che può restituire alla persona un senso di scopo, di appartenenza o di soddisfazione.

Questo cambio di approccio ha prodotto risultati sorprendenti, in quanto i pazienti hanno mostrato un miglioramento generale delle loro condizioni cliniche, cosa che la terapia convenzionale mirata agli effetti negativi non era riuscita a fare. Ancora meglio, questo beneficio si è mantenuto per tutto il mese di follow-up.

L’importanza di ritrovare significato e gioia

Uno degli aspetti più interessanti di questa ricerca è che ci ricorda che la salute mentale non riguarda solo la riduzione della sofferenza; riguarda anche il provare emozioni positive, il provare interesse per la vita, il connettersi con gli altri e il trovare attività che abbiano un significato.

In realtà, molti pazienti considerano il recupero di quelle sensazioni ancora più importante dell’attenuazione di alcuni sintomi negativi. Non vogliono semplicemente smettere di sentirsi male; vogliono tornare a provare qualcosa. Vogliono essere entusiasti di una conversazione, ritrovare l’entusiasmo per un progetto, godersi un pomeriggio tranquillo o ridere senza pensieri. In breve, vogliono sentire che la vita ha di nuovo colore.

Pertanto, il futuro del trattamento della depressione potrebbe non consistere più unicamente nell’alleviare la sofferenza, ma nel ricostruire attivamente la capacità di provare gioia, di avere uno scopo e di sentirsi parte di una comunità.

Riferimenti:

Meuret, A. E. et. Al. (2026) Positive Affect Treatment for Depression, Anxiety, and Low Positive Affect. A Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open; 9(4): e267403.

Ducasse, D. et. Al. (2018) Anhedonia is associated with suicidal ideation independently of depression: A meta-analysis. Depression and Anxiety; 35: 382–392.

Spijker, J. et. Al. (2001) Determinants of poor 1-year outcome of DSM-III-R major depression in the general population: results of the Netherlands Mental Health Survey and Incidence Study (NEMESIS). Acta Psychiatr Scand; 103(2): 122-130.

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Jennifer Delgado Suárez

Psicóloga Jennifer Delgado Suárez

Sono una psicologa (Iscritta al Colegio Oficial de la Psicología de Las Palmas Nr. P-03324) e da molti anni scrivo articoli per riviste scientifiche specializzate in Salute e Psicologia. Il mio desiderio è aiutarti a realizzare esperienze straordinarie. Se desideri sapere di più clicca qui.

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