Sud del Libano: cimiteri distrutti da Israele, nuovi cimiteri sorgono scavati anche con le mani

Da una email di lorenzotrombetta@substack.com

Lorenzo Trombetta
giu 27

(ANSA) – 27 GIU – Nel sud del Libano dilaniato dalla guerra c’è chi è costretto a seppellire i propri colleghi scavando le fosse con le mani e c’è chi torna al proprio paesino e non trova nulla in piedi, nemmeno le tombe dei propri cari, distrutte sistematicamente dall’esercito di Israele.

Hussein, membro della Protezione civile di Nabatiye (Megaphonenews)

Hussein Bassal è uno dei volontari della Protezione civile di Nabatiye, martoriata località nell’entroterra del sud del Paese. Nella sua testimonianza descrive la logistica dell’orrore: lui e i colleghi scavano da giorni, letteralmente con le mani, file di sepolture per ospitare le salme delle persone uccise nei raid israeliani. “Ho scavato la fossa del collega con le mie mani”, dice Hussein a Megaphonenews. “Capisci quanto è difficile? Ci lavori fianco a fianco e poi ti ritrovi a scavargli la tomba”.

Nell’inferno di Nabatiye, non solo roccaforte di Hezbollah ma anche cittadina che prima della guerra contava oltre 30mila abitanti e che è stata in larga parte distrutta, Hussein e la sua squadra hanno appena finito di preparare una trentina di sepolture, con altri corpi di dispersi ancora sotto le macerie in attesa di essere estratti e identificati.

Alcune frazioni della zona sono ancora irraggiungibili: “Ci sono famiglie che non riescono ad arrivare ai propri cari”. Il momento più duro, dice, è stato ricoprire di terra i corpi di compagni con cui al mattino aveva bevuto il caffè. “Per noi ogni giorno è guerra… è devastante perdere qualcuno mentre sei ancora lì con lui”.

Dal 2024 le organizzazioni libanesi e internazionali per i diritti umani, come Amnesty International e Legal Agenda oltre a numerosi media locali, denunciano la distruzione deliberata o collaterale da parte di Israele di cimiteri in tutto il sud. Quei luoghi di identità collettiva e memoria familiare vengono cancellati nel più ampio contesto di demolizione materiale delle località di confine, molte delle quali rase al suolo con la dinamite e con le ruspe.

Il villaggio di Mhaibib, fatto saltare in aria dall’esercito israeliano con esplosivi dopo l’evacuazione, ha visto devastato sia l’antico camposanto, adiacente a un santuario, sia quello moderno. A Blida e Ainata, cittadine di frontiera, secondo fonti di organizzazioni legali e giornalistiche della regione, i bulldozer israeliani hanno distrutto lapidi e sepolcri.

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Nel distretto di Marjayun testimonianze raccolte da osservatori locali riferiscono di tombe gravemente danneggiate e profanate dal passaggio dei mezzi militari pesanti. Il principio strategico che sta dietro a questa scelta, definita da più parti come deliberata, appare quello di creare una zona dove nessun abitante del sud del Libano, considerato in quanto tale un membro o un fiancheggiatore di Hezbollah, potrà o vorrà più tornare. Uno scenario ribadito più volte da esponenti del governo del premier Benjamin Netanyahu.

Ma per la Protezione civile di Nabatiye il lavoro continua. Hussein spiega che le autorità locali lavorano per organizzare la creazione di un nuovo cimitero. Ora parla in maniera asciutta, quasi distaccata: “Le misure sono standard, corsie di un metro e 40 cm, larghe due metri, separatori, pavimentazione e tutto il resto”. “Alla fine – sospira Hussein – verrà un bel lavoro”. (ANSA)

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