L’elenco delle fabbriche che chiudono definitivamente o ristrutturano o si riproducono all’estero de-localizzando (anche dopo aver preso abbondanti aiuti statali) e all’ordine del giorno in aumento
Ogni giorno se ne aggiunge una piccola, media o grande come l’ILVA ( si può ancora ritenere operativa oggi?), intere filiere si accartocciano su se stesse, tutto il comparto artigianale (in Italia il 65/70 % degli occupati è in ditte artigiane ) soffre, con migliaia di ditte al limite della bancarotta.
Niente di sconosciuto, ma molto di problematico!
Anche perché le cause sono diverse e trasversali, ma sostanzialmente per l’intervento devastante delle grandi banche, dei fondi finanziari globali che tracciano linee e demarcazioni su materiali, approvvigionamenti, introduzione della tecnologia x espellere manodopera e aumentare l’efficienza ed i guadagni per aumentare l’efficienza e la resa di profitto.
A cui si aggiungono i governi delle singole nazioni ormai diventati loro stessi una Grande Struttura finanziaria operativa che controlla i flussi dei migranti come ricatto, le condizioni del lavoro, le telecomunicazioni, e tutte le regole e le risorse per la spesa statale che anch’essa orienta e stabilisce criteri di decisioni sociali con relativo impatto sulla massa della popolazione.
Dunque due problemi pone il liberismo in generale, quello del “prima le imprese”, della “concorrenza che rende efficienza e benessere…”, ecc:
– ogni scelta dentro questo sistema è una scelta per “chi “ salvare che riguarda assolutamente una piccola elite che già è formata e stabilmente ai vertici, ogni altra illazione è una distorsione mediatica
– non c’è nessuna visione alternativa, almeno non nella sostanziale elaborazione dei partiti di “sinistra” o di destra, ma una unica adesione a priori alla narrazione generale della cultura del profitto perché a dx o sx il profitto d’impresa è diventato il mantra e addirittura trasferito sui beni comuni, sull’energia, sulla sanita privatizzati( detta così sembra ideologia, ma è la verità )
Come pare voglia cambiare questa società il governo meloniano e persino la sinistra di fede atlantica o delle regioni “rosse”?
Il TURISMO è l’etichetta appiccicata all’agenda Italia che tutto assorbe e raccoglie come “fonte di speranza” di occupazione espulsa dalle fabbriche in crisi e quindi di reddito che dovrebbe raccogliere risorse e linee di intervento
Ma qualcuno ha dato un occhio al reddito prodotto dal turismo in generale l’Italia le cui bellezze naturali sono solo un contorno alla disperazione di massa?
Il 70 % di chi lavora nel turismo è considerato lavoro povero!
Lo dicono i numeri della CGA di mestre, ente della CGIL che tra l’altro è responsabile di aver firmato molti contratti di categoria con cifre orarie interiori ai 7 euro lordi nel settore.
Credo che però sia pura dissolvenza culturale questa di analizzare le prospettive di questo governo coadiuvato da questo “campo Larghissimo”.
Di fatto significa che non c’è alcuna politica industriale di cui lo stato ed il governo abbiano progettato sviluppo e nessuna reale attività per mantenere il livello di occupazione o almeno del reddito, di chi ancora, ha la fortuna di lavorare come dipendente.
Lo diceva Rifkin nel suo libro “La fine del Lavoro” oltre trent’anni fa ed è ormai l’attualità mascherata solo dalla confusione mediatica imposta che non rende evidenza di dati oggettivi.
Il TURISMO non sarà mai il retroterra dell’espulsione di manodopera dalle fabbriche, ne la garanzia di poter campare per sempre lavorando in questa attività. Tra l’altro le varie confcommercio alzano litanie perché non si trovano persone capaci e competenti a fare lavori che sembrano banali come i camerieri, i baristi, gli addetti di sala, le guide turistiche, i promoter, ecc. Una attività che scomposta in cifre oltre gli airbnb, le grandi compagnie di turismo (MSC) raccoglie solo lavoro precario, a tempo determinato, in nero, con redditi bassi (spesso servono tre incarichi nella settimana per comporre uno stipendio medio per campare.). E’ in questa enorme quantità di lavoratori disagiati che “nasce il lavoro povero” e la soglia povertà è in un equilibrio instabile perpetuo al ribasso
Ora andrebbe poter affrontare discussioni serie fra militanti non fra addetti alla politica istituzionale su un aspetto, a mio parere utile: in Italia e in generale nel mondo c’è una quota molto importante di persone che spontaneamente si dedica al “VOLONTARIATO”.
Quello che viene chiamato welfare o terzo settore e sta assumendo ovunque un ruolo importante proprio per sopperire alle mancanze dei vari stati, dei governi.
Ce ne sono in ogni ordine e categoria: dalla cura a vari livelli nella sanità, al sostegno ai disabili, alla protezione civile in caso di calamità, ai VVFF, al trasporto di handicappati e malati, all’insegnamento di sostegno o della lingua, dal favorire inserimento sociale di migranti, dall’intervento in casso di attività sportive, alla carità ed alla cura di strati di poveri con la cucina di pranzi gratuiti, all’aiuto in gallerie d’Arte e musei, alla cura di boschi e verde comune, alla protezione di minori con case-famiglia, delle donne molestate o con violenze subite, alla cultura nel senso generale e generico, alle donne che devono gestira casa-figli e lavoro, ecc, ecc.
Ognuno può avere esempi di questo strato importante di gente che fa volontariamente e in maggioranza a titolo gratuito, queste e altre attività costituendo un serbatoio che in pratica dipende dalle scelte che lo stato e i governi non fanno più ( persino in USA nonostante i vari suprematisti e il KKK ci sono quantità enormi di attivisti in questo senso) garantendo la tenuta, per ora, in molti aspetti della società capitalistica.
Perchè a fronte di una netta diminuzione di posti di lavoro certi identificabili con numeri concreti e continuativi nelle fabbriche in crisi, per la concorrenza spietata finanziaria, per l’introduzione della tecnologia o dell’I.A. non si può pensare ad una diversa tassazione fiscale con prelievi a chi espellendo manodopera ha aumentato profitti alla sua azienda, di girare una quota di compensazione economica riconoscendo tutto quel lavoro “volontario” sfruttato?
Perchè si parla di ideologie, comunismo, fascismo o liberismo, ma non di concreta attuazione di un piano che deve nascere dalle macerie di questa società per ridare vita a chi sta ai bordi di default?
Pare fantascienza messa così, ma solo perché la politica istituzionale oggi non la vede come una possibilità che oggettivamente è una alternativa possibile a questa società così composta!
Certo butto lì l’argomento, ma non vedo ad oggi, neppure nelle decine di reti nazionali e locali, nella militanza ribelle al potere per fortuna ancora attiva, la consapevolezza, la possibilità di affrontare un argomento poco ideologico e molto pragmatico.
Nel 1995 Jeremy Rifkin aveva già, inascoltato, previsto soluzioni possibili per una transizione da questo capitalismo oppressivo dentro molte proposte per trovare risorse a questo fine, che oggi devono certamente essere riprese e rielaborate. L’evasione fiscale è da decenni intorno ai 100 miliardi/anno in Italia senza nessun aggiustamento se non in aumento e i soldi finiscono sempre nelle stesse mani di chi ne ha già di più, oltre allo spreco con grandi opere inutili e dannose.
Questo mentre lo stato rinuncia a fermare questa erosione e lascia passivamente esportare capitali a chi può farlo e favorisce ricche famiglie alla Berlusconi che non pagano tributi neppure per successioni miliardarie
Se cambia il lavoro, la sua natura, non ci si può sterilizzare su concetti vecchi formalizzandosi su storie di ideologia di classe e il dibattito mi pare già in ritardo su questi concetti o altri possibili. Sono certo che le capacità di elaborazione politica di tanta gente ancora onesta, capace e attenta può trovare formule per dipanare la questione con soluzioni che significano dare battaglia ai gestori della vita in Italia e forse nel mondo.
Gianni Gatti
Alessandria, 05/07/26