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7 Lug , 2026|Stefano Sylos Labini
Il governo Meloni ha esaltato la drastica riduzione del rapporto deficit/Pil che si è più che dimezzato dal 2023 al 2024. Ma qualcuno ancora crede che la forte riduzione del rapporto deficit/Pil sia stata conseguita grazie alle manovre del governo ?

E’ successo perché i crediti fiscali del superbonus essendo classificati come pagabili sono stati scaricati nei deficit del 2021/22/23. Poi le emissioni dei crediti fiscali sono crollate e il deficit si è più che dimezzato.
Ciò che risulta incomprensibile è che, nonostante l’avversione del governo Meloni alla moneta fiscale, le emissioni di crediti fiscali sono esplose nel 2023 generando la metà dei crediti totali del superbonus, che sono pari a circa 170 miliardi di euro. Eppure questi crediti sono generati e assegnati dall’Agenzia delle Entrate: come è possibile che AdE non abbia monitorato l’emissione dei crediti fiscali ?

Dunque il governo ha potuto sfruttare questo trucco contabile grazie alla nuova classificazione Eurostat che è stata pubblicata nel manuale MGDD del 2023 dove sono stati inventati i “crediti fiscali borderline”.
Per prima cosa bisogna sottolineare che si tratta di un manuale e non di un regolamento come il SEC2010. Inoltre la nuova classificazione presentata nel manuale MGDD è: 1. arbitraria, 2. in contrasto con il SEC2010, 3. verificabile solo ex post.
1. Arbitraria perché viene stabilito che se un credito circola aumenta la probabilità che sia sfruttato integralmente (non sia perso) e dunque si trasforma da non pagabile a pagabile con effetto immediato sul deficit.
Ebbene si può sostenere l’esatto contrario e cioè che se un credito fiscale non può circolare aumenta la probabilità che sia sfruttato integralmente. Se io ho una capienza fiscale di 50.000 perché dovrei richiedere per esempio 100.000 euro di crediti sapendo che non potendo cederli 50.000 li butterò nel secchio della spazzatura ? Prenderò solo i crediti che posso compensare e il resto dei lavori potrei farli in nero.
2. In contrasto con il SEC2010 perché nel SEC è stabilito che un credito fiscale è pagabile se dà il diritto al rimborso cash e non se può circolare. Non è questo il caso dei crediti fiscali del superbonus che non danno il diritto al rimborso in denaro da parte dello Stato.
3. Verificabile solo ex post perché la probabilità che i crediti siano sfruttati integralmente ovvero che solo una piccola parte venga persa, si potrà stabilire solo quando i crediti saranno portati in compensazione.
Così attraverso Istat e su impulso del governo, i crediti fiscali sono stati classificati come pagabili in Europa facendo esplodere il deficit negli anni 2021/22/23 con relativa procedura di infrazione scattata nel 2024, mentre in Italia gli stessi crediti vengono considerati come non pagabili perché lo Stato rifiuta di rimborsarli come è stabilito nel SEC2010.
In pratica è uscita fuori una doppia classificazione: una per l’Europa e l’altra per l’Italia. Tutto è avvenuto nel silenzio dei mass media, della tecnocrazia e dell’opposizione.
Se per la riduzione del rapporto deficit/Pil è stata alimentata una campagna propagandistica volta ad esaltare un risultato conseguito grazie ad un artificio contabile, nulla è stato detto sul crollo del rapporto debito/Pil nel periodo 2020/23 avvenuto quando erano in vigore i crediti fiscali trasferibili nell’edilizia.

Il crollo del rapporto debito/Pil è stato provocato dalla crescita vertiginosa degli investimenti nelle costruzioni che ha trainato la crescita del Pil: nel triennio 2021/23 il Pil è cresciuto più rapidamente del debito spingendo al ribasso questo rapporto. Ciò che non torna è la crescita molto bassa del Pil reale nel 2023 in rapporto alla crescita degli investimenti fissi lordi pari al 10,1%.

I risultati dei crediti fiscali trasferibili nell’edilizia potevano essere molto migliori se i governi Draghi e Meloni non avessero cercato in tutti i modi di ostacolare la circolazione di questi crediti. Ciò ha fatto impennare lo sconto finanziario riducendo l’afflusso di euro nell’economia e depotenziando l’effetto moltiplicatore. Non è stato compreso che gli effetti dei crediti fiscali vanno ben al di là dei lavori di ristrutturazione degli immobili andando ad esaurirsi nel momento in cui i crediti vengono portati in compensazione. La difficoltà di cedere e monetizzare i crediti fiscali ha provocato crisi di liquidità delle imprese edili, specialmente di quelle più piccole, bloccando i cantieri e creando grandi problemi ai committenti.
A partire dal 2024 le emissioni dei crediti fiscali trasferibili nell’edilizia sono crollate ed è diventato preponderante l’apporto del PNRR. Il PNRR si misura su almeno quattro livelli: il denaro trasferito da Bruxelles (ad oggi circa 166 miliardi), le risorse impegnate tramite gare e contratti (152 miliardi), la spesa effettiva pagata a imprese e fornitori (poco più di 113 miliardi) e, infine, le opere concluse. Al riguardo le opere più costose e strategiche, dalle infrastrutture ferroviarie agli ospedali fino a una parte consistente dell’edilizia scolastica, sono ancora nei cantieri.
Poi c’è l’impatto economico e finanziario. Ebbene la spinta del PNRR sull’economia italiana è stata molto deludente: dal 2024 il Pil è cresciuto dello zero virgola mentre il rapporto debito/Pil ha ripreso ad aumentare.
Essendo la parte maggioritaria del PNRR a debito (circa 123 miliardi di euro) a cui si aggiunge la spesa per interessi, la restituzione dei prestiti ricevuti dall’Europa si aggirerà intorno a 190 miliardi di euro il che costituirà un bel fardello sui conti pubblici fino al 2058, anno in cui avverrà il saldo del PNRR.
Per concludere, la spinta dei crediti fiscali trasferibili sarebbe potuta essere molto più potente se non ci fossero state le misure dei governi Draghi e Meloni volte ad ostacolare la circolazione dei crediti nell’economia. Ciò nonostante i risultati economico-finanziari in termini di investimenti, di crescita del Pil e di riduzione del rapporto debito/Pil sono di grande rilevanza. Invece l’apporto del PNRR è stato deludente: l’economia italiana è tornata in stagnazione e il rapporto debito/Pil ha ripreso ad aumentare.
Ora che il PNRR sta volgendo al termine bisogna pensare a nuove misure di finanziamento dell’economia italiana che sta subendo l’impatto dello shock energetico provocato dalla guerra in Iran. La Moneta Fiscale è la possibilità più rapida e concreta per rilanciare l’economia evitando di chiedere soldi in prestito sui mercati finanziari. Solo con la crescita sarà possibile ridurre il rapporto debito/Pil che rappresenta la nostra condanna dal Trattato di Maastricht siglato nel 1992. Di: Stefano Sylos Labini