«Alla fiera dell’est», da cantare a Trump e alla Nato

Dal blog https://www.remocontro.it

08 Luglio 2026 Ennio Remondino

Ancora nell’orecchio di molti la finta canzoncina per bambini. «Alla fiera dell’est, per due soldi un topolino mio padre comprò / E venne il gatto, che si mangiò il topo. E venne il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, …». Ad Ankara tanti illustri personaggi senza l’intelligenza innocenza di bambini, lo spunto del Manifesto che lancia l’idea

Alla fiera dell’Est

Cena di gala nella reggia del sultano turco, un presidente statunitense quasi sedato, al tavolo con l’ospite Erdogan, il presidente francese, il premier inglese e il cancelliere tedesco. E Meloni. Il turco li ha voluti tutti insieme per tentare di ricomporre i rapporti tra Washington e gli alleati. Trump, del resto, nel pomeriggio si era tutto sommato contenuto. Piccole frecciate rivolte a Meloni ma meno triviali e offensive del solito, ma di cui stiamo tutti parlando decisamente troppo. Meloni bersaglio più facile e meno amato per colpire l’intera Europa.

L’Europa di Trump

L’attacco di Trump stavolta è a tutto campo. «Sull’Iran Francia, Germania e Gran Bretagna ci hanno voltato le spalle. L’Italia ci ha voltato le spalle. E va bene così. Ma noi spendiamo centinaia di miliardi e loro per noi non ci sono? Guardano da un’altra parte?». L’irritazione non è posticcia rileva Andrea Colombo. «L’americano è davvero imbufalito con l’Europa tutta per la mancata partecipazione alla sua guerra e con l’Italia ha anche un conto più specifico aperto. Secondo la stampa americana all’origine della rottura c’è il rifiuto italiano di aderire al Purl, il programma di acquisto di armi americane per l’Ucraina. Il presidente lo avrebbe visto anche come segnale politico».

America in imbarazzo

Molta stampa estera segnala che ‘gli umori del sovrano’ non sarebbero condivisi dai suoi ‘alti ufficiali’. «Ma se l’irritazione di Trump è reale, è anche vero che il mercante della Casa Bianca la usa ora come arma negoziale nel suq che più gli sta a cuore: quello delle spese per la Difesa. Gli europei, oggi, faranno a gara per compiacerlo a parole senza doversi impegnare troppo, cercando di ritardare se non di evitare un ritiro americano che tutti danno per certo». L’Italia su quel fronte avrebbe ricevuto garanzie dopo l’incontro fra Crosetto e Hegseth. Alla Difesa ritengono che le cose non siano cambiate dopo il prolungato duello fra il presidente e la premier. Solo sceneggiata.

Problema vero, i soldi

La nota dolente restano i soldi. Su quel fronte l’Italia è completamente scoperta e in grave difficoltà politica della destra al governo. Roma parteciperà certamente al contributo di 140 miliardi per l’Ucraina, insistendo però perché in quella cifra venga compreso il contributo di 90 miliardi già deciso dalla Ue e soprattutto evitando l’acquisto diretto di armi. Mira a sostenere Kiev sul piano delle infrastrutture, o con mezzi bellici prodotti in Italia o coprodotti con altri paesi europei. Problemi di equilibri politici interni alla maggioranza

5% per la Nato entro il 2035

L’Italia vedrete che prometterà e garantirà ma senza aprire davvero i cordoni della borsa. Perché la priorità per il governo sono le elezioni del 2027 e non le può affrontare con l’accusa di buttare decine di miliardi in armi. Al vertice Nato ad Ankara Giorgia Meloni metterà sul tavolo una spesa militare pari al 2,8% del Pil: un balzo di circa 0,71 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Sembra un’accelerazione improvvisa, se si considera che fino all’anno scorso l’Italia stentava ad avvicinarsi al 2%, mentre la spesa reale era all’1,6%. Cosa è successo?

La crescita reale è minima, il resto è carta

Solo un trucco contabile nell’ambito delle nuove regole della Nato. Oltre alla spesa in caccia e cannoni (2,09% di Pil) sono state calcolate anche le spese per la «sicurezza interna»: la polizia, per esempio (0,71% di Pil). La base di questa distinzione deriva dall’accordo imposto da Trump al vertice Nato dell’Aia: entro il 2035 il 3,5% del Pil andrà alle spese militari «tradizionali», l’1,5% andrà alla «sicurezza allargata»: cyberdifesa, droni, sorveglianza satellitare, analisi dei dati, infrastrutture, militarizzazione della sicurezza e «dual use».

Tags:AnkaraNato

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