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19 Lug , 2026|Bruno Gravagnuolo
Ci sarà un motivo per il quale, in simultanea, Zelensky caccia sia il ministro della Difesa sia il capo dell’esercito. Non vi pare? E non vi pare strano che nessuno dei probi analisti e inviati che disinformano la pubblica opinione faccia a riguardo qualche considerazione sensata? Tutta corruzione, sospetti reciproci e rivalità? Mentre invece scrivono che l’Ucraina avanza e ribalta le sorti del conflitto?
A noi pare l’esatto contrario. Fedorov, dimissionato, era molto popolare ed efficiente. E ci hanno raccontato che sapeva infliggere colpi letali al nemico con droni strategici nel cuore della Russia. Non per caso Fedorov è amico di Karp, CEO di Palantir nonché partner di Stato di Musk, Microsoft e Starlink. Aveva digitalizzato la macchina burocratica, allestito un sistema di droni collegati ai satelliti, ai radar e alle squadre, incentivate da premi in denaro e riserve in più a seconda dei target colpiti. E aveva consentito di allentare la pressione sui coscritti reclutati a forza. Evidentemente, malgrado tutto, i successi non sono abbastanza, benché l’integrazione militare-industriale con la NATO abbia fatto dell’Ucraina una potenza occidentale vera e propria: Euro-NATO essa stessa sul campo e con bandiera di Kiev.
Poi c’è la destituzione in corso di Syrsky, il comandante in capo nel Donbass. Dopo Zaluzny cacciano anche lui. Strano. Ruba? Non funziona? Propendiamo per la seconda delle due. In realtà il dissenso tra i due è molto chiaro. Fedorov puntava sui droni a lungo raggio. Il generale invece sui proiettili a corto raggio nella guerra di posizione. Dal che sono derivati mancati appalti alle lobby della guerra di trincea, con sospensione di ordini per 100 milioni di proiettili da 155 millimetri, come riferisce Ukrajnska Pravda.
Insomma, il saldo di successi e sconfitte non è positivo col passare del tempo sul fronte, se cacciano il ministro della Difesa e il comandante in capo. È evidente che Kiev arretra e le sortite in campo avverso o sono neutralizzate o non compensano le perdite. O entrambe le cose. In realtà, sia pure a fatica, la Russia avanza e Zelensky è in un vicolo cieco, e manda all’aria la verticale del potere esecutivo sul campo di guerra. Che necessita di uomini, aviazione, missili Patriot o Taurus, che non ha. Ancora, almeno.
Ultima notazione. Da segnalare un’intervista, sempre su Ukrajnska Pravda, di Cavo Dragone, capo europeo della NATO ed ex capo di Stato maggiore italiano. Dice due o tre cose interessanti. La prima è: non si può immaginare la sconfitta e nemmeno l’arretramento della Russia. Punto fermo. Dobbiamo sforzarci di concepire una pace possibile come NATO. Come NATO, lì. Guerra NATO, quindi, non (solo) patriottica! Faremo tesoro dei droni ucraini, aggiunge, con joint venture ed esercitazioni comuni. Oggi siamo ancora indietro e ci vuole un antemurale con riarmo al 5 per cento verso la Russia, confine europeo della NATO. Visto che, conclude Cavo, “ormai, comprensibilmente, gli alleati USA hanno da fare nel Pacifico”. Non sono i russi a dirlo. Non è propaganda putiniana. Sono loro a enunciare la teoria dell’antemurale a est, di Kiev punta di lancia armata antirussa nel complesso militare-industriale UE. E infine della NATO stessa come controparte bellica della Russia. Non i “willing”, badate, e non la UE. La NATO vera e propria. E qui con Cavo Dragone è NATO Euro-America che parla.
Tirate voi le conclusioni. Le mie sono queste. Stanno perdendo una guerra voluta e diretta da loro. Vogliono trattare, ma non sanno come e quando. Vogliono riarmarci con 6.800 miliardi e hanno deciso a Washington, più che a Bruxelles. Prima con Biden, poi con Trump, che fa due parti in commedia: pace/rearm a spese nostre. Un intreccio ben preciso tra oligarchie energetiche e militari. Che ha ispirato sia il rapporto Draghi sulla competitività, sia il Rearm Readiness di von der Leyen e Kubilius, approvato nel marzo 2025 ad Amsterdam dal Consiglio UE e tradotto in road map, nella stessa occasione, dall’Agenzia europea per la difesa. Tesi: per respingere la minaccia russa occorre essere pronti entro il 2035 con il 5 per cento della spesa militare sul PIL.
Al contempo l’amico americano manda a dire che non vuole barriere alla carne con ormoni e alle vetture con garanzie europee di sicurezza. E continua l’invasione di shale gas e di commesse in armi USA, al 64 per cento del mercato. Ora vi è un po’ più chiaro il motivo per cui ci vuole opposizione geopolitica alla guerra? E a questa Europa? Così. Trasformare la guerra mondiale in lotta civile per la pace, il lavoro e la democrazia. Suona un po’ retrò? Forse, ma può funzionare come idea-forza per avviare un nuovo corso in Italia e in Europa. Di: Bruno Gravagnuolo
Sottoscrivo pure le virgole. 🙏
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