Il documento approvato il 12 luglio e altri materiali

Dal blog https://insorgiamo.org/11-12-luglio-2026/

💥

 I materiali approvati dall’assemblea dell’azionariato popolare del 12 luglio sono online (ENGLISH BELOW). Li trovate a questo indirizzo: 

Dove, oltre al testo integrale presentato all’assemblea, trovate a questi due link:

Form delle competenze solidali: puoi dare una mano al piano industriale anche attraverso le tue competenze

Sintesi nuovo Business Plan

Ecco i 13 punti messi in votazione alla fine dell’assemblea

Il rischio è alto, ma non c’è più tempo: salpiamo

1. L’assemblea del 12 luglio approva l’avvio della direttrice cargobike del piano industriale della cooperativa GFF, con la conseguente individuazione di una sede idonea all’avvio della produzione.

2. Dà quindi mandato affinché i fondi raccolti prima su Ener2Crowd e poi su Produzioni dal Basso vengano prelevati e trasformati in adesioni delle socie e dei soci finanziatori della cooperativa.

3. Si tratta di un passaggio importante, delicato, carico di potenziali rischi, ma ormai non più rinviabile.

4. Nasce così, a tutti gli effetti, l’Assemblea delle socie e dei soci finanziatori (che chiameremo Assemblea dell’azionariato popolare), con diritto di discussione e di voto sul futuro della cooperativa GFF.

5. Sta a noi fare in modo che questo processo non si riduca a una delega passiva o a un rapporto di natura meramente economica. Questo passaggio dovrà essere l’embrione di una fabbrica socialmente integrata e il motore di un mutualismo permanente e conflittuale. Altrimenti, non sarà nulla.

6. In poche parole, non salpiamo con il mercato, ma contro il mercato. Salpiamo per costruire un nuovo conflitto con il capitale e con i suoi meccanismi, nella consapevolezza che, quanto più crescerà l’equipaggio nella produzione, tanto più dovranno crescere gli equipaggi sociali: quelli impegnati nella lotta per la riconversione ecologica e contro l’economia del riarmo.

7. Il passaggio cooperativistico è soltanto una delle tappe di questi cinque anni di lotta. È uno degli strumenti di cui una lotta operaia ha dovuto dotarsi in un corpo a corpo interminabile con un capitale che fugge, delocalizza, ricatta, specula e aggira ogni vincolo. Siamo pienamente dentro la tradizione delle lotte argentine e brasiliane, e dei movimenti che hanno fatto propria la parola d’ordine: «occupare, resistere, produrre».

8. Il piano industriale non avrebbe dovuto partire così, né con un ritardo tanto grave. Nell’ottobre 2024 avevamo dato un mese di tempo alla politica perché impedisse che il piano marcisse. Non hanno mosso un dito. Al contrario, la vicenda del Consorzio Industriale Pubblico si è trasformata in un vero e proprio paradosso.

9. Il piano che oggi ci accingiamo ad avviare ha attraversato una quantità enorme di rielaborazioni, spesso faticosissime, fino a essere praticamente ribaltato. Saremo costretti a partire dalla fine per poter tornare all’inizio.

10. La reindustrializzazione dal basso era nata per togliere ogni alibi a chi sosteneva che esistesse una «fabbrica senza piano industriale». Ben presto è diventato evidente il contrario: avevamo un piano industriale senza più una fabbrica. La fabbrica era stata trasformata in un complesso immobiliare.

11. Non siamo stati licenziati e di conseguenza abbiamo lasciato dietro di noi una fabbrica vuota. Siamo stati licenziati per svuotare la fabbrica. Quello che per noi è un vuoto, per il capitale rappresenta la possibilità di riempire fino in fondo la propria natura speculativa.

12. Per riaprire la fabbrica avevamo elaborato un piano che partiva dalla linea industriale dei pannelli fotovoltaici e sviluppava attorno ad essa le altre attività: installazione, riciclo e cargobike. Le cargobike avrebbero dovuto rappresentare il settore più piccolo del progetto.

13. Oggi, invece, siamo costretti a percorrere la strada opposta: prima le cargobike, poi, forse, l’installazione, quindi il riciclo e, infine, la linea industriale di produzione. Non è la stessa cosa e non sarà né facile né scontato.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.