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25 Luglio 2026 Piero Orteca
Situazione sempre più incendiaria in Cisgiordania, dove i coloni vengono utilizzati dal governo Netanyahu come ‘truppe d’assalto’ per provocare e poi abbattere la resistenza palestinese. Sempre nuovi insediamenti ad alzare la tensione, un alibi per l’annessione pre elettorale vincente?
Verso l’intervento militare
Ci siamo quasi. Con la perfetta applicazione di un piano strategico che, a questo punto, possiamo chiamare “Modello Nablus”, il governo Netanyahu si appresta a scatenare una nuova offensiva militare in Cisgiordania, utilizzando le forze regolari dell’esercito. Si tratta di una scelta meditata da lungo tempo e adesso maturata come “opportunità”, viste l’incapacità e la goffaggine diplomatica di Donald Trump.
Gli eventi di queste ultime ore certificano le nostre affermazioni. Proprio venerdì, come annuncia il quotidiano Haaretz, l’esercito israeliano “ha annunciato il rafforzamento delle truppe in Cisgiordania, in vista di un’operazione su vasta scala, a seguito degli scontri tra israeliani e palestinesi vicino a Nablus, in cui sono rimasti uccisi due israeliani e quattro palestinesi, e nel contesto dei preparativi per una possibile escalation con l’Iran”.
Ma non è finita qua. I soldati dell’IDF, ansiosi di acciuffare i combattenti palestinesi feriti negli scontri, hanno dato l’assalto all’ospedale di Nablus, seminando il panico tra i ricoverati e trasformando i vari reparti di degenza in un backstage da film di guerra. Due miliziani feriti sarebbero stati arrestati.
“Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) – spiega Haaretz – affermano che attualmente ci sono 126 avamposti in Cisgiordania, che l’esercito sta faticando a proteggere e che, pertanto, due settimane fa hanno deciso di ritirare le truppe da altri fronti – Libano e Gaza – e di ridispiegarle in Cisgiordania”.
Annessione ed elezioni
La notizia è grossa e va certamente interpretata, perché sguarnire altri fronti (a cominciare da quello nord, che in questo momento è particolarmente sotto pressione), per Israele, significa prendere delle decisioni che hanno una portata di lungo periodo. Per cui, la spinta politica, in vista delle elezioni autunnali, ad azzardare qualche mossa propagandistica, da parte di Netanyahu, deve essere tenuta in considerazione.
Col subbuglio provocato dalla crisi iraniana, una bella annessione a sorpresa di Giudea e Samaria (cioè della Cisgiordania) per “Bibi” potrebbe essere una carta vincente, un vero asso elettorale nella manica. Ed è chiaro che va in questa direzione il “Modello Nablus”: usare i coloni come vere truppe d’assalto, per provocare i residenti palestinesi, tormentarli e indurli a fuggire o a reagire. In quest’ultimo caso, i militari israeliani, sempre in assetto di guerra, sono pronti a intervenire per finire il “lavoro” cominciato dagli attivisti ebrei più esagitati.
Per quanto riguarda l’emergenza attuale, riferisce Haaretz, l’esercito ha imposto il blocco totale di Nablus e ha avviato un’operazione su vasta scala nella città e nei villaggi vicini, anche con l’imposizione del coprifuoco. “Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz – fa inoltre sapere il giornale – hanno dichiarato di aver incaricato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) di accelerare la legalizzazione delle fattorie e degli avamposti in Cisgiordania e di crearne di nuovi a seguito dei recenti scontri nella zona di Nablus”.
Prove generali di pulizia etnica
La situazione in tutta la Cisgiordania è diventata insostenibile già da anni, ma si è fatta decisamente esplosiva negli ultimi mesi. Tutto fa pensare che ci sia un disegno, a volte fin troppo chiaro, per utilizzare i coloni ebrei come “testuggine” per abbattere le mura della resistenza palestinese. Appunto quello che abbiamo definito “Modello Nablus”. Come scrive Haaretz, in una coraggiosa inchiesta, a giugno “decine di coloni hanno devastato diversi villaggi della Cisgiordania, tra cui Burqa, Jalud, Sinjil ed Ein ad-Duyuk, quest’ultimo sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. Hanno incendiato uliveti, vandalizzato case, tagliato cavi elettrici e attaccato i residenti, affermando in seguito che alcuni incendi erano stati appiccati da palestinesi”. Matan Golan riferisce: “In una serie di attacchi avvenuti in Cisgiordania, decine di coloni israeliani hanno appiccato il fuoco a terreni palestinesi, lanciato pietre contro i residenti e ferito almeno una persona, secondo quanto riferito da testimoni oculari. Alcuni coloni avrebbero appiccato il fuoco a un uliveto alla periferia del villaggio di Burqa, vicino Ramallah. Le immagini riprese sul posto mostravano del fumo che si levava da un appezzamento agricolo vicino ad alcune abitazioni, dopodiché si vedevano giovani palestinesi lanciare pietre contro i coloni presenti nella zona. In seguito, soldati israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio e, secondo quanto riportato, hanno arrestato dieci palestinesi. Sono stati segnalati anche incendi dolosi nei villaggi di Jalud, Kafr Malik e Turmus Ayya, nella Cisgiordania centrale”.
Ancora e sempre Netanyahu
Ecco come l’analista israeliano Amos Harel, di Haaretz, giudica gli ultimi incidenti verificatisi in Cisgiordania: “Molti, sul fronte israeliano, desiderano e cercano attivamente una grave escalation in Cisgiordania. Le loro motivazioni riflettono due interessi sovrapposti: la speranza che la crescente violenza inneschi alla fine uno scontro più ampio, consentendo a Israele di smantellare l’Autorità Palestinese e impadronirsi con la forza di ampie porzioni della Cisgiordania; e il desiderio di creare un’emergenza di sicurezza in vista delle elezioni del 27 ottobre, in modo da far uscire dall’agenda politica la responsabilità del governo Netanyahu per gli errori che hanno portato al massacro del 7 ottobre”.