#TERRORISTI DI STATO

Dal blog alessandramaffilippi@substack.com

M.Alessandra Maf Filippi 17 agosto 26

Terroristi di stato israeliani sequestrano un carico d’acqua destinato alle famiglie assediate dalle bande criminali di escursionisti israeliani. Sullo sfondo, una delle case palestinesi cinte d’assedio dagli uni e dagli altri.

L’ecosistema della sopraffazione ha prodotto due nuove specie: Hyaena colonialis e Praedator militaris. Una aggredisce, l’altra protegge l’aggressore. È la nuova frontiera dell’abisso israeliano.

La realtà è sotto gli occhi di tutti. Nell’ecosistema della sopraffazione israeliana sembrano essersi ormai sviluppate due nuove specie, perfettamente simbiotiche, per le quali oggi lancio due neologismi tassonomici: Hyaena colonialis e Miles colonialis. La prima aggredisce, devasta, incendia, espelle, uccide. Il secondo presidia, protegge e, quando il palestinese tenta di difendersi, interviene neutralizzandolo. I modi sono vari e non basterebbe un tome per elencarli tutti.

Nelle ultime ore, in Cisgiordania, due palestinesi sono stati feriti da colpi d’arma da fuoco e altri otto sono stati picchiati a Hebron, durante scontri con coloni e soldati israeliani. A riferirlo è la Mezzaluna Rossa palestinese.

Le milizie terroriste, altrimenti note come Forze di Difesa Israeliane (IDF), sostengono che “due civili israeliani siano rimasti feriti dal lancio di pietre” e che i soldati abbiano aperto il fuoco contro due “sospetti palestinesi che si erano radunati intorno alle truppe e avevano tentato di attaccarle”. Secondo i sanitari, uno dei palestinesi feriti, un uomo sulla sessantina, è stato colpito alla schiena e a una mano. Un secondo uomo, sulla quarantina, è rima sto anch’egli ferito.

Bassam al-Jaabari, fratello di uno dei feriti, Nasser, ha raccontato ad Alam Radio che decine di coloni, esemplari perfetti di quella che abbiamo appena definito Hyaena colonialis,hanno preso a sassate la casa del fratello, infranto i finestrini delle automobili parcheggiate nelle vicinanze e tentato di incendiarle. “Mentre cercavamo di impedire ai coloni di dare fuoco ai veicoli, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro mio fratello Nasser e suo figlio”, ha raccontato al-Jaabari.

Secondo la sua testimonianza, le milizie terroriste dello Stato ebraico, insieme alle bande di criminali, altrimenti noti come “coloni” e ultimamente definiti anche “escursionisti”, avrebbero anche impedito alle ambulanze di raggiungere e soccorrere i feriti, che sono stati costretti a lasciare “sanguinare per oltre 40 minuti”. Tutt’ora, mentre scrivo, non sa ancora quali siano le sue condizioni.

Non è un episodio isolato. È uno dei tanti che si verificano quasi ogni ora.

E questo malgrado un’operazione militare israeliana vada avanti da diversi giorni e, in teoria, molto in teoria, abbia come scopo quello di sgomberare avamposti illegali sorti nei pressi di due villaggi palestinesi. La perplessità è d’obbligo, visto che questi “escursionisti”, bande di terroristi, criminali, delinquenti, razzisti, infami, protetti dal governo a cui vanno estese le definizioni precedenti, non hanno mai smesso di imperversare come sciacalli nella zona e di aggredire con fare animalesco gli abitanti e le loro proprietà, distruggendo e devastando tutto quello che trovano.

Sempre durante il fine settimana è proseguito l’assedio delle due abitazioni palestinesi tagliate fuori dal resto del villaggio di Qusra, senza acqua e senza luce da oltre una settimana. Come in un loop, i coloni hanno tentato di ristabilire l’avamposto che le isolava, i militari israeliani hanno finto di intervenire allontanandoli, salvo poi permettere loro di continuare a muoversi all’interno dell’area, già dichiarata zona militare chiusa. Classica tattica replicata ovunque e che ha come scopo quello di salvare la faccia di fronte al resto del mondo metà del quale continua, ancora, stomachevolmente, a invocare la soluzione due popoli due stati.

Soldati israeliani pattugliano Hebron, nella Cisgiordania occupata, durante il corteo settimanale dei coloni, all’inizio di agosto. Tutti mascherati, esattamente come qualunque milizia terrorista.

Come se non fosse già abbastanza così, sabato mattina, decine di attivisti appartenenti a diverse organizzazioni della sinistra israeliana hanno cercato di rompere l’assedio e raggiungere le due famiglie palestinesi per portare loro rifornimenti e sopratutto cibo. Fra loro c’era anche il deputato della Knesset Ofer Cassif. I soldati israeliani hanno impedito loro di entrare, richiamandosi a un ordine militare. Cassif ha poi riferito di essere riuscito a raggiungere le abitazioni soltanto dopo l’intervento del capo della Guardia della Knesset.

La sequenza è raccontata anche da Haaretz.com ed è difficilmente contestabile: i coloni assaltano case e automobili palestinesi e tentano di incendiarle; quando i palestinesi cercano di impedirlo, intervengono i soldati e sparano contro i palestinesi. Le ambulanze vengono ostacolate. Gli stessi coloni possono continuare a muoversi persino in una zona dichiarata militarmente chiusa, mentre un parlamentare israeliano che cerca di portare aiuti alle famiglie palestinesi viene fermato dall’esercito.

Eccolo, l’ecosistema della sopraffazione.

Hyaena colonialis aggredisce. Praedator militaris protegge l’aggressore. L’una non potrebbe prosperare con altrettanta impunità senza l’altro. La Cisgiordania è il luogo nel quale questa simbiosi mostra più brutalmente il proprio funzionamento; ma Israele è e resta il sistema politico e istituzionale che ha generato entrambe le specie e consente loro di prosperare.

I militari che vediamo operare nei territori occupati, infatti, non costituiscono un corpo estraneo alla società israeliana: terminato il servizio attivo, tornano civili, pur continuando per decenni a essere richiamabili come riservisti. Quelli che qui ho chiamato la specie Praedator militaris si tolgono semplicemente l’uniforme e tornano a casa, dentro quella stessa società dalla quale provengono e nella quale continuano a vivere. Quando la reindossano, è anche attraverso di loro che lo Stato esercita la propria autorità nei territori occupati.

Per questo parlare soltanto di “violenza dei coloni” è ipocrita, oltre che insopportabile.

Quella di fronte alla quale ci troviamo è la violenza di un intero apparato statale che protegge chi aggredisce e colpisce chi resiste.

E c’è un solo modo per definirlo: terrorismo di Stato.

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