Israele rilancia la colonizzazione di massa della Cisgiordania: 4 Paesi UE chiedono lo stop

Dal blog https://www.lindipendente.online

21 Agosto 2026 Dario Lucisano

Il Ministero dell’Edilizia israeliano ha pubblicato un bando di gara per la costruzione di oltre 1.200 unità abitative nell’area di Gerusalemme. Il bando rientra nel maxi-piano di insediamento E1, che prevede la costruzione di oltre 3.000 unità abitative tra Gerusalemme Est e la colonia di Maale Adumim che spaccherebbero a metà la Cisgiordania.

Per la sua portata, il progetto è da anni fortemente contestato dalla comunità internazionale, che anche questa volta ha espresso la propria opposizione al suo avanzamento. Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno diffuso una dichiarazione congiunta, successivamente sottoscritta anche da Paesi Bassi, Canada e Norvegia. «Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali», si legge nel documento.

Parole forti a cui tuttavia non sono seguite misure concrete per fermare l’espansione degli insediamenti. Per ora, Francia e Regno Unito sono stati gli unici a prospettare sanzioni, minacciandole contro chiunque «partecipi all’espansione illegale degli insediamenti».

«Per la prima volta, lo Stato invita gli appaltatori a presentare proposte per la costruzione nel distruttivo insediamento E1». Così la ONG israeliana Peace Now ha commentato il nuovo passo avanti compiuto dalle autorità israeliane verso la realizzazione del piano di insediamento E1.

Il bando consente di presentare proposte per la costruzione di 1.234 unità abitative, sulle circa 3.400 previste complessivamente nell’area. «Si tratta di una transizione da piani e dichiarazioni a una fase pratica sulla via della realizzazione del piano», denuncia Peace Now.

«Nel pieno della campagna elettorale, il governo sta cercando di trasformare in realtà la visione di annessione della destra dei coloni e di legare le mani al prossimo governo». Le aziende avranno tempo fino al 19 ottobre, otto giorni prima delle elezioni, per presentare i propri progetti nell’ambito del piano E1.

Il piano di insediamento E1 (sigla che sta per East 1) prevede la costruzione di 3.412 abitazioni all’interno di un’area di 12mila dunam (corrispondenti a 12 chilometri quadrati) a nord e a ovest della strada che collega Gerusalemme a Maale Adumim (a 6km da Gerusalemme), una delle colonie più estese e popolate della Cisgiordania.

Il progetto prevede l’edificazione di tre quartieri residenziali e aree destinate a commercio, industria e alberghi. L’area designata collegherebbe giuridicamente e urbanisticamente la parte orientale di Gerusalemme a Maale Adumim, isolando i quartieri palestinesi di Gerusalemme Est dalle aree della Cisgiordania non occupate, e separando di fatto Betlemme, la stessa Gerusalemme Est e Ramallah.

La zona interessata è abitata da 18 comunità beduine che rischierebbero di venire sfollate. Finora sono stati pianificati due quartieri residenziali, dove Israele costruirebbe le oltre 3.000 abitazioni in programma; il terzo quartiere residenziale, che collegherebbe gli altri insediamenti a Gerusalemme, e la zona commerciale-industriale sono congelati per motivi urbanistici.

Il bando aperto da Israele riguarda uno dei due quartieri previsti dal piano. E1 fu formalizzato nel 1994 come ampliamento della municipalità di Maale Adumim, amministrativamente riconosciuta come città a partire dal 1991. La pianificazione proseguì a singhiozzi per oltre vent’anni: nonostante la costruzione di qualche infrastruttura minore e la sporadica elaborazione di piani di realizzazione, il progetto rimase sostanzialmente congelato fino al 2012 a causa della forte opposizione internazionale.

A dicembre di quell’anno, il governo Netanyahu diede istruzioni per la pubblicazione ufficiale dei due quartieri residenziali per la revisione pubblica, ma le proteste portarono a un nuovo arresto delle procedure. Alla vigilia delle elezioni del 2020, lo stesso Netanyahu riavviò formalmente il processo pubblicando i piani per la fase di consultazione. Nell’ottobre del 2021, sotto il governo Bennett‑Lapid, si tennero due audizioni pubbliche, ma la terza udienza, prevista a gennaio 2022, fu rinviata su pressione statunitense.

Nel 2023, il sesto governo Netanyahu (che seguì all’esecutivo Bennett-Lapid) rilanciò nuovamente il piano tentando di convocare la terza audizione. Le udienze furono nuovamente rinviate, ma dopo l’escalation del 7 ottobre il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich rilanciò con forza il progetto. Lo scorso anno, il governo Netanyahu lo ha nuovamente approvato.

L’obiettivo dichiarato è impedire la nascita di uno Stato palestinese. Lo ha ribadito lo stesso Smotrich in una dichiarazione con cui ha contestato la minaccia di provvedimenti annunciata dal Regno Unito.

Londra, insieme ad altre capitali europee, ha condannato la nuova spinta alla realizzazione del piano, limitandosi tuttavia a prospettare possibili sanzioni contro individui non meglio specificati che promuovono la colonizzazione della Cisgiordania; anche il Canada e le Nazioni Unite hanno condannato l’avanzamento del piano.

Da anni la comunità internazionale tenta di frenare l’espansione degli insediamenti israeliani attraverso pressioni diplomatiche e minacce di sanzioni, ma dal 7 ottobre queste iniziative non sembrano aver scoraggiato le politiche israeliane. Oltre a E1, infatti, Israele sta portando avanti numerosi altri progetti volti a riconoscere o ampliare le colonie in Cisgiordania.

Proprio all’inizio di agosto, l’Autorità fondiaria israeliana ha lanciato una nuova gara d’appalto per la costruzione di 627 alloggi nella colonia di Kochav Yaakov, situata nel Governatorato di Ramallah e Al-Bireh. Anche questo progetto, come E1, assume particolare rilevanza per la sua posizione tra la parte settentrionale di Gerusalemme e le città di Ramallah e Al-Bireh.

La costruzione delle nuove abitazioni, infatti, «amplierà l’impronta urbana della colonia» e «rafforzerà i suoi collegamenti con la rete circostante di colonie e strade», aggravando «la separazione tra Gerusalemme e i suoi dintorni palestinesi da un lato, e il Governatorato di Ramallah e Al-Bireh dall’altro».

Avatar photo

Dario Lucisano

Si occupa di politica estera e sicurezza internazionale con particolare attenzione all’Asia Occidentale. Affianca all’attività giornalistica la consulenza in ambito geopolitico e ha partecipato a incontri sulla questione palestinese. Scrive per L’Indipendente dal 2023.

1 Comment

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.