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26 Agosto 2026 Enrica Perrocchietti
Mario Draghi torna in campo, questa volta alla guida di un think tank che riunisce banchieri, grandi imprenditori, tecnocrati ed economisti di orientamento prevalentemente liberale. Si chiama Rhine Group e si propone di trasformare in azione politica le indicazioni contenute nel rapporto sulla competitività europea presentato dall’ex presidente della BCE nel 2024. A condividere la presidenza sarà Patrick Collison, miliardario irlandese, cofondatore e amministratore delegato del colosso dei pagamenti digitali Stripe.
Nessun incarico istituzionale, dunque, ma una struttura privata che punta a lavorare “sul futuro dell’Europa”, orientando Bruxelles sulle riforme da adottare e che riunirà a porte chiuse alcuni dei protagonisti più influenti della finanza, dell’industria tecnologica, dell’accademia e delle istituzioni continentali.
Il gruppo prende il nome dal Reno, il fiume che attraversa il cuore industriale del continente, e muove da una diagnosi severa: l’Europa cresce poco, investe meno dei concorrenti e perde terreno nella competizione con Stati Uniti e Cina. Delle cinquanta maggiori aziende tecnologiche mondiali, sottolinea il manifesto del Rhine Group, soltanto quattro sono europee.
Se la stagnazione dovesse proseguire, il continente rischierebbe di non riuscire più a finanziare difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, transizione climatica e protezione sociale. Le condizioni che per decenni ne hanno sostenuto la prosperità – commercio internazionale regolato, energia relativamente economica e ombrello militare americano – sarebbero ormai venute meno: «Il modello di crescita europeo sta svanendo e siamo sempre più in balia di eventi esterni che non controlliamo», avverte il gruppo.
La cura riprende l’agenda tracciata da Draghi: mobilitare centinaia di miliardi di investimenti, ridurre la frammentazione normativa, rafforzare il mercato dei capitali, favorire la crescita delle imprese e colmare il ritardo nelle tecnologie strategiche. «L’alternativa è fare ciò che l’Europa ha fatto in passato: competere, costruire e tornare a crescere», recita il motto dell’organizzazione. La competitività viene così elevata da obiettivo economico a condizione necessaria per preservare il modello sociale europeo, facendo coincidere la salvezza del welfare con l’adozione delle riforme indicate da Draghi.
Accanto a Draghi e Collison compare, nel ruolo di direttore esecutivo, Luis Garicano, economista della London School of Economics ed ex vicepresidente del gruppo liberale Renew Europe al Parlamento europeo.
La platea dei membri restituisce, però, la vera misura dell’iniziativa.
Ne fanno parte Andrea Pignataro, fondatore e amministratore delegato del gruppo finanziario e tecnologico Ion; Luca Ferrari, cofondatore e amministratore delegato di Bending Spoons; Niklas Zennström, cofondatore di Skype e oggi alla guida della società di venture capital Atomico; Tobi Lütke, cofondatore, presidente e amministratore delegato di Shopify; Sebastian Siemiatkowski, cofondatore e amministratore delegato di Klarna; Michael Miebach, amministratore delegato di Mastercard, e Carlos Torres Vila, presidente del colosso bancario spagnolo Bbva. Ci sono poi Vittorio Colao, già amministratore delegato di Vodafone e oggi vicepresidente per l’area Emea di General Atlantic; l’ex ministro francese Bruno Le Maire, attualmente consigliere speciale del consiglio di amministrazione di Asml; l’ex presidente estone Toomas Hendrik Ilves e Alexis Kohler, già segretario generale dell’Eliseo e oggi vicepresidente esecutivo e presidente dell’Investment Banking di Société Générale. Il mondo accademico è rappresentato, tra gli altri, dai premi Nobel per l’Economia Bengt Holmström e Philippe Aghion, dall’economista ed ex dirigente della BCE Lucrezia Reichlin, da Francesco Giavazzi e da Pierre-Olivier Gourinchas, già capo economista del Fondo monetario internazionale e tornato nel luglio 2026 all’Università della California a Berkeley.
Completano l’elenco esponenti dell’editoria internazionale come Roula Khalaf, direttrice del Financial Times, e Zanny Minton Beddoes, direttrice dell’Economist.
Il Rhine Group produrrà studi e riunirà i propri membri per discutere le riforme europee secondo la Chatham House Rule: le informazioni ricevute potranno essere utilizzate, ma non sarà consentito rivelare l’identità o l’affiliazione di chi le ha fornite. Il think tank non dispone di poteri formali né rappresenta le istituzioni comunitarie, ma nasce per sostenere esplicitamente la cosiddetta “agenda Draghi” e trasformare le sue proposte in decisioni concrete.
È questo l’aspetto politicamente più significativo: mentre ai cittadini europei viene chiesto di guardare oltre le «preoccupazioni quotidiane» verso un presunto destino comune, una ristretta cerchia di banchieri, miliardari, tecnocrati e accademici si prepara a definire, lontano dal dibattito pubblico, quali siano le scelte necessarie per raggiungerlo. L’obiettivo dichiarato è evitare il declino dell’Europa.
Resta da capire, però, quale Europa si voglia costruire, quali interessi saranno considerati prioritari e, soprattutto, quanto spazio resterà alla politica democratica se a dettarne l’agenda saranno coloro che già dispongono delle risorse e dell’influenza necessarie per orientare le cancellerie europee, mantenendo ancora una volta la regia lontano dallo sguardo dei cittadini.

Enrica Perucchietti
Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.