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Redazione 27 Agosto 2026
Ecco come con le reti fredde si può fare teleriscaldamento senza sprecare calore per strada, lasciando a ogni edificio l’ultimo, decisivo passo.
Teleriscaldamento sì! Ma con l’acqua fredda! L’avvento delle reti fredde
Teleriscaldamento classico = rete calda:acqua a 80-130°C prodotta da una centrale unica, spesso a cogenerazione o biomassa, e distribuita con tubi in acciaio pesantemente isolati. Perde per strada circa tra il 10 e il 20% dell’energia come calore disperso nel terreno.
Rete fredda = anergia / 5GDHC: acqua a temperatura neutra, 10-30°C. Non trasporta “calore pronto all’uso”, trasporta solo energia a bassa temperatura da potenziare poi in ogni edificio con una piccola pompa di calore.
Ed è proprio questo che la rende più efficiente e più economica.
Perché è più efficiente
1. Perdite di rete quasi azzerate. Se il tubo viaggia a 20°C e il terreno è a 12-15°C, il delta T è minimo. Non serve isolamento spinto e le perdite scendono sotto il 2-3%. Nelle reti calde devi mantenere 80-130°C tutto l’inverno.
2. Può mangiare qualsiasi scarto termico. Una rete calda ha bisogno di fonti molto potenti e molto calde perché sia conveniente. Una rete fredda può essere alimentata in modo decentralizzato anche da fonti piccole e tiepide: calore di scarto di supermercati, data center, acque reflue, falda, geotermia superficiale, solare termico. Come dicono ENEA ed EU: le reti neutre da 15-30°C nascono proprio per sbloccare calore residuo e rinnovabili altrimenti inutilizzabili.
3. Le pompe di calore lavorano benissimo. Una pompa di calore che pesca da una rete a 20°C invece che dall’aria a 0°C in gennaio fa un salto termico molto più piccolo. Il COP sale da 2.5-3 a 4-5.5. Quindi usi meno elettricità per fare gli stessi kWh termici.
4. È bidirezionale: scalda e raffresca. A differenza delle reti calde, le reti di anergia possono essere usate contemporaneamente come rete di raffreddamento. D’estate fai free-cooling diretto, senza chiller. E se un palazzo raffresca, butta il suo caldo in rete e il vicino che deve fare acqua calda lo usa. La rete diventa un accumulo.
Per questo in letteratura la 5a generazione è descritta come: maggiore efficienza, diminuzione perdite, maggiore uso di scarto, integrazione rinnovabili.
Perché è più conveniente
Tubi e cantiere: non acciaio isolato, ma tubo in PEHD da acquedotto, non isolato, posato a 80-100 cm senza saldature speciali. Costa 30-50% in meno al metro e puoi passarlo anche in centri storici – rilevante per Arezzo e borghi toscani.
Niente mega-centrale: non devi costruire e finanziare una centrale da 5-20 MW a biomassa/gas. Ogni edificio mette la sua pompa di calore acqua-acqua, che costa come una geotermica ma senza trivellare.
Scalabilità: una rete calda è conveniente solo se hai alta densità termica > di circa 2,5 MWh/m. Una rete fredda parte anche con 10 case e si allarga a pettine. Perfetta per nuovi quartieri, aree artigianali, riqualificazioni.
Manutenzione e vita utile: niente corrosione da alta T, niente acqua surriscaldata demineralizzata spinta. Il tubo in plastica dura 50+ anni.
Indipendenza: l’utente non compra kWh a prezzo fissato dal gestore, compra elettricità per la sua pompa di calore. Può anche mettere fotovoltaico sul tetto e autoalimentarsi.
Quando NON conviene
Non è una bacchetta magica: sposta il costo della centrale sull’utente, che deve comprare e mantenere la pompa di calore. Se hai già una rete calda ammortizzata e molto densa, convertirla non ha senso. E se non hai una fonte fredda stabile (falda, fiume, anello di scarto) devi crearla con sonde o dry-cooler.
In sintesi
La rete calda centralizza la produzione di calore ad alta temperatura e poi lo perde per strada. La rete fredda centralizza solo lo scambio a bassa temperatura e lascia la produzione finale, ad altissima efficienza, in casa tua.
Fabio Roggiolani, cofondatore ecofuturo
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