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31 Agosto 2026 Dario Lucisano
Per la prima volta dopo oltre un mese, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco contro il territorio iraniano. A essere presa di mira è stata l’isola di Larak, situata nello Stretto di Hormuz, dove gli USA sostengono di avere «intrapreso azioni limitate e precise contro le forze di posa mine del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che rappresentavano una minaccia imminente nello Stretto».
L’Iran ha condannato l’azione degli USA, descrivendola come una «chiara violazione» del diritto internazionale e, appellandosi al diritto all’autodifesa, ha risposto attaccando le basi statunitensi in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. «L’aggressione e il crimine non risolveranno la disperazione del nemico nel tentativo di indebolire il controllo della Repubblica Islamica sullo Stretto di Hormuz», scrive l’ufficio stampa dei pasdaran, avvertendo gli USA che le forze iraniane risponderanno a ogni offesa con attacchi ancora più duri.
L’attacco sull’isola di Larak è stato segnalato attorno alle 22 di ieri, 30 agosto. Larak è situata a est dell’isola di Qeshm e costituisce un punto di snodo logistico per l’infrastruttura petrolifera iraniana. Ospita inoltre una base militare che, secondo alcune fonti riprese dai media internazionali, sarebbe stata presa di mira negli attacchi; di preciso, sarebbero stati colpiti dei lanciatori.
Gli USA hanno affermato che la propria aggressione avrebbe preso di mira solo le «forze di posa mine» dei pasdaran, mentre l’Iran sostiene che, in seguito all’attacco, sarebbero stati uccisi un numero imprecisato di soldati e civili. Attorno a mezzanotte è arrivata la risposta iraniana: i pasdaran hanno annunciato di avere colpito le infrastrutture tecniche e le aree di stazionamento aereo nelle basi aeree statunitensi Al-Hussein e Al-Azraq, in Giordania, utilizzando droni e missili balistici.
Nel dettaglio, l’operazione avrebbe visto l’impiego di missili a propellente liquido Qadr ed Emad e del missile balistico a propellente solido Khaybar-Shaker.
All’alba è arrivato un secondo scambio di attacchi. Attorno alle 5.30, i pasdaran hanno affermato di avere abbattuto un drone MQ-9 statunitense mentre sorvolava lo Stretto di Hormuz. Mezz’ora dopo, l’esercito della Repubblica Islamica ha scagliato un attacco con droni contro la base di Al-Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, dove si trovano elicotteri e truppe statunitensi.
Un ultimo incidente si è verificato verso le 6.20, quando i pasdaran hanno annunciato che una «superpetroliera non autorizzata» avrebbe urtato due mine marine, prendendo fuoco. Nel frattempo, Trump non ha cessato le minacce: nella notte, il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato un video generato con l’intelligenza artificiale sul proprio canale Truth, piattaforma social creata da Trump stesso, nel quale mostra l’isola di Kharg venire «fatta saltare in aria e ridotta in frantumi».
Per ora la situazione sembra momentaneamente tranquilla, ma rimane instabile. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non cerca la guerra, ma che «di fronte all’aggressione, non resteremo mai passivi e risponderemo con fermezza». Pezeshkian ha rilasciato tale dichiarazione mentre si trovava in viaggio verso il Kirghizistan per partecipare al 26° vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.
Agli incontri dovrebbe partecipare, tra gli altri, anche Putin, con cui Pezeshkian dovrebbe tenere un colloquio bilaterale; presenti anche Erdogan e Xi Jinping, oltre al capo di Stato pakistano, il cui Paese ricopre in questo momento un ruolo delicato come mediatore tra USA e Iran.

Dario Lucisano
Si occupa di politica estera e sicurezza internazionale con particolare attenzione all’Asia Occidentale. Affianca all’attività giornalistica la consulenza in ambito geopolitico e ha partecipato a incontri sulla questione palestinese. Scrive per L’Indipendente dal 2023.