Dal blog https://www.lindipendente.online
3 Settembre 2026
Per poco non ci scappava il morto ieri a Kiev in un incredibile scontro a fuoco tra reparti dei diversi servizi segreti ucraini, SBU e GUR, sulla via Shumskij, nel quartiere residenziale di Bereznjaky. In realtà un morto all’inizio sembrava esserci stato, ma la notizia è stata poi smentita dalla Procura ucraina. Tre agenti feriti sono comunque rimasti sul terreno. Tutto è accaduto all’alba del 2 settembre, quando una pattuglia del SBU, il servizio segreto interno di Kiev, ha tentato un blitz nell’appartamento di Stepan Kaplunov, un mercenario russo che opera nelle file del GRU, il servizio segreto militare ucraino per gli affari esterni.
La notizia della sparatoria, riportata anche dal quotidiano ucraino Kyiv Independent, avrebbe scatenato un putiferio nelle istituzioni ucraine, con l’intervento dello stesso Zelenskij e del suo capo ufficio segreteria, Kyrylo Budanov.
Le versioni di quanto accaduto sono diverse e dopo più di 24 ore ancora non sono giunte a una conclusione definitiva. La prima versione, una vera e propria “pezza comunicativa” ufficiale (per evitare di rendere pubblico un fatto così imbarazzante per le istituzioni), era stata quella secondo cui il mercenario russo Kaplunov, capo del RDK (il Corpo dei volontari russi, formazione di estrema destra che combatte tra le file ucraine), stesse in realtà facendo il doppio gioco, preparando un attentato per conto del FSB, il servizio segreto russo.
Per questo, l’SBU avrebbe “rapito” l’uomo giorni fa per interrogarlo e ieri all’alba gli agenti si sarebbero poi recati nell’abitazione dell’uomo per perquisirla. Secondo Taras Borovskij, l’avvocato di Kaplunov, invece, il blitz nell’appartamento avrebbe avuto come obiettivo deporre prove false e incastrarlo, dimostrando che stesse appunto facendo il doppio gioco.
È in quel momento che sia l’RDK che l’avvocato stesso avrebbero avvertito il GRU, da cui Kaplunov dipendeva, su ciò che stava accadendo. Gli agenti del GRU si sarebbero recati in forze in via Shumskij per scongiurare il tentativo degli agenti SBU: ne sarebbe nato così un duro confronto, alla fine del quale sarebbe intervenuto il corpo speciale “Alpha” e partita la sparatoria.
Tutta l’operazione sarebbe durata ore e, secondo alcune testimonianze, alcuni passanti, involontari testimoni dell’accaduto, sarebbero stati posti in stato di fermo sul luogo e tenuti sull’asfalto per quattro ore. Era stato lo stesso avvocato Borovskij a diffondere la notizia del decesso di uno degli agenti del GUR, notizia che però non è stata confermata dagli inquirenti.
Ovviamente un fatto del genere ha mandato in fibrillazione tutto l’apparato statale ucraino: una vicenda così imbarazzante avrebbe certamente nuociuto alla già compromessa immagine di Kiev, dopo gli scandali di corruzione dei mesi scorsi, le poco chiare operazioni sulla fornitura di armi e finanziamenti da parte dell’Occidente, per non parlare della questione dei call center fraudolenti che avrebbero operato in Ucraina muovendo montagne di denaro.
Gli interessi sono di una portata tale da portare, settimane fa, a un grave attentato dinamitardo nel cuore dell’Europa, a Monaco, dove una donna fece saltare in aria un oligarca ucraino presumibilmente legato a quegli affari. Peraltro, proprio in attesa di una versione definitiva dei fatti e in particolare del movente, non si esclude che proprio sul monopolio dei call center possa essersi scatenata la guerra tra i due servizi segreti, come riportato anche dal giornale russo d’opposizione Meduza, che riprende l’ipotesi dal giornale ucraino Strana.ua.
Ad oggi, sulla vicenda, va riportata la presa di posizione di Budanov, già ministro della Difesa e oggi a capo dell’ufficio del presidente, secondo cui: «nessuno ha il diritto di rapire i militari in totale impunità, di aprire il fuoco nelle strade delle nostre città, o di dare ed eseguire ordini criminali». Ancora più dura la decisione del presidente Zelenskij, che ha sollevato dal suo incarico il capo del Dipartimento per i segreti di Stato e le licenze SBU, Oleg Khramov.

Giancarlo Castelli
Giornalista professionista dal 2003, esperto di movimenti sociali e politica dei paesi ex-sovietici. Ha lavorato come redattore presso varie testate nazionali. Per L’Indipendente si occupa di questioni sociali ed è corrispondente da Roma.