Dal blog https://www.arcipelagomilano.org
A monte si potrebbe dire meno male che Sala avrà un sostituto in Calabresi stessa area liberista ( che ha una società assieme a Palantir ed israeliani), quindi ecologista certo
L’ennesima estrazione di valore a favore dei privati
Sono in arrivo settimane decisive per il progetto Meazza. La partita è ancora aperta nonostante la vendita, i rendering e gli annunci sparati a cachet.
Prima di riepilogare la situazione, una premessa necessaria. La contrarietà alla vendita del Meazza ed al progetto di un nuovo stadio con annesso distretto commerciale e terziario, non nasce per ragioni emotive o pregiudiziali contro “il nuovo” al posto del vecchio.
La città è luogo di cambiamento e trasformazione, non un museo; ciò che conta è capire – attraverso l’acquisizione di atti, progetti, documenti ufficiali – se e quanto le trasformazioni proposte producano benefici non solo per i proponenti, ma anche – e in che misura – per la città e i suoi abitanti.
Ecco: con la progressiva analisi degli atti scaturiti dalle trattative con i club (parlo delle trattative note, non di quelle opache per modellare le delibere di cui siamo venuti a conoscenza successivamente…) emerge un quadro generale che chiama direttamente in causa il ruolo svolto dall’amministrazione comunale, così sintetizzabile: i benefici economici sono tutti a vantaggio dei promotori, i costi economici e ambientali sono invece a carico della collettività.
La Relazione Economica di Fattibilità del Piano Attuativo presentato dalla San Siro Stadio Spa chiarisce nitidamente la questione. Il progetto interessa una superficie complessiva di 162.000 mq. dei quali 64.000 (il 39%) destinati al nuovo stadio e 98.000 (il 61%) a centri commerciali, alberghi e uffici.
I fondi proprietari stimano di investire per l’intera operazione 2,3 miliardi e di ricavarne 2,565 miliardi, con una plusvalenza di 265 milioni di euro.
Consideriamo che l’intera area è stata venduta dal Comune al prezzo (ancora da incassare) di 175 milioni; originariamente la valutazione di Agenzia delle Entrate era di 197 milioni, ma sono stati scontati 12,4 milioni di euro per le opere di demolizione del Tunnel Patroclo (!) e 9,6 milioni per bonifiche ambientali. Il valore di vendita del solo stadio Meazza è pari a 73 milioni (ogni anno ogni club incassa al Meazza circa 100 milioni): un valore frutto di un “deprezzamento” stabilito da Agenzia delle Entrate in base al fatto che gli spazi interni Sky-Box e Hospitality non sarebbero incrementabili.
E chi lo ha stabilito? Il Comune, con una propria perizia tecnica? Una società di consulenza incaricata dal Comune?
No: gli spazi commerciali non sarebbero incrementabili – scrive Agenzia delle Entrate – “secondo quanto espresso dalla società di gestione dello stadio”, cioè da M-I Stadio S.r.l., la società dei club acquirenti lo stadio; eppure il progetto di ristrutturazione regalato al Comune da Arco Associati dimostra che tali spazi sono addirittura raddoppiabili…
73 milioni è il valore di vendita attribuito al Meazza, che si avvicina ai 70 milioni previsti come opere di urbanizzazione a scomputo – cioè a carico della collettività – per demolire e ricostruire il Tunnel Patroclo come strada di collegamento ai parcheggi sotterranei. Intervento oneroso e molto impattante sotto il profilo ambientale, non previsto dal piano delle Opere pubbliche del Comune, ma unicamente funzionale al progetto di trasformazione urbana presentato dai fondi immobiliari proprietari di Inter e Milan.
La partita rimane aperta anche alla luce di vari altri fattori: è in corso la verifica (VAS) sull’ammissibilità ambientale del progetto, sottoposto a varie critiche anche di natura sanitaria da parte di ARPA e ATS; il TAR Lombardia deve pronunciarsi su cinque ricorsi presentati contro il progetto; nell’atto di vendita che il Comune di Milano ha sottoscritto – ignorando chi siano i titolari effettivi della controparte, come segnala la Commissione Antimafia del Comune – è prevista una clausola di recesso in caso di procedimenti giudiziari sull’operazione.
Il Consiglio comunale, smentendo l’assessore Scavuzzo, si è recentemente pronunciato contro l’uso dei crediti di carbonio come compensazione ambientale del progetto Meazza, e la delibera di vendita del Meazza N°71/2025 approvata dal Consiglio (col voto contrario mio e di altri colleghi) prevedeva nel dispositivo “interventi compensativi delle emissioni residue di CO2 da effettuarsi esclusivamente nel territorio di Milano, senza ricorso a crediti internazionali”: peccato che l’Allegato 9 della stessa delibera, definito “parte integrante della presente deliberazione”, prevede che il soggetto attuatore possa compensare l’impatto ambientale anche “attraverso l’acquisto di crediti carbon offset”, cioè piantando alberi in Amazzonia; c’è poi il tema delle opere di urbanizzazione a scomputo oneri: risorse pubbliche destinate nella quasi totalità in funzione del progetto privato, per demolire e ricostruire il Tunnel Patroclo come via di accesso ai parcheggi sotterranei.
La partita in corso va al di là dello stadio Meazza: riguarda il territorio di Milano come “industria estrattiva” per i fondi di investimento, una definizione del Financial Times che sintetizza alla perfezione un modello di gestione del territorio (perdonate l’impropria definizione) che genera plusvalenze trasferite in qualche paradiso fiscale, lasciando sul posto macerie e danni ambientali (che possono generare a loro volta altre plusvalenze, attraverso i crediti carbon offset).
Enrico Fedrighini