Canto d’amore

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06 Settembre 2026 Antonio Cipriani

Canto gli abbracci e i sorrisi, le gote rosse per il sole che picchia sugli sposi, le parole dei figli, le lacrime versate e quelle trattenute, le sorprese, gli abiti stretti, le cravatte allentate dei matrimoni, i brindisi, gli amici che si vedono sempre e quelli che si rivedono dopo tanto tempo; quelli che fanno mille chilometri per scambiare due parole, quelli che non ci sono momentaneamente. E chi lavora, chi è gentile, chi legge una frase sulla vetrata di una libreria e la mette in un discorso d’amore per la madre che va a nozze e per l’uomo che sarà suo marito. Chi pensa che gli incontri siano un dono e le cicatrici servono a ricordarci chi siamo nel profondo. Da dove veniamo e chi siamo stati per essere quello che siamo. 

Canto il dolore per quelli che, d’improvviso, escono dalla nostra vita perché muoiono e noi restiamo senza parole con una spina nel cuore. Quelli coraggiosi, con gli occhi pieni di luce e il cuore generoso, che hanno diviso fatica e speranze e hanno cavalcato i sogni imbizzarriti senza temere sconfitta e successi e ci hanno lasciato una traccia di amore, poesia, amicizia e dolcezza da farci sentire ricchi. Fino all’ultimo giorno. Fino all’ultimo progetto. Fino alle ultime parole per dire: facciamo una festa, e che sia dolce, magica, con le luci di campagna, con il ritrovarsi insieme e vivere. E cambiare il mondo, sottrarsi dalla furia meccanica dell’epoca che toglie bellezza e respiro, che devasta le cose belle perché ce le rapina. Semplicemente. Con mille scuse e mille buone ragioni che valgono per ogni sopruso, per ogni frammento di legalità gettato in pasto dell’arroganza ignorante.

Canto chi cura il ricordo e non dimentica i maestri. Quelli che sanno che sono ovunque nel mondo e occorre saperli trovare e una volta trovati occorre saperli ascoltare. E ancora gli oracoli che appaiono come lucciole e ti insegnano la via. Poi le donne anziane della vita che ti incontrano e ti abbracciano e ti prendono per mano con la sapienza del cuore, per una danza silenziosa e ricca. E poi l’arte di sposarsi ancora, la meraviglia del rincorrere chimere, perché tutto ci possono togliere, non l’abbraccio, la solidarietà, la cura per chi è in difficoltà, il desiderio di vivere sereni. Con le nostre cose semplici, con le nostre idee anarchiche e selvagge, con la voglia di non obbedire quando a dettare ordini sono gli impostori, i criminali e i loro galoppini mediatici e politici. 

Canto d’amore per quello che conta davvero. Per la vita quando accade ancora e ci ricorda chi siamo.

Ecco, in questa domenica di festa e di sole che picchia, cantiamo insieme. Torniamo a cantare, seguendo le tracce di un poeta come Massimiliano Bardotti che ce lo ha ricordato e di Mariangela Gualtieri che ringraziare desidero e di Jorge Luis Borges e di Walt Whitman e di Luca Benigni veleggiatore delle stelle e dei maestri che solo lì a darci una mano.

Tags:Polemos

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