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7 Settembre 2026 Salvatore Toscano
A poche ore di distanza l’una dall’altra, due notizie hanno scosso il panorama industriale italiano. 28 aziende dell’indotto ex Ilva di Taranto hanno inviato un totale di 2500 lettere di licenziamento ai propri lavoratori, parlando di «un atto estremo, doloroso» ma «inevitabile» di fronte alla crisi del sito produttivo. Sullo sfondo restano le complicate trattative per consegnare l’ex Ilva a un nuovo proprietario.
Domani è atteso a Palazzo Chigi un tavolo con i sindacati.
Questi ultimi sono impegnati anche su un altro fronte, che conduce dritto a Electrolux, la multinazionale svedese degli elettrodomestici che ha confermato per l’Italia il piano di disimpegno. Saranno almeno 1450 i licenziamenti in tutta Italia. Prevista anche la chiusura dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi. A poco è servita la due giorni di trattative mediate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
C’è un filo che lega Taranto e Cerreto d’Esi, ed è quello della crisi industriale. All’ex Ilva si ripropone con forza il ricatto atavico della sua nascita: inquinamento o lavoro. A luglio la Corte d’appello di Milano ha disposto, entro la fine di ottobre, la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento tarantino, a causa dell’impatto negativo sul territorio, in termini ambientali e dunque sanitari.
I giudici milanesi hanno confermato quanto stabilito in primo grado, subordinando la ripresa della produzione ad alcuni adeguamenti dell’impianto, come la rimozione dell’amianto presente e il taglio delle polveri sottili. Si tratta di interventi onerosi, che complicano le già difficili operazioni di vendita del sito.
Al momento Acciaierie d’Italia, proprietaria dell’ex Ilva, si trova sotto commissariamento. Il governo italiano cerca un nuovo gestore, a cui scaricare i costi dell’ammodernamento. Ci sono alcune trattative in corso, ma un accordo definitivo pare ancora lontano.
È in questo stallo sul futuro, con una produzione industriale di fatto bloccata, che le aziende dell’indotto hanno deciso di avviare le procedure per i licenziamenti collettivi. 28 aziende, riunite nell’Associazione italiana giuristi di impresa (AIGI), hanno fatto partire le lettere di licenziamento per oltre 2500 lavoratori. Nicola Convertino, presidente dell’associazione, ha parlato di atto «estremo e doloroso», ma anche «dovuto e inevitabile» di fronte al crollo della produzione.
Convertino punta anche il dito contro l’assenza di una «ragionevole programmazione» che avrebbe potuto rilanciare lo stabilimento, evitando di arrivare a questo punto. Dei licenziamenti e del futuro dell’ex Ilva si parlerà domani a Palazzo Chigi, al tavolo convocato con i sindacati.
A poche ore di distanza dalla notizia dei licenziamenti a Taranto, FIM, FIOM e UILM hanno diramato un comunicato congiunto in cui rendevano noto il fallimento del tavolo negoziale con Electrolux.
La due giorni mediata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva come obiettivo quello di rimodulare i piani della multinazionale svedese degli elettrodomestici, che per l’Italia aveva annunciato un graduale disimpegno.
Dagli iniziali 1.750 licenziamenti previsti si è passati a 1.450, «ma a questi in realtà si devono aggiungere 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati. A fronte di tali pesantissime richieste, Electrolux offre solo modifiche limitate al piano industriale e conferma la chiusura del sito di Cerreto d’Esi», denunciano i sindacati.
Dinanzi al fallimento del tavolo negoziale, questi ultimi hanno poi minacciato l’indizione di 8 ore di sciopero, da organizzare nelle prossime settimane.
Nel frattempo viene chiesto un intervento politico più serio, a partire dal governo e dalle Regioni interessate dagli impianti produttivi, con l’obiettivo di far cambiare idea alla multinazionale svedese.
«Esprimiamo la nostra decisa contrarietà — chiosano i sindacati — verso una posizione aziendale che richiederebbe grandi sacrifici ai lavoratori, enormi sforzi al governo, ma in cambio paradossalmente continuerebbe ad offrire esuberi e dismissioni. Il famigerato piano industriale di Electrolux dunque non solo non è stato ritirato, ma anzi è stato in massima parte confermato».

Salvatore Toscano
Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.