Il governo ha risposto alle proteste con l’ennesimo decreto repressivo

Dal blog https://www.lindipendente.online

21 Ottobre 2026 Dario Lucisaano

Come da programma, il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto Sicurezza per rispondere alle proteste del fine settimana. Il pacchetto, l’ottavo del suo genere, introduce un’ulteriore stretta sui minori, intervenendo sulla disciplina della responsabilità penale dei giovani tra i 14 e i 18 anni, sulle norme processuali che li riguardano, e ampliando la possibilità di ricorrere al fermo preventivo.

Tra le altre misure figurano nuove aggravanti per i reati commessi durante le manifestazioni, l’introduzione di una fattispecie di reato specifica per la «partecipazione violenta» alle proteste e uno snellimento delle procedure di convalida degli arresti. In continuità con i precedenti interventi, l’ennesimo pacchetto Sicurezza del governo Meloni introduce misure che si sovrappongono a fattispecie e strumenti giuridici già esistenti, rafforzando le sanzioni nei confronti di chi esercita il proprio diritto al dissenso.

Le disposizioni si rivolgono in particolare ai giovani e ai movimenti di protesta, già destinatari di provvedimenti ad hoc, come la nuova disciplina penale del blocco stradale, raramente applicato contro organizzazioni diverse dai gruppi ambientalisti o dai movimenti per la Palestina.

Domani il governo Meloni compirà ufficialmente quattro anni. Con il provvedimento approvato ieri, la collezione di interventi sulla sicurezza dell’esecutivo arriva a quota otto, superando la media di due pacchetti all’anno.

Per approvarlo sono bastate 48 ore, durante le quali è andato in scena l’ormai tradizionale valzer governativo, con una gara a chi proponesse la misura più dura. Contrariamente a quanto era stato diffuso nelle ore precedenti alla riunione del Consiglio dei ministri, il pacchetto approvato mantiene tutte le misure più radicali, anche quelle riguardanti i minori.

Per i giovani tra i 14 e i 18 anni, il decreto introduce una «presunzione di imputabilità», dando per assunta, fino a prova contraria, la capacità di intendere e di volere dei minori che abbiano compiuto 14 anni e commesso un reato; il provvedimento estende inoltre ai minorenni l’arresto in differita e modifica le norme processuali che li riguardano, anche in materia di misure cautelari.

Sono previste anche sanzioni amministrative a carico dei genitori dei minori coinvolti in reati, indipendentemente dalla loro imputabilità, salvo che questi dimostrino di non aver potuto impedire il fatto; la sanzione va dai 500 ai 1.000 euro, raddoppiabili in caso di reiterazione. Sempre nell’ambito delle misure riguardanti i minori, il decreto estende loro il fermo preventivo e attribuisce al questore la facoltà di vietarne la riunione in «luoghi specificamente individuati». Il fermo preventivo viene esteso in via generale anche alle operazioni di polizia che si svolgono in luoghi «caratterizzati da un consistente afflusso di persone».

Il decreto introduce poi il nuovo reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», che punisce chi, durante una manifestazione, «partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che opera in modo organizzato, anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici pericolosi, determinando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone»; viene inoltre introdotta una fattispecie autonoma, punita con la reclusione da 4 a 12 anni, per chiunque organizzi o promuova tali gruppi, anche attraverso strumenti telematici. Come ha precisato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il reato di «violenza organizzata» riguarda anche chi impiega o lancia gli stessi oggetti contro infrastrutture e servizi di pubblica utilità, come quelli di trasporto o di fornitura di energia, circostanza per la quale è previsto un aumento della pena.

La nuova fattispecie di reato, insomma, rischia di sovrapporsi a reati già previsti dall’ordinamento, come la devastazione e il saccheggio. Per le condotte che non rientrano nel nuovo reato, il governo ha previsto un intervento specifico, introducendo un’aggravante per il danneggiamento commesso «da un gruppo organizzato di almeno cinque persone».

Per tutti i reati elencati viene prevista la possibilità di procedere all’arresto in differita, analogamente a quanto già disposto per le lesioni personali ai danni di un agente o ufficiale commesse durante o a causa dell’adempimento delle sue funzioni. Più in generale, il decreto semplifica le procedure per le richieste di risarcimento e, soprattutto, per la convalida degli arresti.

Qualora, nel corso di una manifestazione, venisse fermato un numero «rilevante» di persone, si legge nel comunicato del Consiglio dei ministri, «è prevista una procedura accelerata per l’applicazione di magistrati agli uffici giudiziari interessati».

All’inizio della presentazione del pacchetto, Nordio ha affermato che «questo provvedimento, lungi dal costituire una limitazione alle libere manifestazioni del pensiero, ne costituisce una garanzia, tipicizzando reati e aggravanti che rendono pienamente comprensibili i limiti entro i quali la libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita può e deve esplicarsi»

Tra le varie misure, tuttavia, il decreto estende strumenti come il fermo preventivo e il divieto di assembramento anche ai giovanissimi e rischia di esporre a sanzioni i genitori di minori rei di essersi trovati in mezzo a contesti ressa; parallelamente, introduce fattispecie dai contorni potenzialmente sfumati, che rischiano di colpire anche chi, finito accidentalmente nell’area calda di un corteo, impugna una bandiera durante uno scontro di piazza, magari nel tentativo di difendersi da una carica della polizia.

Il decreto, per usare le parole di Nordio, «tipicizza» le condotte punibili, ma lo fa introducendo misure che colpiscono in modo particolare i movimenti di protesta e i più giovani, analogamente a quanto fatto con i precedenti interventi in materia di sicurezza che hanno interessato le mobilitazioni ambientaliste e quelle a sostegno della Palestina: del resto, il reato di blocco stradale potrebbe trovare applicazione anche nelle proteste di agricoltori e trasportatori del Sud Italia, che contestano il caro vita e misure che giudicano inefficaci di affrontare i problemi reali; eppure non succede.

Dopo otto decreti in meno di quattro anni, il governo continua a rispondere al dissenso dei giovani con nuove misure punitive, senza che ciò sembri sufficiente a contenere la loro rabbia; ieri, ancora una volta, ha preferito evitare di interrogare le ragioni del malcontento piuttosto che reprimerne il sintomo.

Immagine di Dario Lucisano

Dario Lucisano

Si occupa di politica estera e sicurezza internazionale con particolare attenzione all’Asia Occidentale. Affianca all’attività giornalistica la consulenza in ambito geopolitico e ha partecipato a incontri sulla questione palestinese. Scrive per L’Indipendente dal 2023.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.