E adesso cosa succede in Israele?

http://www.greenme.it – Germana Carillo, 28 Ottobre 2026

Se non ci sarà una maggioranza chiara, come sembra, il presidente Isaac Herzog dovrà scegliere chi nominare come primo ministro, e non sarà facile

Il conteggio dei voti delle elezioni israeliane è ormai nelle fasi finali e quasi certamente nessuno dei due principali schieramenti avrà la maggioranza: né l’estrema destra del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, che pure ha più seggi, né l’opposizione (vanno ancora contate centinaia di migliaia di schede di chi non ha votato nel suo seggio, come i riservisti dell’esercito). I partiti arabi, che invece di sempre, probabilmente saranno decisivi per formare il prossimo governo e hanno proposto all’opposizione di unire le forze contro Netanyahu.

È una situazione in cui non c’è un chiaro vincitore e con un accordo tra l’opposizione e i partiti arabi ancora tutto da vedere, visto l’ostracismo che storicamente subiscono questi partiti. Da qui in avanti molto dipenderà dal presidente Isaac Herzog, che normalmente ha compiti soprattutto cerimoniali ma ora dovrà decidere chi incaricare come primo ministro. I governi di coalizione, comunque, sono frequenti: nella storia israeliana nessun partito è mai riuscito a ottenere la maggioranza da solo.

Herzog, probabilmente la prossima settimana, terrà le consultazioni coi vari partiti, poi ha due strade. Potrebbe nominare il leader del partito più votato, il Likud: quindi di nuovo Netanyahu. Oppure il leader con maggiori chance di ottenere la fiducia in parlamento: Gadi Eisenkot, il principale avversario di Netanyahu, o un’altra persona dell’opposizione, se riuscisse ad accordarsi coi partiti arabi.

Il secondo criterio, quello numerico, di fatto è dirimente. Nel 2009, per esempio, il presidente Shimon Peres nominò Netanyahu nonostante il partito più votato non fosse il suo, ma il partito di centro Kadima. Il presidente, infatti, deve interpretare i risultati delle elezioni anche come un segnale tra la continuità del governo e il cambiamento. Da questo punto di vista, la coalizione di Netanyahu è stata battuta: ha 53 seggi contro i 67 dell’opposizione e dei partiti arabi.

Il primo ministro incaricato ha 28 giorni per formare un governo che abbia la fiducia in parlamento e può chiedere un’estensione di 14 giorni. Se non ci riesce, il presidente può incaricare una seconda persona, che a sua volta ha 28 giorni non prorogabili. Se non va neanche così, può concedere altri 21 giorni per un ultimo tentativo prima di sciogliere il parlamento e ripetere le elezioni. Mercoledì Herzog ha invitato i partiti a presentarsi alle consultazioni con «mente aperta», dicendo che la priorità è evitare di tornare al voto.

Uno scenario limite sarebbe chiedere a Netanyahu ed Eisenkot di formare un governo di unità nazionale.

La prima sessione della Knesset, il parlamento unicamerale di 120 seggi, è prevista per il 10 novembre. Sarà una prima occasione per misurare gli equilibri e le alleanze, dato che ci sarà da rinnovare il presidente del parlamento, che era espresso dal Likud. Nel frattempo Netanyahu manterrà comunque provvisoriamente le funzioni di primo ministro.

Un’incognita da considerare è un’eventuale ripresa dei combattimenti con l’Iran, che potrebbe dare a Netanyahu il pretesto per rinviare una transizione. Secondo CNN Netanyahu aveva chiesto al presidente statunitense Donald Trump di ricominciare gli attacchi, ottenendone un diniego prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre negli Stati Uniti. Netanyahu aveva comunque ricevuto l’endorsement di Trump, che in passato aveva fatto pressioni su Herzog affinché concedesse a Netanyahu la grazia per il processo per corruzione. Herzog si era rifiutato.

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