“Per anni vi abbiamo fornito informazioni di parte”: dopo la sconfitta di Vučić, la TV serba chiede scusa ai cittadini

http://www.greenme.it – Germana Carillo, 28 Ottobre 2026

L’emittente pubblica serba ha iniziato il suo notiziario serale con una scusa agli spettatori, ammettendo di non aver riportato le notizie in modo equo e di aver spesso presentato solo una versione della storia

Una ammissione di colpa bella e buona, che però ha il magnifico gusto della libertà ritrovata mista, perché no, a un sano orgoglio professionale.

“Per anni abbiamo chiuso un occhio e fornito informazioni di parte”, così Goran Eror, giornalista dell’emittente serba RTV ha aperto un’edizione del telegiornale sciorinando finalmente tutta la verità: quella di aver offerto un servizio di informazione estremamente parziale e al servizio del governo. Il tutto, condito dai filmati dei festeggiamenti per la vittoria elettorale della Lista Studentesca, che la rete aveva deliberatamente omesso nell’edizione precedente della sera.

“Per molti anni il servizio non ha svolto la sua funzione, è rimasto in silenzio, ha chiuso un occhio, ha fornito informazioni di parte e ha riportato i fatti in modo acritico. Non sono state poste le domande giuste, o non sono state poste affatto, ha dichiarato Eror nel discorso ai telespettatori. Dobbiamo delle scuse ai telespettatori, una parte di noi ha guidato la lotta affinché i giornalisti e i redattori di questa emittente potessero lavorare liberamente e nel rispetto dei principi etici. Purtroppo, non abbiamo vinto la battaglia in tempo, ma crediamo che sia importante continuare a combatterla.”

Goran Eror ha poi svelato che, su richiesta di numerosi dipendenti, Cacic, direttore ad interim del Primo programma della Tv del servizio pubblico provinciale, si è dimesso.

Le scuse sono arrivate dopo un episodio di forte tensione nella sede di TV Informer, una delle emittenti considerate più vicine al governo Vučić. Durante i festeggiamenti per il successo elettorale della Lista degli studenti, decine di manifestanti avevano fatto irruzione negli studi televisivi, prendendo di mira giornalisti e dirigenti e pretendendo delle scuse pubbliche per le “menzogne raccontate” ai cittadini. È stato necessario l’intervento della polizia per riportare la calma e accompagnare i manifestanti all’esterno dell’edificio. A pronunciare quelle scuse, però, è stata RTV, mettendo nero su bianco le responsabilità di un’informazione che per anni ha rinunciato alla propria indipendenza, piegandosi alle pressioni del potere politico.

Ora, al di là di qualsiasi facile ironia su quando toccherà a noi, che tra reti ammiraglie e servizio pubblico al soldo del governo non stiamo messi benissimo – stando al World Press Freedom Index 2026, l’Italia è slittata dal 49esimo al 56esimo posto quanto alla libertà di stampa – quello che arriva dalla Serbia è un segnale che va ben oltre le scuse pronunciate davanti a una telecamera.

Proprio nell’indice mondiale della libertà di stampa, la Serbia si è attestata al 104esimo posto su 180 Paesi. Un dato che racconta quanto sia stato difficile, per anni, esercitare il diritto di informare senza subire pressioni e condizionamenti.

Ma quante verità possono essere taciute prima che il silenzio diventi complicità? E, soprattutto, quanto costa a una società avere un’informazione che rinuncia a fare domande, a verificare, a disturbare il potere?

Le scuse di RTV non cancellano anni di notizie omesse, di racconti a senso unico e di fiducia tradita. E non bastano certo a restituire credibilità a un servizio pubblico che ha dimenticato a chi dovrebbe rispondere, ma almeno rappresentano almeno un’assunzione di responsabilità, cosa tutt’altro che scontata in un mondo dell’informazione in cui ammettere un errore sembra spesso più difficile che commetterlo.

Il giornalismo non dovrebbe avere governi da difendere, né padroni da compiacere. Dovrebbe avere soltanto fatti da raccontare e cittadini a cui rispondere.

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