Ho appena letto un articolo di Alessio Mannino sulla Fionda e nella sostanza dela sua analisi sull’ondata di ribellione del 30 ottobre in tutta Italia concordo in sostanza e vi invito a leggere a questo link : https://www.lafionda.org/2026/10/31/17-ottobre-la-forza-imprevista-al-bivio/
Certo alcuni gruppi sindacali hanno raccolto una rabbia e una volontà di battaglia che sembrava spenta in altri luoghi della politica, hanno avuto ragione e meno male, i numeri parlano e per lo più non ci sono stati neppure tafferugli particolari, una vera protesta contro carovita , salari al ribasso, lavoro precario e tagli alla spesa pubblica per istruzione e sanità, con l’energia preda dimensionale di guerre varie .
Ecco adesso ci sarà un nuova prova data dalla decisione della CGIL di non fare aggregazione non hanno aderito il 30), ma volendo ripetere l’operazione il 20 novembre . Vedremo gli effetti, ma alcune considerazioni si posssono già fare !
L’organizzazione della giornata del 30 ottobre ha avuto poca organizzazione sul campo e molta spontaneità, compresa l’adesione dei giovani che sono la quota, oggi meno manipolabile dalla politica .
Il 20 novembre la corazzata del Campo Largo guidata dal PD credo, si impegnerà, è un passo breve verso le prossime elezioni e loro risorse, forme magari relative di servizio d’ordine e mezzi di diffusione comunicativa anche nelle scuole le hanno e per non fare brutte figure ….
Ancora sugli stessi temi generali pur con aspetti ovviamente diversi e la questione del rialmo produttivo militare o dell’invio all’Ucraina di armi (che sono il coinvitato di pietra), non sono affatto dettagli secondari. Le guerre sono il perno della rapina e della perpetuazione del potere finanziario di quell’1% che ne possiede la forza violenta senza scrupoli.
La tela del sudario del popolo italiano da un certo punto di vista dice bene: doppio colpo di ribellione, ma il punto è chi tira le fila in senso buono di continuità?
O si pensa che la spontaneità sia sufficiente per una spallata adatta poi nelle elezioni a consegnare le chiavi del potere alla sinistra liberista istituzionale?
Purtroppo nella mia esperienza vecchia di anni di militanze e battaglie sociali, non vedo il filo organizzativo attorno a cui si raduna l’opposizione (quella vera e determinata) per cambiare non un aspetto, non per migliorare questo liberismo mercatista, ma per formulare una società diversa e alternativa ( di cui però al momento non se ne parla neppure)
Nei fatti in varie occasioni le idee sono venute fuori, ma se manca l’aggregazione ed il dialogo ragionato si tradurrà in un programma istituzionalizzato dagli stessi che ci venderanno la stessa trippa riscaldata, salvo poi dopo due mesi dire ….non si può fare!.
E proprio la mobilitazione giovanile, la più difficile da controllare può prendere tangenti diverse, mentre il nucleo sostanziale della classe operaia ha dietro il ricatto consapevole delle condizioni del lavoro, imposte della struttura di sistema industriale e finanziario, mentre il welfare ed ogni servizio sociale, hanno voci di spesa ridotte che lasciano pochi margini.
La bufala della conversione militare è relativa ad una minoranza di aziende prescelte dalla politica e rifinanziate che non porteranno aumento di lavoro ovviamente, come pure per l’A.I. e l’affare duecento nuovi datacenter energivori e insostenibili finanziariamente produrranno cosa se il senso non è neppure chiaro al di là di accenni ancora al militare, all’areonautica o alla distruzione reale della conoscenza di massa , della cultura di massa sostituita da click (oltre al fatto che dopo un anno o due la maggioranza non avrà più da studiare e imparare ma chiuderà le prote della tecnologia aperte solo per pochi adepti.
Da qualche parte serviva iniziare e mi paiono una buona cosa queste due giornate, ma solo se se ne esce con forme di tessuto di classe in continuità, forme di dialogo con l’elefante confederale con diplomazia politica, dove tutti trovano possibilità di dialogo e partecipazione.
Considerando anche che le attuali istituzioni, da qualunque parte le si guardi, tutto hanno, meno che spazi di democrazia e possibilità di partecipazione, mentre l’avventurismo di alcuni è la negazione della calma necessaria a costruire relazioni e reti battagliere. Il “day after” non sono le elezioni, ma il presente qui ed ora ed il tempo che seguirà.
Ovviamente senza avere la verità in tasca, mi piacerebbe sentire altre opinioni anche critiche, mentre agli amici dei territori alessandrini chiederei si dare un segno se ha senso organizzare una discussione seria sul tema, grazie
Gianni Gatti
31/10/26