A volte la matematica chiarisce piu di discorsi articolati, è la sensazione pratica che avviene leggendo i risultati dell’adesione allo sciopero organizzato da alcune sigle sindacali di base a cui non hanno aderito i Confederali. I dati secchi non sono algoritmi e nel caso servono a chi non ha pazienza di guardare le note negative.
Era uno sciopero generale per l’aumento di salario, contro le guerre e il DDL sicurezza e per gli stessi motivi verrà repplicato il 28 maggio convocato da altre sigle stesse motivazioni, altra data!
Questa è la tabella del ministero e riguarda solo i dati ufficiali registrati a livello nazionale, ma solo del P.I. per lo SCIOPERO GENERALE DEL 18 MAGGIO 2026 DI TUTTE LE CATEGORIE PUBBLICHE E PRIVATE PROCLAMATO DALLA CONFEDERAZIONE USB CON ADESIONE DELLA USB PUBBLICO IMPIEGO.
Come dicevo, i numeri dicono per chi ascolta, cose da considerare anche se qui mancano le delle aziende private, ma non credo sposti di molto…
In estrema sintesi questo buon atto di coraggio attivo dello sciopero, che per la verità oltrepassava la stretta rilevanza sindacale entrando in un ambito piu politico, era decisamente su contenuti condivisibili sociali: salario, guerre, repressione.
Ora dovremmo però chiederci perchè oltre il 90 % astenuto si è comportato cosi e quali considerazioni se ne devono trarre insieme.
Parliamo di una classe che è oramai solo una rappresentazione impoverita per numero oggettivo e per rilevanza dei lavoratori dentro questo sistema nazionale e internazionale.
Nel tempo si sono evolute le condizioni della stessa, si è impoverita di potere di contrasto, sono crollate le fabbriche guida (Fiat in testa), si è sgonfiata di significato e capacità di ribellione. Non lo dico a caso, sono fatti da analizzare.
La tecnologia e i sistemi di I.A. su cui investono le imprese private e pubbliche dicono di espulsioni di manodopera ancora piu marcate dentro il ricatto che la crisi economica ha creato nel sociale.
Lo so che mi attirerò le ire di alcuni amici dei sindacati di base, ma agli amici si dice ciò che si pensa sia una verità, non una fantasia..
Una gran parte di questa relativa indifferenza dimostrata di fronte ad obiettivi sacrosanti di quote importanti dei lavoratori, dipende anche dal comportamento dei sindacati Confederali che nel tempo hanno svuotato ogni impostazione e organizzazione, hanno cambiato la formula di espressione da “Consigli di Fabbrica”ad RSU, cioè spostando ogni domanda all’apparato burocratico ( pagato, quindi fedele ).
Nel tempo sono volati stracci anche all’interno delle RSU poichè le dirigenze dei singoli sindacati avevano idee e comportamenti diversi e non coinvolgevano, se non in alcune situazioni, la massa.
La politica che ancora pesa, con l’influenza dei partiti soprattutto nella CGIL blocca ogni iniziativa non gradita, limita, filtra ogni iniziativa.
Il conncetto di salario minimo garantito chiesto sottovoce e non supportato da lotte dei confederali per mantebnere una contrattazione aziendale che conserva tessere e potere è una elemosina se la richiesta va 9 euro/h lordi.
La logica di dare soldi pubblici ad aziende in crisi per diventare produttori di armi è in parte una bufala mediatica e una tragedia che si sta allargando, ma rimane ancora minoritaria nel complesso, mentre la struttura dello stato si sta adeguando al militarismo come unica fonte di futuro ( infrastrutture, istruzione e cultura, revisione di norme e possibilità concrete di partecipazione alla NATO ed alle sue prove di guerra, oltre che alle missioni estere con destinazione di risorse che ovviamente tagliano ogni Welfare per il Warfare.)
Dunque ora la domanda è come procediamo?
Mi pare lecito togliersi ogni ostacolo davanti agli occhi e prendere atto che qualcosa non va. Non è solo il problema di gruppi dirigenti a parere mio di sindacati di base che fannotentativi alla cieca senza neppure guardare quale obiettivo si è raggiunto o almeno con una strategia di lungo periodo.
Credo che anche loro non pensino, con uno sciopero estremamente minoritario, di ottenere ciò che chiedono ( poco importa che sia giusto e necessario )
Se poi invece è chiaro pure a loro che la lotta era un modo per innescare reazioni a catena e repplicare eventualmente azioni che dovrebbero aumentare il valore della posta politica , non solo sindacale, mi pare una tragedia annunciata! Ilprocedimento va rovesciato!
In un Italia dove non c’è ad oggi, una opposizione al potere netta e senza tentennamenti dove troviamo i collegamenti per una rete anche solo sindacale di aggregazione magari lenta, ma conseguente che acquisisca potere conflittuale?
Decine di sigle sindacali si snodano sul territorio e fanno “concorrenza ai confederali” senza coinvogerli, senza fare uscire contrddizioni in quella quota di persone ancora che ci credono alla militanza, ma si adeguano alla dirigenza Confederale? Eppure argomenti di sostanza ce ne sono a iosa.
Di piu, non ci sono neppure tentativi di unificare tutte le sigle di base, cosi si disorienta!
Qual’è la strategia? Chi rimane in piedi per ultimo incassa il banco?
Fate un TAVOLO nazionale, chiudetevi per tre gg in un posto adatto e discutete fino a trovare convergenze.
Penso che sui modi e sul merito della contesa si potranno trovare compromessi e alleanze, la difficoltà è che ogni sigla ha qualche sconosciuto leader “senza parterre”radicato che si crede Napoleone e non vuol cedere consegne per stare a galla egocentricamente.
Non trovo altra spiegazione. Può essere fatto un dialogo a distanza solo fra RSU e dirigenze varie anche con i Confederali senza un cambio di passo, senza entrare nelle mille contraddizioni interne, senza dare una alternativa di merito a quella sinistra della CGIL chiusa sui referendum e attiva solo in vicinanza delle elezioni politiche?
Come pensate di portare dalla vostra parte se non con diplomazia e mettendo in pratica democrazia fra lavoratori ( che vuol dire dialogo aperto), senza trovare posti fisici dove incontrarsi per conoscere le reciproche tesi e prendere decisioni unitarie per sfondare questo muro autoreferenziale? Fateli uscire dalle tane, date strumenti a chi sembra indifferente.
Non vi mancano gli argomenti sociali, credo e se questo è certamente un momento che necessita di risposte, questo capitalismo finanziario brucia le tappe e velocizza la dinamica assieme alla forma stato adatta per il sistema internazionale.
La risposta deve essere piu articolata o ci si espone a fiaschi spacciati per movimentismo.
Da anziano militante anche sindacale, vengo dall’esperienza di un consiglio di fabbrica di una media fabbrica di Alessandria e ne ho viste di lotte inconcludenti, ma ai tempi c’era partecipazione massiccia e condivisione, il fuoco si manteneva senza spegnere la brace.
Soprattutto vedo la forma organizzata e spezzettata che non può essere lo strumento per abbattere il muro al potere, anzi…..
10.000 Persone a Roma sono tante se si pensano alle sigle partecipanti, ma non ai fini di una lotta su temi sociali. Meloniani e connivenze destrorse di questa sinistra da campo larghissimo possono dormire tranquilli, non si scomodano neppure a rispondere, vanno avanti con l’Agenda Draghi.
C’è anche un altro serio motivo da attenzionare oltre a provare almeno a riunire e rimodulare l’organizzazione (niente di facile) sul piano sindacale: la politica che serve a revisionare le tematiche di opposizione, la linee di società alternativa sono il vero nesso necessario.
Non sarà una battaglia sindacale a portare uguaglianze e buona vita, serve costruire qualcosa che al momento non c’è, ma prenderne atto, vuol dire che ogni mossa deve essere legata a questo obiettivo anche dentro ad un modo di lotta sindacale diverso e consapevole, non avventuristico e prendersi il tempo necessario un tassello per volta.
Non c’è nulla di piu reale della realtà…. chi pensa perchè sta in un partitino dello zerovirgola di essere autosufficiente se la racconta putroppo, serve ben altro e al momento è un percorso ad ostacoli neppure impostato.
Gatti Gianni
Alessandria, 25/05/26