CNN: Israele all’attacco partendo dall’Azerbaigian

Dal blog https://www.remocontro.it

06 Giugno 2026 Piero Orteca

Ormai la guerra del Golfo vive di colpi di scena. Alleanze consolidate da decenni vanno, vengono e si capovolgono davanti agli interessi nazionali. Netanyahu, sempre più spregiudicato, sta infiammando tutto il Medio Oriente, coinvolgendo nella battaglia anche Paesi che vorrebbero restarne fuori. E i “caccia” di Tel Aviv atterrano pure in Somalia

Partner inaspettati

Che Israele, con la guerra all’Iran, stesse giocando una partita geopolitica più vasta di quella regionale l’aveva già anticipato la CNN, seguita a ruota dal Wall Street Journal e dal New York Times. Tutti si riferivano alle nuove sorprendenti “alleanze” (o connivenze), promosse da Tel Aviv con Paesi “inaspettati”. Per capirci, stiamo parlando di “realpolitik” allo stato puro. Nella prima occasione, si descrissero diffusamente i nuovi vincoli militari con gli Emirati Arabi e l’esistenza di basi israeliane “segrete” nel deserto iracheno (all’insaputa di Bagdad?). Cosa che ha, ovviamente, indotto gli analisti a ribadire la validità di chi interpreta la strategia di Netanyahu come rivolta alla creazione del “Grande Israele”, secondo una mistura ideologica biblico-nazionalistica. Adesso arriva un’altra esclusiva della CNN a rivelarci il ruolo che il Mossad e l’esercito israeliano hanno addirittura nell’Azerbaigian. Paese confinante con l’Iran, produttore di petrolio e gas, in guerra perenne (a bassa intensità) con l’Armenia e grande importatore di armi. Che ora scopriamo essere in buona parte israeliane.

Una rete molto diffusa

Il lungo report del network televisivo americano dimostra un fatto concreto: Israele si è preoccupato di tessere una fitta trama di “sponde”, militari e politiche, in tutto il Medio Oriente, nel Golfo Persico e oltre. Un robusto scheletro di collegamenti che è improprio definire “alleanze”, ma che esistono come partnership, dettate da una chiara, anche se forse transitoria, cointeressenza di obiettivi. E se l’imperatore Tito Flavio Vespasiano diceva al figlio che “pecunia non olet” (“ i soldi non puzzano”), nel nostro caso l’interesse nazionale viene prima dell’ideologia politica e persino della religione. Quindi le intese si sottoscrivono con chiunque. Se servono. “Esclusiva: Israele ha inviato truppe in Azerbaigian durante la guerra con l’Iran nell’ambito di una rete segreta presente in tutta la regione, secondo quanto affermano alcune fonti”. È ciò che dice ieri, nei suoi servizi d’apertura, la CNN, per la quale Tel Aviv ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian, nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente.

I particolari del rapporto

Basandosi su fonti autorevoli ma rigorosamente (per ovvi motivi) anonime, la CNN sostiene che le forze israeliane  “operavano da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, adiacenti al confine settentrionale con l’Iran e, nel punto più vicino, a soli 96 chilometri circa dalla città iraniana di Tabriz, che proprio Israele aveva colpito durante la guerra. Unità speciali di commando – spiega ancora la CNN – furono dispiegate nella zona e condussero missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni, fornendo a Israele un punto strategico privilegiato per sorvegliare il nord dell’Iran durante la guerra. Il dispiegamento segreto in Azerbaigian, è una delle numerose posizioni militari che Israele mantiene in tutto il Medio Oriente, conferendo alla sua forza una portata senza precedenti e mettendo in luce il ruolo svolto dai Paesi confinanti con l’Iran – alcuni con il permesso, altri probabilmente senza – nel facilitare le operazioni contro Teheran e nel rimanere invischiati nel conflitto”. E qui l’analisi si allarga, fino a comprendere gli Emirati, l’Iraq e una regione di cui si parla poco e niente, ma che strategicamente pesa parecchio: il Somaliland.

Israele in Somalia

Pochi lo ricordano, ma la presenza israeliana nel Corno d’Africa rappresenta un messaggio chiaro per chi avesse in mente di bloccare Bab-el-Mandeb, cioè l’accesso al Mar Rosso e, dunque, al Canale di Suez. Ma anche al porto israeliano di Aqaba. “Nel frattempo – chiarisce la CNN – proprio la repubblica separatista del Somaliland, nel Corno d’Africa, ha fornito a Israele un’ulteriore posizione militare, secondo una delle fonti riservate da noi contattate, consentendo agli aerei israeliani di fare scalo durante i voli a lungo raggio verso l’Iran. A dicembre, Israele è diventato il primo Paese a riconoscere formalmente il Somaliland. E gli Emirati Arabi Uniti mantengono una vasta presenza commerciale e militare nella città portuale di Berbera”.

Netanyahu all’attacco

Quello di Netanyahu è un attacco a tutto campo, suggeritogli dalla sua Intelligence e, soprattutto, da quell’ibrido miscuglio che è ormai diventata la democrazia israeliana, dove i principali politici sono (o sono stati) quasi tutti militari di carriera.  Ministri-generali, dunque, che vedono e risolvono i problemi a modo loro. “Durante una parte della guerra con l’Iran – dice il report CNN – l’esercito israeliano ha mantenuto in Iraq due strutture segrete, che fungevano da basi avanzate per il supporto logistico e, se necessario, per le operazioni di ricerca e soccorso.

L’esistenza di questi due siti in Iraq è stata riportata per la prima volta dal Wall Street Journal e dal New York Times. In una dichiarazione, l’esercito iracheno ha affermato che all’inizio di marzo non vi erano ‘basi o forze non autorizzate’ nel Paese. Israele ha anche schierato silenziosamente negli Emirati una batteria di difesa aerea Iron Dome, insieme alle truppe necessarie per gestirla”. “La CNN aveva precedentemente riferito che il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il capo del Mossad e il capo delle forze armate israeliane avevano visitato gli Emirati Arabi Uniti durante il conflitto”.

Tags:IranIsraele

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.