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Gianluca Riccio 21 Giugno 2026
Lungolago mobili, vicoli che bevono pioggia, taxi nel cielo: cinque scenari su come potrebbe essere la città del futuro.
Da ragazzo lessi del piano Burnham1 per Chicago, quello del 1909, e mi colpì un particolare: avevano disegnato la città del futuro con vialoni, parchi e una mobilità che ai tempi non esisteva, e nei decenni successivi l’avevano fatta davvero. Avevano invertito persino il corso di un fiume, per dire.
Cent’anni dopo, la domanda che gli urbanisti si fanno è la stessa, ma con un nervo scoperto in più: come si immagina, oggi, una città del futuro quando i tempi politici, finanziari e burocratici per costruire qualcosa si sono allungati in modo che i nostri bisnonni avrebbero trovato comico?
Lo studio di architettura Gensler, uno dei più grandi al mondo, ha provato a rispondere con un esperimento. Cinque scenari, cinque rendering, una città vera presa come laboratorio. Hanno scelto Chicago perché è dove sono nati e perché la città ha una tradizione di ambizione urbanistica che fa comodo evocare. La provocazione di Brian Vitale, co-direttore della sede locale, è semplice:
e se la città del prossimo secolo fosse più calda, più umida, più densa, più vecchia e più connessa?
L’esercizio non è solo grafico. Le cinque condizioni sono i grandi temi che qualunque sindaco occidentale si trova sulla scrivania nel 2026, dal cambiamento climatico all’invecchiamento della popolazione. Cambia solo la scala con cui si guarda: invece dei prossimi cinque anni, i prossimi cento.
I cinque assi su cui si gioca la città del futuro

Più calda. Il lungolago diventa mobile, si adatta al livello del lago che sale e scende, e nel frattempo si aprono chilometri di spiagge pubbliche con piccoli musei sopra. L’idea è che il bordo dell’acqua non sia più una linea fissa ma una zona elastica.
Più umida

Con piogge più intense e frequenti, gli architetti immaginano i vicoli del centro convertiti in corridoi verdi che assorbono l’acqua invece di scaricarla nei tombini. Una scelta tecnica con effetto estetico: meno asfalto, più vegetazione, meno allagamenti quando viene giù forte.
Più densa

La migrazione climatica porterà persone in città che oggi sembrano già sature. La proposta è costruire in altezza lungo il fiume, sollevando le nuove case dal piano stradale e trasformando il livello terra in un corridoio continuo di parchi, zone umide e foreste urbane. Un principio che FP ha già raccontato parlando di quartieri multifunzionali: il suolo torna spazio pubblico, non un’autostrada per auto.
Più vecchia

L’età media degli abitanti, nello scenario, sale da 35 a 45 anni e gli over 65 raddoppiano. Per Gensler significa quartieri walkable, mobilità intelligente, edilizia pensata per anziani. Detto altrimenti: marciapiedi larghi, panchine vere, ascensori che funzionano. Cose semplici che, guardandosi intorno, oggi sono quasi merce di lusso.
Più connessa

Il celebre Loop, anello ferroviario nel cuore di Chicago, lascia il posto a una rete decentrata di hub collegati da trasporti a bassa quota, cioè da piccoli veicoli volanti elettrici. I quartieri periferici, oggi tagliati fuori, entrano nella rete. Il lago, finora visto solo da una direzione, diventa anche un asse di mobilità. Anche qui FP è già passata: avevamo raccontato la promessa di città a traffico zero e quanto poco, finora, sia stata mantenuta.
Quello che Vitale dice (e quello che ammette)
Mi manda ai pazzi, in tema di Chicago, che questi in passato abbiano invertito un fiume e praticamente inventato il grattacielo, che abbiano costruito un parco civico sopra una ferrovia, e ora invece fanno fatica a far passare un semplice palazzo di media altezza. Il problema serio non sta nel disegnare scenari, sta nel costruirli.
Negli ultimi vent’anni Futuro Prossimo ha raccontato decine di città ideali, da progetti come le città verdi che guidano il mondo ai grandi piani sostenibili. Quasi tutti restano disegni o si realizzano con vent’anni di ritardo e metà dell’ambizione originale. Non è colpa di nessuno, ma in qualche modo lo è di tutti: tra stratificazione di interessi, vincoli, ricorsi e paura del contenzioso ogni grande ideale finisce prima o poi in un mezzo pantano. Il vero ostacolo, come sempre, è culturale.
L’esercizio in breve
Autore: Gensler, studio di architettura globale, sede di Chicago. Il progetto è stato presentato a giugno 2026 in occasione di NeoCon e Fulton Market Design Days, e raccontato da Newcity Design.
Cosa contiene: cinque rendering speculativi per Chicago nel 2126, organizzati su cinque condizioni future (più calda, più umida, più densa, più vecchia, più connessa). Riferimento storico esplicito al Plan of Chicago di Daniel Burnham, 1909.
Il valore dell’esercizio, allora, sta proprio nel mettere insieme cinque rendering che funzionano e una confessione che li affianca. Le immagini fanno sognare. I sogni, diceva quel tale, muoiono all’alba.
Quanto manca davvero
Orizzonte stimato: dai 30 ai 100 anni per gli scenari più ambiziosi (mobilità aerea diffusa, lungolago elastico). 10-20 anni per gli interventi più semplici (vicoli verdi, edilizia walkable, densificazione lungo i fiumi), già parzialmente in corso in città europee.
Serve una catena decisionale che oggi non c’è, capace di tenere insieme amministrazioni che cambiano ogni cinque anni e investimenti che si ripagano in cinquanta anni. Lo capite perché non è facile.
Un’ultima cosa, per i lettori italiani. Gensler ragiona su Chicago, ma le stesse cinque forze attraversano Milano, Roma, Napoli, Bari, qualunque città del Mediterraneo.
Prendete la mia Napoli: Più calda lo è già (ringraziamo anche nuove piazze che non prevedono neanche un albero). Più vecchia purr. Più connessa, beh, ci piacerebbe. La città del futuro, alla fine, si decide adesso, nei piani regolatori che ci diamo o non ci diamo.
Sui rendering, come sull’opera, cerchiamo di metterci mano prima del 2126.
- Il Piano Burnham del 1909 è il primo grande piano urbanistico moderno della storia americana, progettato dall’architetto Daniel Burnham per trasformare Chicago da città caotica e disorganizzata in una metropoli efficiente e bella. ↩︎
Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn
