Alleanza militare tra Arabia, Pakistan e Turchia

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08 Agosto 2026 Piero Orteca

I danni provocati dalla politica estera di Trump si vedranno tutti nei prossimi anni. Intanto, si assiste già a colpi di scena epocali, con “patti di difesa” che creano nuove partnership e affondano vecchie intese. Ormai nessuno si fida più degli Stati Uniti e ognuno pensa per sé.

Come cambia la geopolitica

Un nuovo e profondo rimescolamento geopolitico è arrivato ad alterare gli equilibri di una vasta regione che, facendo perno sul Golfo Persico, interessa lo spicchio del pianeta che dal Mediterraneo orientale va all’Indo-Pacifico, passando per le aree di crisi del Medio Oriente. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato un “accordo di difesa congiunta”, che prevede nelle sue clausole un patto di mutua assicurazione.

Se un attacco viene sferrato contro uno dei contraenti, allora l’aggressione è come se fosse portata contro tutti e tre. Per cui, Riad, Ankara e Islamabad si obbligano a entrare in guerra, congiuntamente, contro l’eventuale aggressore. Che, tanto per non farla lunga, assomiglia molto, al regime sciita degli ayatollah iraniani. E così, come nel Gioco dell’oca, mentre Donald Trump fa diplomazia tirando costantemente i dadi a casaccio, la paperella della pace fa un passo avanti e tre indietro.

Perché, un patto di questo tipo, benedetto sicuramente dalla Casa Bianca, probabilmente darà più forza e livore alla fazione degli intransigenti, che a Teheran condiziona attualmente tutte le scelte di politica estera. “L’accordo – dice la BBC – è stato annunciato durante un incontro tra il Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il Primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, nella città saudita della Mecca. L’anno scorso – ricorda il network tv britannico – l’Arabia Saudita e il Pakistan avevano già annunciato un patto di difesa congiunta”.

Ora, però, si aggiunge un colosso militare come la Turchia, che è anche autorevole componente della Nato. Il patto prevede “di rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione, delineando uno schema di potenziamento di tutti gli aspetti della cooperazione in materia di difesa tra i tre Stati”. Secondo la Reuters, il patto è di natura puramente difensiva.

Cosa c’è dietro

Diciamo che l’accordo mette assieme tre potenze che, prima di tutto, dopo il caos diplomatico scatenato dall’intervento Trump-Netanyahu, vorrebbero riportare un po’ di stabilità (e certezze) nelle loro relazioni internazionali. “Le tre nazioni – scrive il think-tank al-Monitor – condividono la crescente preoccupazione per il caos in Medio Oriente e per il ruolo dell’Iran sciita rivoluzionario e di un Israele sempre più assertivo, mentre gli Stati Uniti faticano a contenere le minacce regionali”.

Ecco, il nodo gordiano sembrerebbe essere proprio questo: fino a che punto gli attori locali, alleati degli americani, possono fidarsi di Trump e delle sue sconclusionate architetture diplomatiche? Per tutti c’è la cupa preoccupazione che, rispetto alle travolgenti promesse fatte all’inizio della crisi, (cioè quelle di liquidare il regime degli ayatollah), il Presidente Usa adesso non veda invece l’ora di chiudere tutto e di scappare dal Golfo Persico, prima che sia troppo tardi.

Concedendo naturalmente al regime di Teheran, che ha capito le difficoltà della Casa Bianca e gioca al rialzo, sempre maggiori “benefit”. Insomma, l’Us Army prima o dopo farà le valigie e lascerà gli alleati del Golfo col cerino in mano, a sbrigarsela con quasi 100 milioni di iraniani. Tutto questo, dicono diversi analisti, mentre gli israeliani, dall’alto di una collina, assisteranno impassibili (anzi, sfregandosi le mani) ai probabili scannamenti tra sciiti e sunniti.

E allora ci si prepara al peggio

Non c’è grande ottimismo su un futuro di pace, nelle capitali dei tre Paesi firmatari del patto. C’è la convinzione che il mondo sia un boccone troppo grosso per un solo “poliziotto” (gli Stati Uniti) e che altre aree di crisi più importanti (l’Indo-Pacifico, Taiwan, l’Asia Sud-Orientale) assorbano le sue forze.

Ormai la dimensione multipolare della geopolitica è conclamata. In questo senso, andrà rivista anche la catena delle alleanze politico-militari, per quanto riguarda il loro effettivo e totale rispetto. Patti troppo ampi in genere vengono disattesi. Accordi “a tre”, come quello di cui discutiamo oggi, hanno invece più possibilità di essere condivisi e applicati. Scrive al-Monitor: La Turchia possiede il secondo esercito più grande della Nato. L’Arabia Saudita, il più potente Stato del Golfo, ospita i luoghi più sacri dell’Islam ed è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo, mentre il Pakistan è l’unico Paese musulmano dotato di armi nucleari.

Il Primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, accompagnato dal potente capo dell’esercito Asim Munir, è arrivato a Gedda giovedì e ha compiuto il pellegrinaggio dell’Umrah alla Mecca. Il Presidente turco Tayyip Erdogan è partito per Gedda venerdì. Incontreranno il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il cui Paese è stato ripetutamente colpito dall’Iran, nonché dagli alleati Houthi di Teheran nello Yemen e dalle milizie sciite in Iraq, dall’inizio della guerra il 28 febbraio”.

Gli intrecci militari del Pakistan

“La firma dell’accordo di venerdì alla Mecca, il luogo più sacro dell’Islam – sostiene al-Monitor – conferirà un peso simbolico a un patto che si basa sui consolidati legami militari bilaterali tra i tre Paesi. Il Pakistan fornisce da decenni addestramento e assistenza tecnica alle forze saudite, mentre Turchia e Pakistan si sono scambiati navi da guerra e aerei da addestramento. Nel 2023, Riad ha concordato l’acquisto di droni turchi in quello che Ankara ha definito il suo più grande contratto di esportazione nel settore della difesa.

Da allora, il Pakistan ha schierato circa 8.000 soldati, aerei da combattimento, droni e un sistema di difesa aerea nel regno, come riportato da Reuters a maggio, e ha cercato di rafforzare i legami di sicurezza con i Paesi del Golfo. A luglio, Reuters ha inoltre riferito che Islamabad ha avviato negoziati con il Kuwait per un accordo ampliato in cambio di cooperazione e investimenti nel settore energetico”.

Tags:ArabiaPakistan e Turchia

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