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07 Agosto 2026 Remocontro
Tanto mondo ed Europa, l’Italia per il magone finale. «Poveri ma bellici: le contraddizioni che il governo rimuove. Mentre Giorgetti invoca il ‘dovere’ di destinare 22 miliardi alla difesa, il manifatturiero resta in crisi e le famiglie a basso reddito finiscono in rosso», avverte Roberto Ciccarelli. L’Italia resta ultima per crescita e sotto procedura per deficit. Divieto di bonus a pioggia: fondi bloccati fino all’autunno e legati alle spese militari, mentre l’inflazione torna a salire
Record assoluto a perdere
L’Italia è prima in Europa per debito pubblico (oltre il 137% in aumento) e ultima per crescita (0,5%). Lo hanno confermato sia la Commissione Ue che l’Ocse. Il governo Meloni continuerà a spremere il Paese ma non riuscirà a diminuire il debito, la sanità continuerà a essere definanziata, la povertà resta ai massimi storici, i salari continueranno a restare bassi e a non recuperare l’inflazione che è tornata ad aumentare nell’Eurozona (al 3,2%).
Situazione molto difficile da mascherare. «Manovra diversiva» indotta dalla guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran. I circa 13 miliardi nel prossimo triennio concessi da Bruxelles per l’energia serviranno a fare l’opposto di quanto il governo voleva fare fino ad ora. Alle imprese andranno i bonus per finanziare la transizione verso le energie meno inquinanti e per investimenti nelle reti elettriche. L’opposto di quanto aveva chiesto Confindustria, protagonista di un asse «pro-fossili» con Meloni.
Governo Meloni e il ‘dovere’
«Il governo Meloni ha un problema con il dovere». Più di uno. Ma l’altro ieri in parlamento il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti lo ha citato per giustificare l’investimento di altri 21,7 miliardi di euro per il riarmo. «Sarà anche impopolare e difficile – ha detto –, a ‘dal dovere’ non si scantona, non si scappa, non si diserta». Disertori da cosa? A guardare i dati sulla produzione industriale resi noti ieri dall’Istat, e quelli della Banca Centrale Europea sul caro energia che erode i risparmi degli italiani che hanno i salari fermi al palo, e il governo che finalmente affronta la crisi industriale, sociale e climatica in corso.
Ci si indebita per rifinanziare un Welfare in dismissione, o per abbassare le tasse aumentate per il drenaggio fiscale, e non certo ma per arricchire lobby militari e super-profitti.
O tutto il contrario, ministro Giorgetti? 14 miliardi di euro destinati a una «sicurezza energetica». Soldi da spendere tra il 2027 e il 2028 in un paese che ha dimostrato di non sapere impiegare appieno fondi del Pnrr in cinque anni. Figuriamoci in due.
Presa governativa per il sedere
L’Istat ieri ha misurato a giugno un calo mensile dell’1% nella produzione industriale, un calo dello 0,7% dei beni di consumo (in diminuzione per il settimo mese consecutivo) e del 2,1% nella produzione delle macchine dove gli investimenti rappresentano un indicatore importante delle aspettative delle imprese. Interi settori manifatturieri sono al collasso: il tessile che arretra del 7,1%.
Parliamo di un settore che include abbigliamento, pelle e accessori dove lavorano migliaia di piccole imprese. Segnali positivi sono invece arrivati da un settore in crisi da tempo come l’elettronica (+4,5%) e l’automotive (+3,2%: risultato migliore dal primo semestre 2023). Per la Filiera Industria Automobilistica (Anfia) un ruolo l’ha avuto l’ecobonus per i nuovi veicoli commerciali leggeri a basse emissioni. 302 mila autoveicoli, il 13,4% in più rispetto a gennaio-giugno 2025. «Il sistema manifatturiero o non ha ancora imboccato un percorso stabile di crescita» ha detto la Cna. I cali della produzione da quando il governo Meloni è entrato in carica nel 2022
La somma di più crisi
Si incrociano crisi diverse, l’analisi del Manifesto. «Quella strutturale di un paese che ha rinunciato a una politica industriale da 40 anni, non investe e fa pagare la ricchezza di pochi ai salari dei molti, e quella congiunturale provocata dalla guerra di Trump contro l’Iran che ha aumentato i prezzi dell’energia e tagliato le gambe ai redditi (lo si vede dal calo dei beni di consumo)».
La conferma ieri dal bollettino economico della Banca Centrale Europea (Bce) secondo la quale la spesa per bollette e carburanti assorbe il 9% del bilancio mensile delle famiglie a basso reddito contro una media del 5,5%. Senza riserve finanziarie, queste fasce sociali registrano un tasso di risparmio negativo (-5,8%) e perdono il potere d’acquisto a causa dell’inflazione e della mancanza di rinnovi contrattuali adeguati. Sono i problemi che non sono stati risolti dall’esecutivo in carica. Forse perché ha un ‘senso del dovere’ -ministro Giorgetti- , che non permette di vedere chi ha perso i diritti.