Ritorno all’arma più antica: «Affamiamo gli iraniani»

Dal blog https://www.remocontro.it

13 Agosto 2026 Piero Orteca

Nuovo cambio di strategia, in corsa, della Casa Bianca, che spera di piegare così la resistenza degli ayatollah. Visto che i bombardamenti non servono a niente, a Washington pensano a una specie di assedio economico, che renda impossibile la quotidianità alla popolazione. Ma il regime sciita lo sa e ha preso le sue contromisure.

Contrordine, compagni

Un Presidente Usa sempre più confuso (e disperato) annaspa tra le scartoffie dei sondaggi impietosi, che lo crocifiggono ogni giorno che passa. I numeri non danno proprio tregua a Donald Trump e, nel Partito Repubblicano, quella che prima era una “fronda” adesso sta diventando un ciclone politico, soprattutto in vista delle elezioni di Mid Term.

Insomma, l’inquilino dello Studio Ovale deve darsi una mossa, se non vorrà diventare, a novembre, un Presidente dimezzato, col Congresso in mano ai Democratici. Per questo, come annuncia con grande evidenza il Wall Street Journal, Trump ha deciso di dare ascolto alla “cosca vincente” dei suoi adviser, che adesso gli suggeriscono di tornare a stringere il cappio economico intorno al collo del regime iraniano.

A sentire il “superteam” che prepara le cornici di politica estera di Trump (lui fa i quadri, tutti surrealisti), questa scelta potrebbe mettere gli ayatollah con le spalle al muro. Specie se si guardano le attuali cifre (ufficiose) del sistema-paese iraniano. Ecco ciò che scrive il Journal: “Secondo funzionari statunitensi, il Presidente Trump ha optato per una vecchia strategia nella speranza di ottenere un nuovo risultato nella guerra con l’Iran, scegliendo la pressione economica.

Riluttante a riprendere una guerra su vasta scala e diffidente nei confronti dei negoziati diplomatici – aggiunge il WSJ –  Trump ha adottato un approccio attendista, che darebbe più tempo alle sanzioni finanziarie e al blocco navale statunitense dei porti iraniani per infliggere danni economici, hanno affermato funzionari statunitensi”.

Ma trend e statistiche bastano?

Nell’affollata “Situation room” della Casa Bianca, di sicuro le proposte per piegare l’ostinata resistenza della teocrazia persiana si sprecano. Il problema è che, finora, non ne ha funzionato nessuna e il tempo stringe pericolosamente, dato che i “polls” indicano una crescente insofferenza dell’elettorato.

Trump non sa più che pesci pigliare, per scappare da un Golfo Persico che si è ormai trasformato, per lui e per gli Stati Uniti, in una micidiale trappola geopolitica. Una trappola dove il Presidente è rimasto incollato come in una carta moschicida. “Secondo quanto riferito da un alto funzionario dell’Amministrazione – riporta in esclusiva il Journal – i collaboratori di Trump gli hanno proposto la strategia di sanzioni economiche ancora più dure, mostrandogli le statistiche sugli effetti devastanti che quelle esistenti hanno già avuto sull’Iran.

Inasprire le sanzioni attuali e imporne di nuove potrebbe rivelarsi l’opzione più efficace per costringere il regime alla capitolazione, hanno consigliato al Presidente alti funzionari del gabinetto e della Casa Bianca, stando a quanto riferito da persone a conoscenza delle recenti discussioni. Trump – sottolinea il WSJ – almeno per ora, sembra aver appoggiato l’idea, dicendo ai suoi collaboratori che preferisce non ordinare altri attacchi.

‘Non hanno soldi’, ha detto ai giornalisti lunedì. ‘L’Iran è in bancarotta, completamente in bancarotta’. Solo che Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che questa tattica non funzionerà e dimostra l’incapacità degli Stati Uniti in ambito diplomatico”.

Una crisi devastante

A Teheran non dormono. Anche i gruppi più “intransigenti”, animati da un odio feroce verso gli Stati Uniti (per non parlare di Israele) sanno benissimo che l’economia del Paese sta traballando paurosamente. Innanzitutto, l’inflazione e il suo continuo incremento è l’effetto che preoccupa di più la dirigenza sciita.

Ormai siamo al 90% annuo di incremento dei prezzi, con l’avvertenza che si tratta della rilevazione fatta sul paniere medio. Se si va a valutare il rincaro dei prodotti alimentari e dei beni di prima necessità, dal pane al latte, fino alla carne, l’aggravio dei costi per i consumatori varia in un range che va dal 140 al 180%.

Cioè, un carico insostenibile per qualsiasi famiglia, dato che parliamo di un reddito medio di circa 215 € al mese. Naturalmente, lo specchio di questo disastro è la contrazione del Prodotto interno lordo, ridottosi in un anno fino a circa 362 miliardi di dollari, rispetto ai precedenti 475. D’altro canto, il completo dissesto finanziario si ripercuote in primis sulla valuta nazionale, il rial.

Che al mercato ufficiale (per legge) viene quotato a 42 mila (per un dollaro), mentre al mercato nero (che poi esprime i valori reali della domanda e dell’offerta), per comprare un dollaro ci vogliono 1.880.000 rial. Un cambio pazzesco. Il danno maggiore in questo momento, arriva dal blocco dei porti iraniani decretato da Trump, che impedisce l’esportazione del gas e del greggio degli ayatollah.

Tra le altre cose, il blocco danneggia anche la Cina, che assorbe l’80% del petrolio iraniano. La chiusura dello Stretto di Hormuz causa anche la rottura della catena di approvvigionamento, di materie prime e semilavorati, per tutta l’industria iraniana. Che così viene colpita due volte dalle sanzioni di Washington.

La reazione di Teheran

Dunque, quale potrebbe essere la reazione più efficace del regime iraniano all’ulteriore giro di vite sulle sanzioni che sta facendo Trump? “Secondo gli analisti – scrive il Wall Street Journal – Teheran sta razionando i beni scarsi, limitando l’accesso alla valuta estera, tagliando gli investimenti e scaricando un onere maggiore sulle famiglie, pur preservando le importazioni strategiche e le infrastrutture essenziali dello Stato.

Il risultato sarà un peggioramento della crisi economica che porterà a un aumento della povertà e della disfunzione, ma anche a maggiori margini di manovra per i leader iraniani per ritardare i colloqui con gli Stati Uniti. Ciò significa che la strategia di Trump si basa su un’ipotesi rischiosa: che l’Iran ceda prima di Washington.

I mediatori hanno avvertito le loro controparti statunitensi che l’Iran vive sotto sanzioni da anni e che scommettere su un compromesso da parte di Teheran a causa delle pressioni economiche difficilmente porterà a risultati. Al contrario, è probabile che l’Iran continui ad intensificare gli attacchi per aumentare il prezzo da pagare a Washington e ai suoi alleati”. Insomma, Donald Trump, comunque vada, sembra proprio destinato a perdere le elezioni di Medio Termine.

Tags:economiafameIran

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