Dove sorgeranno le nuove centrali nucleari? I siti storici, le ipotesi industriali e le procedure ancora necessarie per scegliere i luoghi dopo il via libera alla storica legge delega
da http://www.greenme.it – Ilaria Rosella Pagliaro, 24 Settembre 2026
Le quattro vecchie centrali italiane hanno un indirizzo preciso: Trino, Caorso, Latina e Garigliano. Le nuove, per ora, no. Dopo il voto definitivo del Senato del 23 settembre 2026, quei nomi sono tornati nel dibattito insieme alle aree industriali e ai territori che consumano molta energia. La legge appena approvata, però, non indica un Comune in cui costruire una centrale nucleare. Stabilisce quali regole il Governo dovrà scrivere per poter valutare, un domani, i progetti.
È la domanda rimasta aperta dopo il via libera del Senato: se l’Italia vuole tornare a produrre energia nucleare, dove pensa di farlo? Per rispondere bisogna tenere distinti i luoghi già legati al vecchio nucleare, le ipotesi espresse finora e i siti che saranno eventualmente proposti e autorizzati.
Dove si trovano i vecchi impianti nucleari
Trino, in Piemonte, Caorso, in Emilia-Romagna, Latina, nel Lazio, e Garigliano, in Campania, ospitano le quattro ex centrali italiane. Sono siti che Sogin sta smantellando e mettendo in sicurezza. La loro presenza nella storia del nucleare italiano non li rende automaticamente sedi adatte a nuovi reattori: ciascun eventuale progetto dovrebbe essere valutato secondo le regole e gli standard di sicurezza previsti per i nuovi impianti.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato della possibilità di collocare le future centrali in aree industriali e vicine a grandi consumatori di energia, senza escludere il Sud. Si tratta dell’indirizzo descritto dal ministro, non di una mappa approvata o di una candidatura formale di quei territori.
Anche le imprese si stanno muovendo, ma a uno stadio diverso dalla scelta dei siti. Edison ha annunciato un accordo con EDF e altri operatori per sviluppare un piccolo reattore modulare europeo e indica l’obiettivo dei primi impianti operativi nel 2035. Nuclitalia, costituita da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, studia tecnologie, opportunità e condizioni per un futuro programma italiano. Nessuno dei due annunci individua un sito autorizzato per una nuova centrale in Italia.
Come si passerà da un’ipotesi a un luogo preciso
Il primo passaggio sono i decreti legislativi. La legge delega approvata dal Parlamento dà al Governo dodici mesi dalla sua entrata in vigore per adottarli. Pichetto ha detto di volerli preparare entro la fine del 2026, dunque prima della scadenza massima. Il termine riguarda le regole, non la costruzione degli impianti.
I decreti dovranno definire il programma nazionale, le tecnologie ammesse, i criteri per scegliere i luoghi, le procedure di autorizzazione e i controlli. Prima dell’adozione è prevista l’intesa della Conferenza unificata, nella quale siedono anche Regioni ed enti locali; sono richiesti inoltre i pareri del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti.
Il testo approvato prevede che le procedure di localizzazione si attivino su richiesta dei proponenti: chi vuole realizzare un impianto dovrà presentare una proposta riferita a un luogo, da sottoporre alle verifiche. La legge consente anche di individuare in anticipo aree con caratteristiche adatte. In quel caso dovranno essere consultati i Comuni interessati e considerati gli impatti complessivi sul territorio, compresa la presenza di altri impianti energetici. I criteri concreti devono ancora essere scritti.
Il Senato ha approvato inoltre un ordine del giorno che impegna il Governo ad assicurare forme di consultazione del pubblico, in particolare di chi vive nei territori interessati da nuovi impianti. È un impegno rivolto al Governo, da distinguere dalle disposizioni contenute nella legge delega. Come si svolgerà quella consultazione andrà verificato nei decreti e nelle procedure successive.
Per la costruzione e l’esercizio saranno poi necessarie autorizzazioni di competenza del Ministero dell’Ambiente. Il dossier parlamentare chiarisce che il procedimento potrà riunire diversi atti amministrativi, mentre le valutazioni ambientali resteranno separate. La scelta di un sito dovrà rispettare gli standard di sicurezza nazionali, europei e internazionali; sismicità e rischio idrogeologico sono tra le caratteristiche del territorio da esaminare.
La mappa delle scorie riguarda un’altra scelta
C’è già una mappa che indica aree italiane potenzialmente idonee a ospitare un’infrastruttura nucleare. Riguarda però il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, non le nuove centrali. Sogin segue per il deposito una procedura propria: i Comuni presenti in quella mappa non diventano, per questo, candidati a ospitare un reattore.
Ad oggi possiamo quindi nominare le ex centrali, descrivere le aree industriali indicate come possibilità dal ministro e raccontare i programmi delle imprese. Il luogo della prima eventuale nuova centrale resta da individuare e valutare. La prima indicazione verificabile arriverà con una proposta concreta; sapere se quel luogo potrà davvero ospitare un impianto richiederà l’esito delle procedure e delle autorizzazioni.