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22.08.26 – Gianmaria Toffi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
ntroduzione
Il testo di David Colantoni si rivolge al lettore dichiarando un obiettivo estremamente ambizioso: fornire una diagnosi dell’attuale scenario internazionale incardinata sull’emergere, negli Stati Uniti, di una nuova classe sociale (la “classe armata”), costituita dai militari di professione e da tutti quei settori “civili” che sono collegati al complesso militare e a vario titolo coinvolti nella promozione dei suoi interessi: industrie del settore armiero, centri di ricerca sulle nuove tecnologie suscettibili di utilizzo militare, mondo della comunicazione, dell’educazione e dell’intrattenimento.
La tesi di Colantoni è che questa nuova classe va a soppiantare la borghesia capitalistica, imponendo i suoi interessi (la produzione di caos sistemico, necessario a giustificare la propria crescita indefinita e l’assegnazione di risorse pubbliche) a scapito della razionalità del sistema economico-finanziario tradizionale; nella fase attuale, iniziata con il declino dell’URSS, la classe armata da “parassita” si trasforma in “parassitoide”, mettendo sempre più in questione la capacità di sopravvivenza dell’ospite capitalistico.
Struttura del testo
La monografia è articolata in tre parti, la prima dedicata alla costruzione e articolazione del concetto di classe armata nel contesto USA, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale e con numerosi riferimenti agli attuali conflitti, la seconda al raccordo tra questo concetto e le analisi di vari studiosi statunitensi del militarismo: Lasswell, Wright Mills, Kenneth Galbraith, Fulbright, Melman, la terza all’”estetica necatrix”, ovvero alla costruzione mediatica del “nemico” ed alla legittimazione estetica della sua uccisione.
Chiudono il volume due capitoli di conclusioni, con un approfondimento sul processo di militarizzazione nei Paesi europei e l’allarme per la possibile espansione planetaria del militarismo e dell’affermazione della “classe armata”.
Il volume è introdotto da una Prefazione di Jeffrey D. Sachs, da un breve testo di Olivier Stone e da un Proemio di Luciano Canfora.
Considerazioni
Senza pretendere di fornire una sintesi del testo di oltre 500 pagine, mi concentro su alcuni punti nodali e sulle questioni ad essi inerenti.
1. Come sottolineato da Sachs, il punto di svolta nella costituzione della classe armata è costituito secondo Colantoni dall’abolizione del servizio di leva e dalla costituzione di un esercito professionale formato da soli volontari; le analisi dell’autore sulla fase storica in cui questo processo si sviluppa negli USA sono estremamente dettagliate e interessanti: la guerra del Vietnam genera una opposizione diffusa e interclassista, con oltre mezzo milione di renitenti alla leva, manifestazioni di veterani del Vietnam contro la guerra, insubordinazione diffusa e attacchi anche mortali della truppa contro gli ufficiali, nell’ordine di centinaia di casi (“fragging”).
Preso atto della dimensione ampiamente interclassista della rivolta contro la guerra del Vietnam, l’apparato militare elabora la strategia della professionalizzazione integrale delle forze armate, che diviene un punto programmatico rilevante della campagna presidenziale di Nixon nel 1968 e che vede Milton Friedman giocare il ruolo di protagonista mediatico a favore della abolizione della leva, retoricamente equiparata ad una tassa pagata da pochi e non da tutti.
L’effettivo compimento dell’abolizione della leva negli USA e della costituzione di forze armate di soli volontari si colloca nel 1973, durante il secondo mandato di Nixon.
La professionalizzazione ha generato uno strumento militare pienamente docile agli ordini degli alti ufficiali e progressivamente teso alla propria espansione ed all’accaparramento di margini sempre più ampi delle risorse nazionali.
Si è così creata una lobby formata da industriali del settore armiero e alti ufficiali, capace di definire le questioni strategiche e di fornire le soluzioni tecnologiche, in termini di sistemi d’arma e di pianificazione delle strutture (basi, mezzi aerei e navali, etc.), stabilendo l’agenda della classe politica, con la progressiva subordinazione dei politici alle analisi dei militari ed alle proposte di fornitura dell’industria armiera.
In sostanza la classe politica statunitense, a partire dal progetto Manhattan e con passaggi decisivi durante l’amministrazione Kennedy, avrebbe perso progressivamente la capacità di controllare e dirigere la “classe armata”, finendo per assecondarne gli interessi e le indicazioni. L’abolizione della leva obbligatoria e l’istituzione di forze armate su base volontaria ha enormemente accresciuto la possibilità di un uso spregiudicato della forza militare, eliminando il rischio di resistenze all’interno della truppa o di seri movimenti di opposizione da parte dell’opinione pubblica.
2. I riferimenti ai critici dell’apparato politico-militar-industriale, che occupano la seconda parte dell’opera (ricordiamo tra tutti Wright Mills e Melman), sono uno dei contributi più importanti del volume e attestano lo sviluppo del dibattito critico sul militarismo negli USA, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, ma al tempo stesso la sua inefficacia sul piano della politica interna.
Melman, in particolare, già negli anni Sessanta propose all’amministrazione Kennedy vari piani per la riconversione ad usi civili dell’industria bellica statunitense, pubblicando nel 1970 Pentagon Capitalism, studio fondamentale e fonte di ispirazione per il lavoro di Colantoni. L’apparato industriale deputato alle forniture militari risulta, nell’analisi di Melman, estraneo alle logiche dell’economia di mercato, privo di un effettivo controllo politico e basato su una pianificazione centralizzata.
Il Pentagono dirige risorse scientifiche, tecniche ed economiche finalizzandole ad obiettivi militari, con dinamiche funzionali alla massimizzazione dei costi, così da garantire i profitti delle industrie fornitrici.
3. Uno dei pregi dell’opera è la ricchezza di riferimenti documentali, che consente di entrare nel vivo della storia degli USA dal 1945 ad oggi. Manca però l’analisi della storia USA anteriore alla Seconda Guerra Mondiale, quasi non fosse esistito un imperialismo americano nel XIX e nella prima metà del XX secolo. L’amplissima bibliografia finale, con quasi 800 titoli citati, non riporta testi significativi di storia degli Stati Uniti che facciano cogliere le premesse istituzionali, economiche, sociali, dell’affermazione degli USA nel XX secolo: anche per Colantoni quello americano rimane un “impero nascosto”, almeno fino al 1945.
Non troviamo così il riferimento ai momenti costitutivi dell’imperialismo statunitense, dall’espansione verso l’America latina tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo (dottrina Monroe), alla proiezione nel Pacifico (Filippine, Hawaii) a seguito della guerra ispano-americana.
Questa lacuna si coniuga con un’analisi che rimane prigioniera della cornice istituzionale data negli USA (organi dello Stato, attori politici e sociali operanti sulla scena interna, dibattito politico per le elezioni presidenziali) e non coglie appieno i potenti vettori che, nel sistema economico e sociale, hanno portato alla militarizzazione della società. […]
7. Il testo di Colantoni sviluppa un’ampia analisi sul processo di militarizzazione della società statunitense, documentando la progressiva aggregazione tra settore industriale e settore militare e la subordinazione della classe politica all’emergente “classe armata”. Rimangono indefiniti il rapporto con i centri di potere economico-finanziari e la funzionalità del militarismo al declino del sistema economico statunitense.
Nei capitoli conclusivi viene posta a tema la questione della militarizzazione dei paesi collocati alla periferia dell’impero. La guerra in Ucraina ha costituito senza dubbio il punto di svolta, che ha consentito di porre il riarmo al centro dell’agenda politica dei paesi satellite, con conseguente acquisto di prodotti USA, come diligentemente messo in atto dai governanti UE delle più diverse appartenenze partitiche.
Per quanto riguarda l’Europa, il gioco delle parti tra NATO, con il protagonismo della Gran Bretagna, e Unione Europea, con la partecipazione di gran parte dei paesi del centro Europa e con il ruolo preponderante di Germania e Francia, ha visto l’adozione di piani di riarmo in deficit, con l’abbattimento del totem del pareggio di bilancio che era stato posto come baluardo rispetto a qualsiasi ipotesi di aumento delle spese di welfare.
Il processo di riarmo è ampiamente analizzato, tra l’altro, nel numero di giugno 2026 di Limes (“Vogliamo la guerra totale?”), al quale rinvio per i dati e l’inquadramento.
Il punto che mi preme rilevare, sulla scorta del modello teorico di Arrighi, è la connessione tra militarizzazione USA e militarizzazione della periferia dell’impero: la domanda da porsi è quali funzioni siano state realmente attribuite dai decisori statunitensi al riarmo imposto ai paesi satellite. Una prima funzione è quella della “condivisione” del deficit di bilancio statunitense in espansione incontrollata, come rilevato da Colantoni.
L’apparato industrial-militare USA viene così parzialmente finanziato dai paesi satellite, attraverso l’acquisto obbligato di sistemi d’arma prodotti al centro dell’impero; la guerra in Ucraina ha rappresentato il banco di prova di questo meccanismo, con l’interposizione del governo ucraino, retoricamente proteso a reclamare l’insufficienza delle forniture di armi statunitensi.
Una ulteriore funzione è quella di vincolare i paesi satellite alle scelte geopolitiche statunitensi, seppellendo le politiche di apertura e interscambio inaugurate dalla Germania negli anni Settanta del Novecento e coinvolgendoli nell’operazione di stress strategico, ovvero di escalation militare, con la Russia. […]
10. La tesi di fondo di Colantoni, ovvero la necessità di ripristinare eserciti di leva in quanto più legati alla possibilità di un controllo democratico richiede di essere inquadrata e discussa più approfonditamente. Si tratta, come noto, di un argomento familiare alla tradizione politica di sinistra, da sempre diffidente rispetto agli eserciti professionali; al tempo stesso l’evidenza storica di due guerre mondiali dimostra che in ogni tipo di regime, autoritario o democratico, l’apparato militar-industriale attraverso gli strumenti della propaganda è stato e rimane ampiamente in grado di bypassare il controllo dei cittadini, trascinando i paesi in guerre inizialmente rigettate dalla maggioranza della popolazione. […]
12. Al di là dei rilievi sopra esposti, il testo di Colantoni testimonia un impegno gigantesco nella raccolta ed analisi di documenti, offre alcune rilevanti linee interpretative, espone sistematicamente una vasta messe di dati, sintetizza le principali teorie critiche rispetto al militarismo nel contesto statunitense, esplora alcune vie d’uscita dal labirinto infernale in cui tutti ci muoviamo. È sicuramente un’opera che merita di essere letta e meditata e che promuove la coscientizzazione rispetto al mondo attuale.
leggi qui il testo integrale dell’articolo: Recensione Teoria della classe armata. L’età potere militare Colantoni

Interessantissimo!
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