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26 Agosto 2026
A distanza di poche ore l’uno dall’altro, due interventi della magistratura italiana hanno riacceso i riflettori su Glovo-Foodinho, il gigante del delivery finito a febbraio sotto controllo giudiziario per lo sfruttamento dei lavoratori. Da allora, nonostante le promesse, sarebbe cambiato poco. Il Tribunale di Torino — fa sapere l’Unione Sindacale di Base (USB) — ha imposto «a Glovo di garantire al rider calzature ergonomiche, abbigliamento adeguato alle varie condizioni climatiche (estate-inverno-pioggia), un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini e l’accesso gratuito ai servizi igienici», senza però ottenere alcun adeguamento.
I magistrati milanesi hanno invece bocciato il piano per gli aumenti salariali annunciato dalla multinazionale, rilanciando allo stesso tempo la necessità di assumere i rider come lavoratori subordinati e superare il sistema dei falsi autonomi. Piuttosto che adeguarsi, Glovo ha deciso di passare all’attacco, minacciando di lasciare il mercato italiano.
Con la sentenza del Tribunale di Torino, passata in giudicato il 20 agosto scorso, si arricchisce il panorama giurisprudenziale a tutela dei lavoratori del food delivery. Secondo i giudici torinesi, infatti, è compito delle piattaforme dotare i lavoratori dei dispositivi di sicurezza necessari, da un abbigliamento adeguato a un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini. Un capitolo a parte viene dedicato agli strumenti per mitigare i rischi dell’esposizione alle alte temperature, come i copricapo con visiera, occhiali da sole, creme solari e borracce termiche.
L’ordinanza d’urgenza del Tribunale di Torino, giunta a seguito di un ricorso avanzato da un lavoratore Glovo-Foodinho, ha riconosciuto le mancanze dell’azienda che — denuncia l’associazione di categoria SLANG USB — «continua a comportarsi come se fosse al di sopra delle regole e delle decisioni delle istituzioni italiane. La sicurezza dei rider continua a essere un problema da scaricare sui lavoratori».
A febbraio, la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Foodinho, la società con cui la spagnola Glovo opera in Italia, denunciando una condizione di «sfruttamento del lavoro» e «paghe sotto la soglia di povertà». Due mesi dopo Foodinho-Glovo ha presentato un piano per uscire dal commissariamento. Sulla carta, il compenso orario veniva aumentato da 10 a 14 euro, prevedendo 3 euro a consegna (dai 2,5 precedenti).
Le indagini dei magistrati hanno però dimostrato che si trattasse di un aumento fittizio: facendo affidamento su un nuovo algoritmo basato sul “tempo effettivo calmierato”, Foodinho-Glovo sarebbe riuscita a tagliare, in media, 3 ore di retribuzione per ogni 10 ore di tempo effettivamente impegnate dal rider. In altre parole, sulla base di non meglio specificati criteri statistici, l’algoritmo calcola il tempo che il fattorino dovrebbe impiegare per effettuare una consegna.
Gli eventuali minuti eccedenti non vengono conteggiati e lasciati dunque fuori dal compenso.
Nelle prossime settimane il giudice per le indagini preliminari si esprimerà sulla sospensione del controllo giudiziario per Foodinho-Glovo. Alla luce delle conclusioni a cui è arrivata la Procura milanese, appare probabile la proroga del commissariamento. Per evitarlo, i magistrati chiedono innanzitutto la massima trasparenza del funzionamento dell’algoritmo impiegato dall’azienda, ad oggi «completamente opaco, non intellegibile e tanto meno verificabile», per citare le parole del pm Paolo Storari riportate dal Corriere.
Tiene poi banco la regolarizzazione dei rider con contratto subordinato — almeno per gli oltre 5mila che ogni anno effettuano 4mila consegne ciascuno — per combattere la precarietà del settore e superare definitivamente il sistema dei falsi autonomi. Al riguardo, i magistrati stimano un’evasione contributiva da parte di Foodinho-Glovo di almeno dieci milioni di euro l’anno. Di fronte a un quadro giudiziario sempre più compromesso, il colosso del delivery minaccia di lasciare il mercato italiano, dove conta all’attivo circa 40mila rider.

Salvatore Toscano
Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.