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04 Settembre 2026 Ennio Remondino
«Un altro segnale della crisi sistemica» avverte Francesco Strazzari. «L’oro olandese spostato dagli Usa a Londra». Il potenziale di escalation della guerra russo-ucraina lungo la via di «attacchi non cinetici». Attacchi difficili da attribuire, calibrati per produrre effetti senza oltrepassare la soglia dell’atto di guerra.
«Russia e Nato stanno imparando reciprocamente dove passa la soglia. Ma mentre la cercano, la stanno anche spostando. Il linguaggio della guerra e quello della crisi di sistema cominciano pericolosamente ad assomigliarsi.
«De bello ibrido»
Chi si occupa di infrastrutture critiche e sicurezza cyber guarda da tempo con estrema preoccupazione al potenziale di escalation della guerra russo-ucraina lungo la via di «attacchi non cinetici». Le bombe lanciate. E ciò che sappiamo – gli episodi scoperti, investigati e infine attribuiti – è solo ciò che lascia traccia. «Molto meno sappiamo di tentativi falliti, intrusioni scoperte e mantenute riservate, episodi non ancora collegati fra loro. È in questa zona semibuia che si sta allargando la guerra in Europa, con la Germania candidata a diventarne il punto più delicato». Droni presunti russi su Lipsia.
Guerra a macchia d’olio
La guerra russo-ucraina si allarga ‘orizzontalmente’ (coinvolgendo territori, infrastrutture e strumenti sempre più lontani dal fronte) e verticalmente: ogni nuovo episodio attribuito restringe lo spazio disponibile per rispondere senza salire di un gradino nella scala dell’escalation. A Lipsia questo passaggio è già avvenuto, con la formale attribuzione a Mosca del tentativo di attacco del 4 agosto contro l’aeroporto Lipsia-Halle. L’attribuzione costituisce essa stessa un’escalation. Il sabotaggio passa dalla sfera della polizia a quella dei rapporti interstatali. Nato e alleati si sono schierati con Berlino, la Russia risponde con ritorsioni sui centri Goethe.
Cos’è davvero un ‘attacco nemico’
Cosa gli alleati classificano davvero come attacco, quali soglie probatorie utilizzano, quanto rapidamente collegano incidenti separati, quando un sabotaggio cessa di essere materia giudiziaria nazionale, quali regole d’ingaggio applicano a droni e intrusioni. Insomma, quale costo politico produce un’ambiguità mantenuta a lungo. La messa a fuoco non è su vulnerabilità militari, ma decisionali. Quanto incidono le precarie elezioni per Merz in Sassonia sull’allarmismo sul ‘fronte russo?’. Ed ecco che quanto sta accadendo sulla rete elettrica tedesca diventa particolarmente inquietante.
Monti la scena e tracci la strada
A Turnow-Preilack, nel Brandeburgo, qualcuno ha installato più di una dozzina di dispositivi artigianali progettati per proiettare materiale conduttivo sulle linee ad altissima tensione e provocare cortocircuiti. Poco dopo, all’altra estremità del paese, vicino a Colonia, sei dispositivi costruiti in modo analogo sono stati rinvenuti accanto un impianto. Nessuna attribuzione alla Russia, almeno per ora, ma tutto è possibile, in questa fase di ‘strategia della tensione’ di collaudato modello italiano.
Ma Francesco Strazzari avverte: «Occorre distinguere il sabotaggio come distruzione dal sabotaggio come ricognizione». Operazioni del genere possono servire a misurare accessibilità, ridondanze, tempi di rilevamento, velocità di ripristino, coordinamento fra Länder e autorità federali. E soprattutto la reazione politica
Germania fragile in Europa incerta
«Seconda sequenza, apparentemente lontana dalla prima». La banca centrale olandese ha annunciato di aver ricollocato 86 tonnellate d’oro custodite negli Stati uniti e in Canada. La motivazione ufficiale merita attenzione: crescente instabilità geopolitica e rafforzamento della preparazione e risposta alla crisi. Londra permette di mobilitare l’oro più rapidamente durante una crisi.
La banca centrale precisa persino che l’operazione serve ad acquisire esperienza nelle modalità con cui l’oro potrebbe dover essere di nuovo spostato durante una futura crisi. Qualcosa di diverso avviene in Russia, dove nei primi sette mesi del 2026 Mosca ha venduto circa 50 tonnellate d’oro. Non significa che stiano esaurendo le enormi riserve. Ma mentre molte banche centrali (la Polonia, la Cina) continuano ad accumulare oro, Mosca deve utilizzarlo.
Collegamenti da paura professor Strazzari?
Reti elettriche ripensate contro sabotaggi; servizi di intelligence impegnati ad accorciare i tempi dell’attribuzione; governi che ampliano i poteri contro operazioni ibride; banche centrali che redistribuiscono l’oro per renderlo più rapidamente utilizzabile.
Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, dimostra l’imminenza di una crisi di sistema
. Presi insieme, però, raccontano un cambiamento di aspettative, di ciò che è diventato plausibile. Cosa aspettarsi allora? Nuovi incidenti difficili da attribuire, sabotaggi contro nodi logistici e operazioni informative sincronizzate per calcare le fratture politiche europee? Nato e Ue che tenderanno ad aggregare episodi prima trattati separatamente, crescerà la domanda di risposte che non siano solo diplomatiche o sanzionatorie?
«Russia e Nato stanno imparando reciprocamente dove passa la soglia. Ma mentre la cercano, la stanno anche spostando. Il linguaggio della guerra e quello della crisi di sistema cominciano pericolosamente ad assomigliarsi.