‘Israel Bonds’ di futuro incerto in Europa

Dal blog https://www.remocontro.it/

07 Settembre 2026 Remocontro

Chi autorizzerà i titoli israeliani nella UE? L’autorità di vigilanza finanziaria del Lussemburgo non rinnova il prospetto per l’emissione degli Israel Bonds, scaduto il 31 agosto. E non risulta ancora quale autorità europea possa approvare nuove offerte di titoli di Stato israeliani.

La fuga Ue dalla realtà

Il Lussemburgo non ha rinnovato l’autorizzazione all’emissione di obbligazioni israeliane, i cosiddetti Israel Bonds. A causa di tale decisione, lo Stato ebraico dovrà ora cercare un altro partner nell’Unione europea per convalidare le obbligazioni commercializzate dal ‘Development Corporation for Israel’, l’ente attraverso il quale vengono emessi e commercializzati i titoli di Stato israeliani sui mercati internazionali.

Lussemburgo, stop dal 31 agosto

La ‘Commission de Surveillance du Secteur Financier’ (CSSF) aveva deciso già a maggio di non rinnovare l’approvazione del prospetto obbligazionario — il documento legale che fornisce agli investitori informazioni dettagliate su un’obbligazione e sul suo emittente — oltre la data di scadenza del 31 agosto. Secondo il ministro, l’autorità di regolamentazione ha seguito i criteri europei nel suo processo decisionale e l’interruzione dell’emissione obbligazionaria è dovuta al rispetto delle normative e non a pressioni politiche. Difficile credere che queste ultime non abbiano potuto giocare un ruolo nella decisione drll’autorità di vigilanza, dato il fronte internazionale di protesta contro la vendita dei titoli di Stato con cui Tel Aviv ha finanziato operazioni militari e violazioni dei diritti umani a Gaza.

Proteste democratiche in Irlanda

D’altra parte, anche nel caso dell’Irlanda — Paese la cui Banca centrale dal 2021 aveva svolto il ruolo di autorità di regolamentazione per le obbligazioni israeliane, sin dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea — erano state le mobilitazioni dei gruppi parlamentari e della società a spingere il governatore dell’ente a interrompere il programma di emissione dei titoli israeliani. Le proteste degli stessi dipendenti della Banca centrale e la posizione del sindacato Unite hanno costituito un elemento di forte pressione interna attorno al rinnovo del prospetto degli Israel Bonds, per quanto la stessa Banca centrale abbia presentato la decisione come una procedura prevista dall’articolo 20(8) del Regolamento UE sui prospetti, attivata su richiesta dello Stato d’Israele e subordinata all’accordo dell’autorità lussemburghese.

Amnesty: «Gli Israel Bonds finanziano il genocidio»

Le obbligazioni israeliane — un prestito concesso da un investitore al governo israeliano in cambio di interessi — non sono vincolate a scopi specifici, ma fanno parte del finanziamento complessivo dello Stato ebraico, il che significa che possono essere utilizzate per finanziare la difesa e le spese militari. A confermarlo la stessa campagna che collegava le obbligazioni al finanziamento delle operazioni militari condotte contro la Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Condotte ‘genocidarie’ secondo la Commissione d’inchiesta indipendente istituita dal Consiglio ONU per i diritti umani e secondo numerose organizzazioni internazionali, tra le quali figurano Amnesty International, Human Rights Watch, ma anche per realtà israeliane come B’tselem e Physicians for human  rights.

2,4 miliardi di dollari l’anno

Secondo quanto riportato da Amnesty International, tra il 2023 e il 2025 gli Israel Bonds hanno raccolto in media 2,4 miliardi di dollari statunitensi all’anno.  «Gli Israel Bonds aumentano le risorse a disposizione del governo e contribuiscono così a finanziare il genocidio nella Striscia di Gaza occupata, che ha sterminato intere famiglie, raso al suolo infrastrutture civili, tra cui ospedali e scuole, e costretto il 90 per cento della popolazione a uno sfollamento forzato, dopo averne ridotto le abitazioni in macerie», ha dichiarato Steve Cockburn, direttore regionale di Amnesty International per l’Europa. «Consentire la vendita di questi titoli sui mercati dell’Unione europea comporta un costo etico e giuridico enorme. Il diritto internazionale è chiaro: tutti gli stati hanno l’obbligo di non prestare aiuto o assistenza alla commissione di un genocidio e l’obbligo di prevenirlo», ha aggiunto Cockburn.

Nessuno Stato UE vuole sporcarsi

Israele, emittente extra-UE, resta libero di richiedere l’approvazione di qualsiasi altro Paese membro dell’Unione inclusa l’Irlanda che, come ricordato, era stata designata come Stato di riferimento per tale responsabilità. Lo scorso 3 settembre, il media irlandese The Journal riportava che «non è ancora chiaro quale Stato membro dell’UE, se ce n’è uno, stia attualmente approvando l’emissione di obbligazioni israeliane in Europa» e rivelava che nemmeno le richieste di chiarimenti inviate dal Wall Street Journal alla Banca Centrale, al Ministero delle Finanze, all’autorità di vigilanza finanziaria del Lussemburgo e al Ministero delle Finanze israeliano hanno portato ad alcuna risposta.

Responsabilità diretta di ogni singolo Stato

Amnesty International avverte che «qualsiasi soggetto dell’Unione europea che agevoli flussi finanziari in grado di sostenere la capacità militare di Israele è pertanto tenuto a valutare il proprio operato alla luce dell’obbligo di prevenire il genocidio». La mobilitazione internazionale della società civile, dunque, non si ferma: come si legge sul sito stopisraelbonds.com, «la campagna ora chiede a tutti gli enti regolatori finanziari dell’UE, a cominciare dall’Irlanda, di impegnarsi pubblicamente a rifiutare questo prospetto, in modo che non possa semplicemente trasferirsi dove la resistenza è più debole».

Tags:Israele BondsUnione europea

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