La Corte dei Conti europea boccia il piano di riarmo di Bruxelles

Dal blog https://www.lindipendente.online

7 Settembre 2026

«Nonostante gli ambiziosi piani dell’UE e l’aumento della spesa, sarà difficile conseguire la prontezza alla Difesa entro il 2030, a causa dei notevoli vincoli esistenti». Con queste parole la Corte dei Conti UE ha gelato la Commissione di Ursula von der Leyen. I giudici contabili dell’Unione europea hanno spiegato, in un rapporto dettagliato, i motivi per cui il piano di riarmo da 800 miliardi di euro (Rearm EU) annunciato in pompa magna potrebbe rivelarsi un enorme spreco di risorse pubbliche.

Si parte da «un coordinamento insufficiente tra i vari flussi di finanziamento dell’UE, nonché tra i finanziamenti dell’UE e quelli nazionali», fino ad arrivare a «strozzature in termini di materiali, componenti chiave o personale qualificato». Ci sono poi gli elevati tassi di inflazione e «la continua dipendenza dagli Stati Uniti»

Non usa mezzi termini la Corte dei Conti UE nel definire «ambizioso» il piano di riarmo messo a punto dalla Commissione dopo «la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e il deterioramento della sicurezza mondiale». Il fu Rearm EU — ribattezzato Readiness 2030 con un tocco eufemistico — impegna i membri dell’Unione a una spesa complessiva da 800 miliardi di euro da destinare alla Difesa.

Larga parte del piano sarà finanziata da un aumento del debito pubblico nazionale, mentre una minima parte da un meccanismo di prestiti a tassi agevolati, il famoso fondo SAFE a cui ha aderito anche l’Italia. È proprio la composizione finanziaria del riarmo europeo uno dei suoi nervi scoperti, almeno secondo i giudici contabili dell’Unione, che scrivono: «il crescente ricorso alla spesa per la difesa finanziata tramite debito, ai prestiti garantiti dall’UE e all’attivazione delle clausole di flessibilità può compromettere la sostenibilità di bilancio rallentando la riduzione del debito pubblico».

A 18 Paesi membri è stato concesso di derogare alle stringenti regole europee racchiuse nel patto di stabilità, in nome del quale, in passato si è sacrificata gradualmente la spesa sociale.

Con il riarmo la musica è cambiata, e dopo anni di austerità l’UE accetta la prospettiva di un maggior debito, nazionale e non solo. Come fatto notare dai giudici contabili, Bruxelles ricorre sempre più spesso a prestiti garantiti dal bilancio dell’UE. Si pensi ad esempio al citato strumento SAFE, da 150 miliardi di euro, e al recente prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina.

«Per tali prestiti — scrive la Corte dei Conti UE — la Commissione prende a sua volta in prestito i fondi necessari sui mercati dei capitali. La Corte ha ripetutamente avvertito che, in assenza di accantonamenti, qualsiasi perdita relativa ai prestiti dovrà essere coperta dal margine di bilancio dell’UE noto come “margine di manovra”. Ciò potrebbe comportare una richiesta di contributi aggiuntivi agli Stati membri».

Spesa per la difesa degli Stati membri dell’UE nel 2024 (Corte dei Conti europea).

C’è poi l’inflazione, che da anni galoppa in Europa. Il settore della Difesa, vista l’alta richiesta legata alla fase di incertezza internazionale, viaggia sopra la media. «L’aumento dei finanziamenti — fa notare la Corte dei Conti europea — comporta rischi di attuazione, quali produrre un impatto limitato nel colmare le carenze di capacità a causa degli elevati tassi di inflazione oppure perseguire valori-obiettivo di spesa senza che siano correlati a requisiti di performance».

Qui il riferimento è ai recenti obiettivi fissati dalla NATO, di cui fanno parte 23 dei 27 membri dell’UE. Il presidente USA Donald Trump li ha convinti a destinare il 5% del proprio PIL al settore della Difesa. E anche su questo la Corte dei Conti europea fa notare il proprio disappunto, dal momento che «tali valori-obiettivo incentrati sulle risorse mancano di requisiti in termini di performance e non sono in linea con i princìpi di economia, efficienza o efficacia». Insomma, per tenere fede al diktat NATO, basta spendere nella Difesa, senza preoccuparsi della sostenibilità economica.

Nel mirino della Corte dei Conti europea finisce anche «la continua dipendenza dagli Stati Uniti». A partire dalle forniture militari: «dall’inizio della guerra in Ucraina fino al giugno 2023, il 78% delle acquisizioni nel settore della difesa da parte degli Stati membri dell’UE proveniva da paesi esterni all’Unione: gli Stati Uniti da soli ne rappresentavano il 63%». La dipendenza dall’esterno, con l’aggravante del fornitore quasi monopolistico, rischia di mandare in fumo il cronoprogramma della Commissione.

Alla possibile «strozzatura in termini di materiali» si aggiunge quella del personale qualificato, che «l’industria della Difesa ha difficoltà sia ad attrarre che a trattenere». Nel chiosare, la Corte dei Conti avverte che «se non verranno soddisfatte queste condizioni strutturali, i fondi stanziati potrebbero non tradursi in spese».

Avatar photo

Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.