La salamandra di Gerry. Guida alle midterm. Parte 2

Dal blog https://www.lafionda.org

29 Ott , 2026|Silvano Poli

Nel marzo del 1812 un vignettista del Boston Gazette disegna la mappa di un collegio elettorale del Massachusetts e vi aggiunge artigli, ali e una testa. Il collegio che ha raffigurato è quello del partito del governatore dello stato, Elbridge Gerry. Ha un profilo tanto contorto da somigliare a una salamandra, così dall’unione dei due nomi nasce il gerrymandering. Si tratta di una delle pratiche più note, se non altro per il curioso nome, della politica americana. Tuttavia, quanto accaduto negli ultimi diciotto mesi ha ormai poco a che vedere con il fantasioso rettile disegnato da Gerry per garantirsi la rielezione.

Nella corsa alle midterm il gerrymandering è diventata l’arma di una guerra tra Stati, combattuta con referendum e sentenze, che ha deciso in anticipo una parte considerevole della Camera dei rappresentanti. In primo luogo, è utile sapere che negli USA i collegi della Camera non vengono ridisegnati prima di un’elezione, ma dopo i censimenti – una volta ogni 10 anni. Non si tratta di una legge né di una regola scritta, ma, piuttosto, di una consuetudine generalmente rispettata.

Una regola già trasgredita dal Texas del 2003, quando i repubblicani di DeLay rifecero la mappa dei collegi a metà decennio. Anche questa volta è il Texas a proporre una modifica “arbitraria”, slegata dal censimento, innescando, però, una competizione tra Stati per trasformare la mappa politica del Paese.

La storia inizia nell’estate del 2025 Trump chiede ai repubblicani del Texas – arbitrariamente e senza alcun potere in materia – di ridisegnare la mappa dei collegi allo scopo di assicurare al partito cinque seggi in più. I deputati democratici texani reagiscono con una secessione sull’Aventino: il 3 agosto lasciano lo Stato, riparando in Illinois e a New York, per far mancare il numero legale e bloccare il voto.

Abbott ordina allora al Department of Public Safety di rintracciarli e ricondurli in aula. I democratici rientrano il 18 agosto, mentre la California – a maggioranza Dem – presenta una propria nuova mappa dei collegi. Alla fine, la modifica di Abbott passa: 88 a 52 alla Camera statale il 20 agosto, 18 a 8 al Senato il 23, con la firma di Abbott il 29[1]. Cinque collegi democratici vengono ridisegnati in modo da includere contee a maggioranza repubblicana ed escludere gli elettori democratici.

Con l’attuale delegazione texana alla Camera del Congresso (25 repubblicani, 13 democratici), il GOP potrebbe arrivare a trenta seggi contro otto. Il 18 novembre la corte federale di El Paso blocca in via cautelare la mappa come racial gerrymandering, in violazione del Quattordicesimo emendamento. Il 4 dicembre 2025 la Corte Suprema, con sei voti contro tre, sospende quella decisione e approva la nuova mappa[2].

La risposta democratica arriva dalla California, primo Stato per numero di deputati e di grandi elettori subito sopra il Texas. In California, però, una modifica costituzionale del 2010 affida ad una commissione indipendente il compito di designare i collegi dei deputati. A differenza del Texas, il parlamento statale non può semplicemente approvare una nuova mappa.

Newsom, allora, incoraggia il Parlamento a produrrre una mappa alternativa e la sottopone agli elettori con un emendamento costituzionale, la Proposition 50, il cui testo richiama esplicitamente il Texas. Il 4 novembre 2025, con il 64% dei consensi, la proposta viene approvata, ridisegnando cinque seggi repubblicani – in direzione opposta a quella texana – rinviando a dopo il censimento del 2030 il ripristino della commissione indipendente[3]. Ironia della sorte, la California aveva affidato i collegi a una commissione indipendente proprio per sottrarli all’arbitrio del partito di governo. Per difendersi dal Texas, Newsom non ha esitato a restituirli ai partiti attraverso la benedizione del voto popolare, facendo accettare con entusiasmo una pratica storicamente invisa agli elettori americani.

Il risultato è che le due maggiori delegazioni della Camera, quella californiana con 52 seggi e quella texana con 38, sono state ridisegnate nel giro di pochi mesi, un anno prima del voto, da due maggioranze contrapposte.

Da quel momento la pratica si diffonde a macchia d’olio. Ohio e North Carolina approvano mappe che dovrebbero favorire i repubblicani, con due seggi in più in Ohio e uno in North Carolina. Il Missouri prende di mira un seggio democratico, quello di Emanuel Cleaver, dividendo Kansas City in tre distretti con una mappa firmata dal governatore repubblicano Kehoe il 28 settembre 2025.

Un referendum promosso con oltre 300.000 firme la sospende; il 3 settembre la Corte Suprema dello Stato ha stabilito che la forma del collegio di Kansas City sarà uno dei quesiti sulla scheda del 3 novembre – nel frattempo resta in vigore la mappa del 2022[4]. Nello Utah un giudice ha giudicato illegittima la mappa disegnata dai repubblicani e ne ha imposta una che restituisce un seggio ai democratici.

La Virginia tenta la strada dell’emendamento costituzionale, approvato dagli elettori in aprile e destinato a costare ai repubblicani quattro seggi. L’8 maggio 2026 la Corte Suprema statale ha dichiarato nullo l’emendamento con quattro voti contro tre, perché la prima votazione parlamentare, il 31 ottobre 2025, era avvenuta a elezioni già in corso: il voto anticipato era iniziato il 19 settembre e oltre un milione di virginiani avevano già votato – mentre la Costituzione dello Stato richiede che tra i due voti dell’assemblea si svolga un’elezione generale[5].

In Florida, ad aprile il governatore DeSantis fa approvare una mappa che può valere fino a quattro seggi repubblicani in più (ottavo Stato a completare il ridisegno), nonostante il Fair Districts Amendment del 2010 vieti di disegnare i collegi per favorire un partito[6]. In Indiana, unica eccezione, il Senato statale, a maggioranza repubblicana, rifiuta di assecondare le richieste della Casa Bianca. In breve, la riforma in Texas ha avviato una corsa agli armamenti per la Camera combattuta Stato per Stato e nella quale ciascuno giustifica la propria mossa con quella dell’avversario.

Il punto di svolta arriva dalla Corte Suprema. Già nel 2019, con la sentenza Rucho, la Corte aveva stabilito che il gerrymandering partitico non può essere sindacato dai giudici federali, lasciando alla politica una libertà quasi totale. Alla fine di aprile 2026 il bilancio di un anno di guerra delle mappe era quasi un pareggio, perché i democratici avevano recuperato più o meno tutto ciò che avevano perduto.

Il 29 aprile, con la decisione Louisiana v. Callais, scritta dal giudice Alito e approvata con sei voti contro tre, la Corte ha ristretto drasticamente la Sezione 2 del Voting Rights Act[7]. Approvata nel 1965, la norma obbligare gli Stati a disegnare (dove la popolazione lo consente) un certo numero di collegi dove c’è la “maggioranza di una minoranze”: storicamente, questo doveva servire a tutelare il voto nero e a fare in modo che non venisse reso inefficace.

Lo stato della Louisiana, che conta un terzo di popolazione afroamericana, ma un solo collegio su sei a maggioranza nera, era stata costretta da un tribunale federale a disegnarne un secondo. Per questo, un gruppo di elettori non afroamericani ha impugnato come discriminatoria la sentenza. La Corte ha deciso a loro favore, rigettando il nuovo collegio e rendendo di fatto incostituzionale il rispetto di una legge sui diritti civili.

Come commentato dalla giudice Kagan nel suo dissenso, ora non basta più provare che una mappa penalizza una minoranza, ma occorre dimostrare che chi l’ha disegnata intendesse penalizzarla intenzionalmente e con dolo. In questo modo, sostiene, la Sezione 2 è ridotta a «poco più che lettera morta».

La sentenza, in combinazione con la Rucho, apre ad una scappatoia comodissima: a un parlamento statale basta dimostrare che non sta danneggiando i neri o le altre minoranze, ma solo gli elettori democratici – che nel Sud sono in larghissima parte la stessa cosa. Il pareggio di aprile è durato pochi giorni. Il 30 aprile, il giorno dopo la sentenza, il governatore della Louisiana Jeff Landry ha sospeso con un ordine esecutivo le primarie per la Camera del 16 maggio, quando decine di migliaia di schede per posta erano già state restituite, e le ha spostate al 3 novembre per poterle tenere con una nuova mappa[8].

È seguita una seconda ondata, tutta sudista, di modifica dei collegi: la Louisiana ha approvato il 29 maggio una nuova mappa che smantella il secondo collegio a maggioranza nera. Il Tennessee ha diviso Memphis in tre distretti cancellando l’unico seggio democratico dello Stato[9]; in Alabama, il 2 giugno, la Corte Suprema ha consentito di usare la mappa approvata dal parlamento statale nel 2023, con il secondo distretto, nato per dare voce al voto nero, ora classificato Lean (legger vantaggio) Republican[10].

Dal 1992 i democratici hanno vinto quasi sempre il voto popolare alle presidenziali: sono una maggioranza, seppure in difficoltà, e le mappe servono a neutralizzare la maggioranza popolare. Il bilancio, a un mese dal voro del 3 novembre, è questo: sulla carta le nuove mappe in vigore valgono ai repubblicani circa sedici seggi e ai democratici sei, cinque in California e uno nello Utah, mentre la mappa della Virginia è stata annullata; inoltre, i collegi realmente contendibili sono diminuiti[11].

È per questo che un vantaggio di otto punti nel voto generico, che in un sistema ordinario produrrebbe effetti consistenti, rischia di tradursi in una vittoria di misura, che i democratici dovranno conquistare in una manciata di distretti, mentre il resto del Paese è stato deciso a tavolino. Il paradosso, tuttavia, è che il disegno più ambizioso, quello texano, si regge su una scommessa che si sta rivelando perdente. Nel 2024 il voto ispanico si era spostato di una decina di punti verso Trump, che secondo il Pew Research Center era passato dal 36 al 48%[12].

Così, i legislatori repubblicani di Texas e Florida hanno ridisegnato i collegi del Sud immaginando che si trattasse di una tendenza di lungo periodo. Secondo i sondaggi attuali non è più così: per l’UnidosUS circa un elettore ispanico texano su cinque tra quelli che avevano votato Trump non ripeterebbe quella scelta[13]. Il collegio di Vicente Gonzalez, il TX-34, che la nuova mappa aveva reso più rosso, è oggi classificato come Lean verso i democratici. Gli analisti hanno coniato un termine per questa condizione: dummymander, ossia il gerrymander che si ritorce contro chi lo ha disegnato.

Chi ha ridotto i seggi in bilico per proteggersi ha, infatti, ridotto anche il proprio margine di errore proprio dove la propria coalizione si sta sfaldando.

Dunque, la vera domanda dopo un 2026 di battaglia legale e di posizione è: quanti sono i seggi che contano davvero in questa elezione? Cook classifica le corse in quattro livelli, dal più sicuro al più incerto (Safe, Likely, Lean e Toss-Up) e i seggi che contano sono quelli che stanno negli ultimi due. Al 23 ottobre questi sono ca. 50 su 435, poco più dell’11%: 17 Toss-Up, 16 Lean verso i democratici e 17 Lean verso i repubblicani[14].

Tra i Toss-Up i democratici difendono Kathy Castor a Tampa (FL-14), in un collegio passato da Harris +8 a Trump +11[15]. I repubblicani difendono Valadao nella Central Valley californiana (CA-22) e Lawler a New York (NY-17), uno dei tre repubblicani che siedono in un distretto vinto da Harris, oltre a Max Miller in Ohio (OH-07), dove Trump ha vinto di undici punti ma pesano le accuse di violenza domestica mosse dalla ex moglie, che il deputato nega[16].

Tra i Lean spiccano Marie Gluesenkamp Perez a Washington (WA-03), democratica centrista in un distretto vinto da Trump, e Scott Perry in Pennsylvania (PA-10), il repubblicano che nel 2024 vinse per circa un punto su Janelle Stelson e il cui seggio è ora considerato Lean verso i democratici. Il primo segnale della notte del 3 novembre verrà con ogni probabilità dalla Virginia-2, dove le urne si chiudono presto, con gli analisti pronti a scommettere che il seggio della repubblicana Jennifer Kiggans andrà all’ex deputata statale Dem Elaine Luria. Se Luria battesse Kiggans la maggioranza democratica alla Camera sarebbe a portata di mano.

Resta, tuttavia, una questione di ordine teorico molto più grave e, per questo, non vista o ignorata. Se in una federazione smisurata come gli US i collegi davvero contendibili si riducono a poche decine, è lecito domandarsi per che cosa stia votando il resto del Paese. La partita si gioca infatti su un pugno di distretti e in questi vanno a concentrarsi denaro, volontari e attenzione dei media ecc.; altrove il voto si limita a ratificare una scelta già compiuta da chi ha tracciato i confini.

Certo, il dummymander texano dimostra che anche le mappe dei collegi più accurate possono rivoltarsi contro chi le ha disegnate. Ma questo non basta a restituire agli elettori un potere e, soprattutto, quella possibilità di scelta che il collegio uninominale dovrebbe garantire. Il maggioritario a turno unico è il sistema più caratteristico del modello anglosassone.

La politologia lo ha a lungo apprezzato perché valorizza i territori e incoraggia un rapporto diretto tra eletti ed elettori, trasformando un’elezione sola in numerosi eventi singoli che si ricompongono poi in un’unica assemblea. Oggi, però, questo sistema mostra i suoi limiti su entrambe le sponde dell’Atlantico. ùNegli Stati Uniti il bipartitismo resiste, ma la sottrazione della competizione nella gran parte dei collegi svuota l’accountability e la responsiveness degli eletti. Nel Regno Unito, al contrario, il voto strategico, che, in teoria, dovrebbe condurre al bipolarismo e alla santa governabilità, non riesce più a contenere la frammentazione. È da qui che conviene partire per capire che cosa si giocano davvero i democratici, e con loro la corrente socialista che li sfida dall’interno: ciò che accade nei distretti americani ci riguarda più di quanto si possa credere


[1]Fox 4 News, Texas House passes redrawn congressional map after hours of debate, 20 agosto 2025; The Gazette, Texas Senate passes GOP redistricting maps, sending to Abbott for final approval, 23 agosto 2025. https://www.fox4news.com/news/texas-house-rewdrawn-map-hours-debate

[2]CBS News Texas, Texas representatives react to U.S. Supreme Court allowing use of new maps, 4 dicembre 2025. https://www.cbsnews.com/texas/news/texas-representatives-react-u-s-supreme-court-allowing-use-new-maps-redistricting-battle

[3]Greenberg Traurig, California’s Proposition 50 passes by wide margin, novembre 2025. https://www.gtlaw.com/ja/insights/2025/11/californias-proposition-50-passes-by-wide-margin

[4]Missouri Independent, Missouri Supreme Court blocks gerrymandered congressional map, orders referendum vote, 3 settembre 2026. https://missouriindependent.com/2026/09/03/missouri-supreme-court-blocks-gerrymandered-congressional-map-orders-referendum-vote/

[5]Ballotpedia News, Virginia Supreme Court voids election results for Virginia redistricting referendum, 8 maggio 2026. https://news.ballotpedia.org/2026/05/08/virginia-supreme-court-voids-election-results-for-virginia-redistricting-referendum-blocking-implementation-of-a-map-that-would-have-shifted-four-congressional-seats-towards-democrats/

[6]Florida Phoenix, Florida Legislature passes DeSantis’ congressional redistricting map, 29 aprile 2026. https://floridaphoenix.com/?p=240266

[7]Quarles & Brady, Supreme Court limits Voting Rights Act, strikes down Louisiana congressional map, 1 maggio 2026. https://www.quarles.com/newsroom/publications/supreme-court-limits-voting-rights-act-strikes-down-louisiana-congressional-map-and-signals-ongoing-skepticism-of-race-conscious-state-action

[8]Louisiana Illuminator, Louisiana governor postpones U.S. House primary elections after Supreme Court ruling, 30 aprile 2026; NPR, Louisiana lawmakers pass a congressional map to dismantle a majority Black district, 29 maggio 2026. https://lailluminator.com/2026/04/30/louisiana-governor-ag-says-they-will-postpone-u-s-house-primaries-following-callais-decision/

[9]Wikipedia, 2026 Tennessee redistricting (mappa approvata e firmata il 7 maggio 2026). https://en.wikipedia.org/wiki/2026_Tennessee_redistricting

[10]WTVY, Supreme Court rules Alabama can use 2023 congressional map for 2026 election cycle, 3 giugno 2026; Cook Political Report, House race ratings, 23 ottobre 2026. https://www.wtvy.com/2026/06/03/supreme-court-rules-alabama-can-use-2023-congressional-map-2026-election-cycle/

[11]Wikipedia, 2025–2026 United States redistricting (tabella riassuntiva Stato per Stato); Inside Elections, 2026 Redistricting Review: Why There Are Fewer Competitive Seats, 23 luglio 2026. https://en.wikipedia.org/wiki/2025%E2%80%932026_United_States_redistricting

[12]CNN, What new research tells us about how Trump won in 2024 (dati Pew Research Center sugli elettori convalidati), 26 giugno 2025. https://abc17news.com/news/2025/06/26/what-new-research-tells-us-about-how-trump-won-in-2024/

[13]Spectrum News, Texas Latino voters could swing the electorate in the midterms (sondaggio UnidosUS), 6 ottobre 2026. https://spectrumlocalnews.com/tx/south-texas-el-paso/news/2026/10/06/texas-latino-voters-swing-electorate-midterms

[14]Cook Political Report, House race ratings, aggiornamento del 23 ottobre 2026. https://www.cookpolitical.com/ratings/house-race-ratings

[15]Fox 13 Tampa Bay, How Florida’s redrawn district map shifts Kathy Castor’s reelection odds, 2026. https://www.fox13news.com/news/how-floridas-redrawn-district-map-shifts-kathy-castors-reelection-odds

[16]Gray News, Rep. Max Miller faces growing scrutiny amid domestic abuse allegations, 4 agosto 2026. https://www.wdbj7.com/2026/08/04/rep-max-miller-faces-growing-scrutiny-amid-domestic-abuse-allegations/ Di: Silvano Poli

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