La lezione che sta emergendo dalle elezioni statunitensi, da quelle in Brasile e dalle lotte crescenti in Europa: il rifiuto dell’elite finanziaria e del capitalismo aggressivo
C’è un aspetto nella travolgente vittoria dei Democratici alle elezioni di Midterm statunitensi che non deve essere sottovalutato e che aiuta a capire anche come trarre una linea di congiunzione tra quanto sta accadendo in varie parti del mondo occidentale. Ne ha fatto menzione Eric Blanc, qui su Jacobin, quando ha evidenziato che nel risultato elettorale si nota quanto «il populismo economico sta diventando sempre più centrale per i Democratici».
Raccolgo questo titolo di Cannavo, ex direttore del F.Q. e aspirante socialista sulle elezioni americane e brasiliane
Mi permetto di dissentire, poiché purtroppo non mi pare corrispondente al vero che ci sia una consapevolezza di rifiuto dell’elite finanziaria e del capitalismo aggressivo. Provo a spiegarmi.
Certo la maggioranza espressa con i voti è innanzi a tutto un NO secco al modo ed anche ai gruppi di miliardari di trattare la maggioranza sociale. Non sono ideologie il carovita, l’esistenza nel paese più ricco del mondo di 100 milioni di poveri, la mancanza di una sanità pubblica gratuita, le leggi che garantiscono repressione e brutalità interna, l’arroganza suprematista di dichiarare guerre che pagano i cittadini senza alcun reale motivo, ecc.
Quindi la gente ha detto no a tutto con rabbia, che si è ovviamente riversata in un vantaggio per i democratici. Però altro è avere una vera alternativa di società, in un continente dove se non sei miliardario non presentarti neppure alle elezioni(persino l’unico islamico eletto lo è) e dove i soldi sono l’inganno magico del club Epstein in declino.
Ma c’è da una parte da valutare la storia di questo bipolarismo fra democratici e repubblicani che è solo l’altra faccia brutta degli USA, quelli dalla nascita danno la caccia ai nativi ed alle risorse che competono loro per rapinarli.
Dall’altra nonostante la nascita di tante realtà di aggregazione sociale, non c’è ad oggi, un modello alternativo vero realistico, possibile e soprattutto organizzato oltre che diffuso nei 52 stati federati, a cui andrebbe aggiunto il mondo globale fluido e mobile della finanza di ogni livello , delle banche e di chi decide chi e come si può vivere. L’alleanza con Israele non è un caso ed il genocidio lì perseguito e continuato ancora oggi con la fame, gli allagamenti delle tendopoli, delle violenze dei coloni fanatici , i blocchi ai soccorsi, ecc.
E’ una strategia di vita che non può essere accettata, ma per mettersi al sicuro da questo modo, da questa gentaglia, dove c’è più armi che pane…… ce ne passa ancora e non analizzarlo è cretino.
La struttura americana, come quella occidentale ed europea sono molto simili, è il limite di questo NO secco elettorale
Ma quale soluzione si vede in un futuro prossimo con i partiti che fanno patti di liberismo considerandolo alternativo a questo capitalismo finanziario che in realtà ne è lo scimmiottamento culturale e pratico.
Nessuno in occidente compresi i media ancora oggi, dice una sola parola contro le violenze, il genocidio in Palestina, in Cigiordania, in Siria, in Iran , ecc, annegando tutto nella difesa dei confini, con armamenti che in EU non ci sono ancora, tagliando sanità, energia, istruzione che non ci sono più nei territori
Ministri italiani imbelli e con le mani sporche di sangue perché i silenzi pesano.
Vediamo cosa succederà il 20 novembre nella grande giornata di scioperi congiunti e di manifestazioni che, proprio per la vicinanza delle elezioni, nessuno intende prenderle davvero in mano e tracciare una differenza che già c’è, si può abbozzare.
Però partiamo dal NO secco che ovunque dagli “scarafaggi indiani” agli studenti serbi, ai giovani italiani, francesi, spagnoli e tedeschi e costruiamo un futuro almeno di immagini concreta.
Gianni Gatti
08/11/26