Riflessioni sul Reddito di Cittadinanza

(M5S) o  inclusione(PD) o dignità(Berlusconi) su cui nel blog ho pubblicato diversi articoli utili ad aprire analisi e proposte politiche di lavoro .

Vado per punti in sintesi :
– il reddito deve essere per tutte le persone in difficoltà sotto il minimo di vita e oggi sono stimati oltre 7 milioni di bisognosi http://www.istat.it/it/archivio/164869 .E’ utile come forma di assistenza alla vita immediata e non mi fermo a spiegare il perché .

– Il reddito deve essere scambiato con lavoro, cioè come forma transitiva di diritto alla sussistenza perchè diversamente sarebbe un costo insopportabilese opera di solo welfare anche inflattivo se scambiato solo come assistenzialismo puro . La mia idea è che da subito un lavoro che non c’è nei fatti, se non in forme precarie e instabili, non è gestibile da uffici del lavoro senza offerte concrete da fare . Va reinventato anche per la evidenza di istituti di ricerca universitari che spiegano come 6 milioni di posti di lavoro spariranno nel futuro immediato dei prossimi 10 anni per vari fattori soprattutto finanziari e di introduzione di tecnologia .
Quindi avrebbe senso provare a dare un reddito a chi si dispone a lavorare nel sociale , dove già una gran massa alimenta una forma di economia nascosta prestando opera molto spesso in forma gratuita e che ritengo utile socialmente .
Parlo di chi può prestarsi alla protezione civile, ai VVFF, alla cura del verde in città o fuori nei boschi, chi aiuta nella sanità(ospedali, case di riposo,comunità,ecc ), a forme di insegnamento , chi preserva e sperimenta arti e mestieri antichi,chi cura gli animali, chi come associazione crea forme di agricoltura biocompatibile, chi crea informazione sul web, chi protegge dalle violenze di genere, chi da mutuo aiuto solidale o cooperazione, chi mette insieme G.A.S. ecc, ecc . Basta fare una ricerca sul web alla voce volontariato e si apre un mondo che grosso modo è stimato al 30% del totale della popolazione .

Per chi vuole dati attuali può vedere al sito INSTAT : http://www.forumterzosettore.it/files/2018/01/Report_spesa-sociale2015.pdf
La legge che ne regola la formazione è la (266/91)e al fine del reddito va modificata . Questo modo permette di dare un sostegno immediato a chi già opera nel settore allargandone incentivandola la partecipazione come servizi ai cittadini che lo stato nella sua riduzione oggettiva del welfare non dà più oggi,anzi abbandona proprio intere comunità e settori rivendo quindi un controvalore sociale spendibile. Va da sè che questa tesi marcia parallela alla normale richiesta di lavoro oggi esistente nelle varie forme , non la esclude . Chi ottiene un minimo reddito in cambio di questo lavoro attua un doppio utile perchè il minimo monetario viene subito speso in necessità oggettive (bollette, affitto, ecc) , quindi ricircola liquidità, non certo risparmio speculativo e soddisfa un vuoto di necessità fra la popolazione, sotto forma di utilità e assistenza sociale che è un valore concreto !
– questo valore importante di bilancio dello stato ha senso se è legato ad un insieme di azioni che chiamerei SISTEMA DI REDDITO legate una all’altra ed indispensabili . Personalmente la vedo come forma stabile continuativa non uno spot, che però nel tempo deve trovare trasformazioni proprio nell’insieme delle azioni necessarie Se prendiamo per buona la documentata analisi sulla proposta del M5S di Andrea Fumagalli e Cristina Morini (area Manifesto) http://effimera.org/delluso-strumentale-del-reddito-finalità-politiche-andrea-fumagalli-cristina-morini/ che evidenzia come in realtà il costo di tale investimento sociale sia di 29,8 miliardi e non di 17 , perché il provvedimento eventualmente va connotato degli strumenti di formazione e ri-organizzazione degli uffici del lavoro necessari come gestione e ovvio come controllo se no è …un casino italiano (di finti ciechi siamo già pieni!) . Gestire vuol dire avere poteri e mezzi e risorse che appunto hanno un costo e non ci si improvvisa gestori di lavori sociali dal mattino alla sera
– dare reddito significa riequilibrare lo scompenso della disuguaglianza come forma di distribuzione di ricchezza con unico selettore: il mercato stesso che non è un problema solo italiano ovvio . Dedicare risorse da parte dello stato che può solo prendere dai cittadini in varie forme, ma in sostanza come tasse presuppone appunto una drastica e selettiva riduzione delle stesse ormai a livelli di usura contabile, perché è indispensabile aumentare valore per le piccole medie imprese qui e adesso, mentre serve un’azione violenta di limitazione alle grandi aziende che esportano attività e denaro in lidi fiscali felici , assieme ad un’azione di recupero fiscale e lotta seria alla corruzione
– Per permettere questa azione complessa serve un diverso equilibrio con i rapporti con l’EU , con lo studio di contromisure per chiudere la dipendenza giurico- amministrativa attraverso il MES (pareggio di bilancio) e attraverso una definizione del ruolo della moneta, che deve assolutamente cambiare e non essendo competente lascio agli specialisti come ritornare a forme di equilibrio di sovranità con doppia moneta o altro . Ritornare ad essere padroni della propria libertà di spesa è indispensabile , pur mantenendo un rapporto con la UE a cui diamo circa 20 miliardi anno ma ne incassiamo 12/13 e il debito pubblico sale a dismisura creando dipendenze anche dalla speculazione finanziaria internazionale
– Ancora, ma non ultimo serve una seria riforma del lavoro, come concepito oggi che mentre favorisce il grande capitale, grandi aziende è intesa come flessibilità al ribasso e vengono conteggiati per il PIL numeri che non dicono nulla anzi sono antitetici allo sviluppo sociale. Così va riequilibrato tutta la struttura giuridica, non solo reintroduzione dell’art. 18 ed eliminazione del Job Act piddino, ma una diminuzione delle ore di lavoro generale, una ricontrattazione sindacale importante e coraggiosa, costante anche a piccoli salti. Anche attraverso a questo si recupera lavoro e reddito . Abbiamo una rete di università che potrebbe tornare a creare eccellenza se collegata socialmente(non solo come ricerca) e non come contenitore vuoto di reali possibilità perchè non usarlo per trovare soluzioni organiche ed integrate fra loro sul tema: lavorare meno, lavorare tutti ?
Come sostengo da tempo non è sufficiente una buona idea oltretutto nata alcuni anni fa da una opposizione che ha avuto il merito di primaria genitura, ma visto da ottica di applicazione da parte di chi amministra non è affatto credibile se lasciata in questi termini, può essere riformulata in vari passaggi perchè c’è una immediatezza sociale indispensabile ed è colpevole non aver approfondito sino ad oggi questa disponibilità costruendone il supporto culturale ed intellettuale se non con discussioni sporadiche e limitate oltretutto con esperti esterni . Il piano progettuale non può essere fatto a spot comunicativi-elettorali, deve avere credibilità e sostenuto nella sua esecuzione socialmente , non ideologicamente . Serve creare le condizioni per fare un salto nel tempo epocale dove al centro ci sia l’uomo e non le merci o la finanza . La consapevolezza è quella di una nazione con possibilità assolute di ripresa , ma circondata da un mondo competitivo e violento internazionalmente che per conquistare mercati scatena guerre e migrazioni bibliche. Se attuata, questa che pare una misura minore in sè, diventa la madre di tutti i cambiamenti per gli effetti collaterali che implica quindi serve anche attrezzarsi preventivamente a difendere uno status, almeno parlandone fra chi ancora non ha messo il cervello in frigo .

di Gianni Gatti    –   Savona

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