“1943-1945 Schiavi di Hitler gli italiani in cifre” // 25 MILIONI di Deportati e 16 MILIONI di STERMINATI

(un dossier preparato da Domenico Stimolo)

“1943-1945 Schiavi di Hitler gli italiani in cifre”

Scrisse Claudio Sommaruga (sopravvissuto IMI, 1920-2012) in un testo pubblicato da “Rassegna ANRP n°1/2 – gennaio/febbraio 2001, dal titolo 1943-1945 Schiavi di Hitler gli italiani in cifre”:

“le cifre che qui si riportano sono solo orientative, valgono come ordini di grandezza

//Tra i ricercatori italiani e tedeschi che hanno raccolto questi dati ci sono: Luigi Cajani, Carmine Lops, Gabriele Kammermann, Lutz Klinkhammer, Brunello Mantelli, Gustavo Ottolenghi, Giorgio Rochat, Gerhard Schreiber, Claudio Sommaruga e altri (da ricerche negli archivi ministeriali militari)//

La galassia concentrazionaria nazista sfruttò, di fatto, dal 1933 circa 25.000.000 schiavi di 28 nazioni,
dei quali 9.250.000 prigionieri militari (di cui 5.300.000 schiavi russi e 700.000 italiani –IMI-);
4.350.000 deportati politici (di cui 2.300.000 tedeschi);
7.900.000 deportati razziali e “diversi” (ebrei, zingari, omosessuali, alienati, criminali….);
3.850.000 lavoratori sedicenti liberi, emigrati o rastrellati, dalla Francia, Italia ed Europa Orientale.

I lager di detenzione furono:

24 di sterminio diretto o col lavoro duro sottoalimentato (KL, KZ) con 1.700 dipendenze e 9.950 siti; 

850 Lager militari e dipendenze (St., Of., etc.,, di cui 142 principali;

2000 Battaglioni di lavoratori militarizzati ( Bau-Btl); alcune decine di migliaia di Arbeits Kommando di fabbrica (AK).

Tutto il Grande Reich coi Governatorati (G.G.) e i territori occupati erano un immane Lager di sopraffazione dei diritti della persona umana, quest’ultima catalogata in Obermenschen, i superuomini (ariani, dolicocefalo-biondi nordici e prussiani; brachicefalo-bruni alpini), Mensche, scarsamente uomini (ariani mediterranei dolicocefalo-bruni e poco alti) e Untermenschen, i subumani o cose (asiatici, euro orientali, siberiani, semiti, tarati, etc.).

I morti, in prevalenza ebrei russi, furono 16.000.000 (per inedia, tifo, tbc, bombardamenti, gas, pallottole) dei quali:

4.600.000 militari,

4.700.000 civili e

6.700.000 “diversi” ( razziali, etc.).

I superstiti furono solo 9.000.000.


DEPORTAZIONE IN ITALIA
 
(sulla deportazione a Genova .1.488 operai genovesi furono deportati a Mauthausen-  vedi :

I cittadini italiani, uomini, donne, ragazzi, deportati nei Lager nazisti a partire dall’8 settembre 1943, sono stati circa 44.500.

Di questi: 8900 ebrei e zingari – 6.750 ebrei italiani, 1900 ebrei del Dodecaneso e alcune centinaia di stranieri catturati in Italia-. All’inizio della guerra, giugno 1940, in Italia si trovavano circa 57.000 ebrei; altri 10.000 erano fuggiti dalla Germania cercando di trovare rifugio in Italia. Alla fine del 1941, 23.000 ebrei erano andati via, rimasero in 44.000.

La parte più consistente dei deportati fu costituita dagli “oppositori”. Così venivano classificati i partigiani e i resistenti in genere catturati in Italia, circa 30.000. Poi:

alcune centinaia di ufficiali antifascisti rastrellati, 2200 carcerati militari a Peschiera, 3000 coatti IMI transitati nei KZ e Straflager – lager per deportati politici e razziali –(con oltre 900 ufficiali, di cui 374 nello Straflager di Colonia, accusati di atti di resistenza ideologica, sabotaggi, tentata evasione, infrazioni gravi) –.

Complessivamente solo 4000 persone classificate “ oppositori” sopravvissero agli orrori dei campi di sterminio (“politici” ed ex IMI). Ai vivi si aggiungono 840 ebrei italiani e 179 dell’Egeo.

Anche in Italia, fra il 1943 -1945, furono installati alcuni campi di internamento.

Essenzialmente vennero svolte attività di accentramento e smistamento di deportazione verso i Lager nazisti dei prigionieri perseguiti per motivazioni politiche e razziali. I campi allestiti, gestiti da nazisti e dai fascisti di Salò, furono quattro: 

Borgo San Dalmazzo Cuneo, Fossoli Carpi -Modena, Bolzano Gries, Risiera di San Sabba a Trieste.

Risultati immagini per foto campi di sterminio Borgo san Dalmazzo

La Risiera era uno stabilimento per la pilatura del riso. Dopo l’armistizio dell’8 settembre da parte dei tedeschi fu utilizzato come campo di prigionia per lo smistamento in Germania e Polonia e per l’eliminazione diretta di partigiani ed ebrei. Il 4 aprile 1944 fu messo in opera un forno crematoio. Fu un vero e proprio campo di sterminio, con l’uso delle fucilazioni e della camera a gas appositamente allestita.

Unico esempio in tutta l’Europa occidentale. La Risiera di San Sabba operò la sua nefasta azione in un contesto territoriale che era mutato. Il 13 settembre 1943 Trieste di fatto era stata incorporata al Reich tedesco insieme Udine, Gorizia, Pola, Fiume (le province tutte) costituendo il “Litorale Adriatico”. Inoltre, il Trentino fu unificato al Tirolo. Non è stato facile dare un volto e un nome agli assassinati nel Lager. Si stima tra 3000 e 5000. Persone, uomini, donne e bambini. Dopo la liberazione del 25 aprile migliaia di carte di identità furono trovate in una cella.

Il campo di Fossoli nacque nel 1942 come luogo di concentramento per prigionieri inglesi. Dopo l’8 settembre il campo fu occupato dai tedeschi e dato alla RSI diventando un posto per la reclusione e lo smistamento di antifascisti ed ebrei. Dal febbraio 1944 una parte del campo fu direttamente gestito dalle SS. La parte del campo utilizzata come sito di detenzione fu gestita dai militi della RSI. L’altra zona gestita dalle SS, destinata alle deportazioni, nella fase più alta dell’orrida utilizzazione, registrò la presenza di 3000 prigionieri ( 1000 ebrei e 2000 politici”). Ogni baracca, delle sette destinate alla detenzione, conteneva fino a 256 persone, arrivate da tanti luoghi: uomini, donne, vecchi e bambini. Molti prigionieri provenivano dalle carceri del nord Italia: San Vittore Milano, Marassi Genova, Carceri Nuove Torino, etc., dalle aree territoriali della più pressanti e feroci azioni di repressione nazifascista.

Il 12 luglio 1944, per ritorsione ad un attentato avvenuto a Genova, 69 prigionieri furono prelevati dal campo e fucilati presso il Poligono del Cibeno. Il 2 agosto, essendo molto vicine le truppe Alleate, il campo fu evacuato, e traslocato a Bolzano Gries.

Il campo di Bolzano Gries entrò in funzione nel mese di giugno del 1944. Ad esso erano direttamente collegati una serie di sottocampi dislocati a Merano, Maia Massa, Vipiteno, Certosa Isarco, Val Sarentino. Nell’area iniziale del campo si trovava il blocco celle, costituito da 50 locali, utilizzati per gli interrogatori e per le punizioni.

Diversi erano i blocchi degli alloggiamenti, rigidamente separati in ragione della“caratteristica” dei detenuti. La struttura F era dedicata a donne e bambini, in L c’erano gli ebrei, in D e E erano destinati ai politici e ai partigiani (in gran parte appartenenti alle Brigate Garibaldi e a Giustizia e Libertà). Tra le donne, molte erano le ebree destinate tutte alla deportazione nei Lager di sterminio, le altre erano sudtirolesi appartenenti, in maniera diretta o meno, alla Resistenza. La gran parte degli imprigionati erano sottoposti allo svolgimento di pesanti azioni lavorative, specie all’esterno del campo. Venivano fatti uscire incolonnati, e sotto il controllo rigido delle sentinelle trasportati nei luoghi preposte alle attività. Il vitto era pessimo e totalmente insufficiente.

Nel campo l’azione di trasporto dei detenuti verso i Lager di sterminio fu molto intensa. Non esistono registri ufficiali poiché prima della liberazione i tedeschi distrussero tutta la documentazione. Dalle varie ricostruzioni effettuate, basate essenzialmente sulle testimonianza dirette, emerge che mediamente ogni mese avveniva la deportazione di circa 600-800 politici; tra le 150-200 di rastrellati nel periodo giugno-ottobre del 44; parecchi i trasporti effettuati con ebrei, la massima concentrazione avvenne nel periodo ottobre-dicembre 44. Gli ultimi treni della morte partirono il 1° febbraio e il 22 marzo del 45. I Lager di riferimento in particolare furono: Mauthausen, Auschwitz, Flossemburg.

Si stima che a Bolzano Gries siano transitate 11.116 persone. All’atto della liberazione, fine aprile 1945, nel campo si trovavano ancora 3500 persone. Almeno 50 persone sono morte a cause delle violenze subite e per fucilazioni.

Il campo di Borgo san Dalmazzo fu strettamente connesso agli aspetti bellici che si svilupparono nell’area del sud della Franci, ai confini con l’Italia. Le vicende iniziarono con le fasi belliche iniziate dall’Italia contro la Francia nel giugno del 1940.

Poi, a partire dall’11 novembre 1942, le zone chiamate del nizzardo (Nizza) furono occupate dall’esercito italiano. Risiedevano parecchi cittadini di religione ebraica. In questi territori le strutture militari italiane imposero agli ebrei il domicilio coatto.

Furono portati in un apposito gruppo di località. Non potevano svolgere attività produttive, era vietato allontanarsi, due volte al giorno dovevano presentarsi nelle stazioni di polizia.

All’8 settembre iniziarono i rastrellamenti degli ebrei da parte della Gestapo a Nizza e in tutte le zone circostanti. Per sottrarsi alla cattura, molti ebrei – circa 1200 – nelle giornate dell’8 e 9 settembre, seguendo i sentieri di montagna, iniziarono a trasferirsi in territorio italiano (fino al 13 settembre). Il 18 settembre il Comando tedesco intimò agli ebrei l’immediata presentazione presso la caserma di Borgo San Dalmazio, pena la fucilazione. Più di 300 ebrei si arresero. Con l’internamento di 349 ebrei di varie nazionalità, molti i bambini, la caserma diventò di conseguenza un campo di detenzione. Il resto dei provenienti dalla Francia sfuggì alla cattura, trovando aiuto e rifugio. Via, via nel campi si aggiunsero altri nuovi rastrellati ebrei arrestati nella provincia di Cuneo. Il 21 novembre 1943 tutti gli internati furono trasferiti a Nizza e poi nel Lager di Auswchitz. Dei più 300 deportati dopo la liberazione ne ritornarono circa 25. Dal 9 dicembre 1943 fu utilizzato come campo di internamento per gli ebrei arrestati nella provincia di Cuneo. Il campo fu chiuso il 15 febbraio del 1944, i detenuti furono trasferiti nel campo di Fossoli.

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