il populismo sovranista e gli ebrei del primo secolo

di bortocal15

ecco a che cosa serve (anche) studiare la storia delle origini del cristianesimo! a farsi spuntare qualche brillante idea per interpretare meglio il presente.

ho scritto ieri un post abbastanza complesso su un libro che qualche anno fa ha cercato di dare una interpretazione sociologica della crisi della Palestina ebraica del primo secolo d.C., vedendola soprattutto come l’espressione di una disorganizzata rivoluzione contadina (mancata).

ho espresso le mie perplessita` su questa interpretazione, ma ho lasciato da parte li`, invece, una osservazione estremamente azzeccata, che e` sta come un lampo che ha improvvisamente illuminata l’oscurita`, e la espongo adesso.

eccola, ma molto allargata nelle sue implicazioni, fino al punto da essere diventata quasi una interpretazione esclusivamente personale.

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primo punto (soltanto mio): possiamo leggere la storia antica da Alessandro Magno in poi, anzi forse addirittura dalla formazione dell’impero persiano, come un tentativo di globalizzazione politica ed economica, che alla fine si e` realizzato pienamente con l’impero romano attorno all’area del Mediterraneo ed e` sopravvissuto alcuni secoli tra difficolta` crescenti, fino a che la nascita dell’islam e la conquista araba del Mediterraneo meridionale non hanno definitivamente spezzato questa unita` antica – come bene ha dimostrato Braudel.

la formazione degli imperi non rispondeva soltanto allo sfrenato desiderio di conquista di alcuni capi politici e militari paranoidi, ma era una esigenza vitale di una civilta` piu` avanzata: in particolare la sopravvivenza stessa di citta` sempre piu` grandi rende necessaria l’esistenza attorno a loro di aree di libero scambio economico, che me assicurino l’approvvigionamento, e queste implicano necessariamente anche una unita` politica.

segnatevi mentalmente e tenete fermo questo punto: la globalizzazione e` l’altra parte necessaria dell’urnabizzazione; ma la civilta` post-moderna e` quasi completamente urbanizzata, in una sorta di metropoli a rete che si allarga sul mondo intero o quasi.

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una citta` come Roma antica, col suo milione di abitanti, aveva bisogno del grano allora prodotto dall’Africa settentrionale, come dei metalli provenienti da varie miniere d’Europa, ma soprattutto dei tributi fiscali di un vasto territorio: la globalizzazione politica, pur entro i limiti geografici di allora non e` un capriccio, ma e` collegata ai bisogni delle citta`.

non a caso, quando la globalizzazione entra in crisi e il potere politico di Roma si frammenta, questa si riduce nell’alto medioevo, da un milione a 5.000 abitanti: quelli che giusto potevano sopravvivere coltivando i terreni abbandonati e incolti attorno alle sue immani rovine e dentro le enormi mura oramai inutili del suo passato glorioso.

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le globalizzazioni del passato erano tuttavia molto piu` costose della globalizzazione attuale: venivano infatti realizzate e dovevano essere mantenute con enormi costi militari, che comportavano un fortissimo prelievo fiscale, quando non direttamente saccheggi e spoliazioni dirette dei territori conquistati.

la globalizzazione moderna viene invece realizzata in forme prevalentemente (anche se non esclusivamente) pacifiche, ma ha costi fiscali pure significativi, comunque, dato che le istituzioni che le impongono, le burocrazie imperiali di questo impero senza nome e senza identita`, sono a loro volta costosissime.

le globalizzazioni funzionano e godono dell’appoggio consenziente dei loro sudditi fino a che riescono ad assicurare un percepibile miglioramento delle condizioni di vita, almeno di quelle medie, ma entrano in crisi quando i costi del loro mantenimento appaiono superiori ai benefici.

non serve a nulla l’evidenza razionale che, per quanto elevati siano i costi della globalizzazione, ben superiori sono i costi sociali e umani del suo crollo: gli esseri umani comuni non vedono cosi` lontano e anche la punta del loro naso a volte sembra lontanissima dalle loro capacita` di percezione.

quindi, smettiamo di lamentarci della limitatezza dell’essere umano comune e prendiamone semplicemente atto.

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secondo punto: qui terminano le mie considerazioni strettamente personali ed entra in gioco quel che mi ha dato il libro di Horsle e Hanson, Banditi, profeti e messia. Movimenti popolari al tempo di Gesu`.

che cosa osservano questi due autori? che nel primo secolo a.C., nel periodo in cui viene collocata la vicenda per larga parte inventata del Gesu` cristiano (inventata non lo dicono loro, lo dico io), i costi fiscali della globalizzazione realizzata attraverso l’inserimento della Palestina ebraica nell’area dell’impero romano erano diventati insostenibili per le classi piu` povere di quel paese.

e questo e` il punto piu` interessante: come reagirono gli ebrei di allora ad una situazione che li vedeva costosamente inseriti in un impero che non migliorava le loro condizioni immediate materiali di vita, ma le logorava quotidianamente rendendol soggettivamente insopportabili?

col populismo sovranista!

l’aspirazione al ritorno ad una indipendenza nazionale, ad una moneta propria, ad una chiusura dei confini per proteggersi da una globalizzazione sentita come ostile fu la risposta irresistibile e si collegava al recupero identitario di una tradizione religiosa per altro chiusa ed oscurantista, ad una avversione alle ideologie umanitarie universalistiche che gia` allora accompagnavano la globalizzazione, all’ostilita` dichiarata verso tutti coloro che non apparteneva alla cerchia conclusa della stessa identita` etnica.

e populista era il richiamo ad una tradizione anche ottusa e grottesca, ma amata perche` punto di forza per la definizione di una specificita` inconciliabile.

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torno con questo alla spiegazione che da tempo ho dato dell’assurdita` apparente di certi dogmi religiosi, che appaiono insensati se non li esamina dal punto di vista della loro funzione, che invece realizzano benissimo.

il razionalista trova ridicola l’Immacolata Concezione di Maria o il divieto della carne di maiale, ma il sociologo capisce che essa e` perfettamente funzionale per distinguere e contrapporre un gruppo umano agli altri: anzi, tanto piu` assurdo e` il dogma o la legge morale, tanto piu` efficae e` nel permettere a chi li adotta di sentirsi completamente diverso dagli altri e superiore a loro.

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terzo punto, nuovamente soltanto mio: impossibile non accorgersi del preciso parallelismo con i fenomeni in atto oggi marcatamente in Europa, ma tendenzialmente in tutto il mondo.

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dunque appare una legge storica universale, quasi un “ricorso” di tipo vichiano, che le globalizzazioni in crisi producano regolarmente l’odio per le istituzioni sovranazionali che sostanziano questo potere sentito come nemico, l’aspirazione al ritorno ad un’unita` politica piu` ristretta con una precisa identita` nazionale, la lotta all’oppressione fiscale, il rigetto di gruppi etnici diversi sentiti come ostili, la volonta` di chiudersi economicamente in progetti di autosufficienza locale, il recupero di una religiosita` superstiziosa e di tipo totalmente irrazionale.

non si tratta di fenomeni passeggeri e assurdi: si tratta di processi storici necessari, per come e` fatto l’essere umano.

 

si risolvono soltanto risolvendone la radice: solo una globalizzazione espansiva potra` tornare ad essere attraente, se sara` in grado di riproporsi; altrimenti la tendenza verso un nuovo medioevo diventa semplicemente irresistibile.

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l’analisi di quello che accadde nella Palestina del primo secolo e agli ebrei di allora e` terribilmente istruttiva: inutilmente le elite, toccate marginalmente dalla crisi fiscale e non intaccate nei loro livelli benestanti di vita, provavano a richiamare al buon senso dell’analisi.

la spinta brutale alla riconquista dell’indipendenza, dopo decenni di rivolte, tumulti, terrorismo e guerriglia, divenne insurrezione globale, aperta, contro un potere imperiale ancora forte e capace di imporsi.

fu un suicidio programmato e voluto, a volte persino teorizzato, che nulla riusci` a fermare.

il popolo ebreo venne cacciato dalla sua terra e i superstiti dispersi nel Mediterraneo, condannati ad essere da allora in poi minoranza emarginata e spesso perseguitata.

l’irrazionalita` dell’autodistruzione vinse.

e` interessante capire se siamo su una strada analoga: non lo affermo con certezza, ma molto lo fa pensare.

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1 Comment

  1. Mi pare un bel giro pindarico che però ha …”il suo perché …”. Sono spazi diversi e reazioni diverse seppure la tua analisi tiene ed il preciso momento storico mi pare condivisibile anche rispetto la storia delle necessità intrinseche dell’impero in espansione . Impero romano ancora forte ma con elementi di forte corrosione interna perché le ricchezze attirano nemici che poi premono su ogni frontiera, perché la concentrazione delle città creava complessi problemi di controllo per la presenza di quantità enormi di schiavi, perché nel mondo conosciuto allora la globalizzazione era un economia dipendente da un unico centro e si avvitava su se stessa per mille problemi concreti . Non è ancora il tempo di Giustiniano e del passaggio dei cristiani da oppressi a inglobati negli oppressori . Il parallelo oggi però slitta , fa a pugni con quel tipo di sviluppo e per rimanere alla zona di Israele, paese reinventato per assurdo da altri colonizzatori rapaci come spina nel fianco per tutto il mondo arabo , non vi è più corrispondenza . Gaza è una enorme prigione i cui prodotti (recentemente petrolio trovato ) sono rapinati senza se e senza ma da Israele appunto e subiti dai palestinesi ormai senza più lacrime . Così la tecnologia in questa globalizzazione planetaria sta superando restrizioni di leggi e regolamenti nazionali per diventare trasversale e onnipotente , basta citare Amazon, Google, ecc . Il loro luogo di produzione è il mondo , il luogo dei loro profitti un paradiso fiscale . La velocità di evoluzione è forse l’aspetto di diversità dove tra l’altro per un progetto si possono bruciare nella finanza valori incredibili sotto forme diverse . Quella che non è cambiata è la sudditanza della maggioranza ed il signoraggio di pochi

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