Münster. La città delle biciclette.

Wanderlust

Flavia Matys

La città delle biciclette. Così l’ho sentita nominare per la prima volta Münster, la città dove mia sorella avrebbe fatto l’Erasmus per un anno. La prima volta che l’ho vista era a settembre, ed era vero piena di biciclette, le strade hanno le apposite piste ciclabili e quasi tutti si muovono con esse. La seconda volta che l’ho visitata è stata questa settimana ed é proprio bella, il suo centro storico è speciale. Il duomo è così imponente, le case sono tipiche tedesche antiche e costeggiano tutta la città, poi c’è il lago dove si possono fare passeggiate meravigliose. È una città universitaria, piena di studenti internazionali che la scelgono per la bellezza, per l’importanza delle università, per essere una città a misura d’uomo e per la sicurezza. Perché a Münster non hai paura di andare in giro di notte in bici, è una città tranquilla. Eppure ieri.
Eppure ieri non è stato così. Non è stato così ne per gli studenti, ne per i turisti, ne per gli stessi cittadini. Il primo caldo finalmente è arrivato anche in Germania, i bar mettono i tavoli all’ aperto. Ma qualcosa ieri ha, in pochi secondi, spezzato quell’armonia che si respirava nella città. Quel furgone contro quelle persone che stavano sorseggiando un caffè, baciati dal sole ha sparso paura e angoscia in una città così bella, tranquilla e viva. Nel momento in cui quel furgone si è abbattuto sulla folla ed ha distrutto quel muro di tranquillità e spensieratezza della città, tutto ha avuto un senso diverso.
Per un attimo non era importante chi fosse stato e le cause, i motivi che hanno spinto a fare un folle gesto. Tutto si è fermato in un momento di incredulità e paura. Gli animi dei cittadini, delle famiglie con figli lí a studiare, si sono bloccati e con loro è crescita la paura di ciò che era accaduto e che sarebbe potuto succedere.

Ero lì fino a ieri mattina, ho attraversato poche ore prima dell’attentato quella piazza; poteva succedere in qualunque momento, a qualunque persona, così ho iniziato a riflettere. Ci sono cose imprevedibili nella vita, cose che non vorremo mai che succedessero a noi, immaginiamo sempre che accado ad altri o in situazioni distanti emotivamente da noi, ma non può essere così. Il dolore che ha colpito Münster, ha colpito ognuno di noi in profondità. Passiamo tutto il tempo a lamentarci, ad essere egoisti, a non renderci e rendere felici gli altri e poi quando succedono queste tragedie ci sembra di svegliarci, si ma solo per poco. In realtà sveglia solo la paura, iniziano le polemiche contro il sistema, contro tutto e tutti, ma il sistema è costituito da ognuno di noi. Siamo noi a poterlo rendere migliore o peggiore; certamente il nostro comportamento corretto non avrebbe potuto evitare ciò, ma mi piace pensare che con la pace si crei altra pace, forse un’utopia, ma ho fiducia. Forse è l’ingenuità e la giovane età che mi rende fiduciosa, eppure spero che ognuno in cuor suo, voglia provarci, voglia a creare armonia tra le persone e forse chi lo sa, alcuni di questi tragici fatti possono essere evitati; alcune “lotte” giornaliere possono essere risolte con il dialogo. Münster tornerà a vivere più forte di prima, certo, la paura e la tristezza non passeranno velocemente, ma magari si creerà di nuovo quella serenità, quell’armonia, quella tranquillità che caratterizza da sempre la città delle biciclette. Un pensiero va oggi alle vittime, ma non lasciamo che sia solo un pensiero. Creiamolo questo dialogo fra persone, dobbiamo essere noi nel nostro piccolo ad iniziare. A volte, un piccolo gesto per noi, può salvare la vita o almeno renderla migliore. Vogliamo più umanità? Costruiamola.

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