Report, puntata 8 aprile: il salvataggio delle banche, Pubblica Amministrazione e Fibra ottica

di paolopolitiblog

di Aldo Funicelli (sito) 
lunedì 9 aprile 2018 AGORAVOX.IT

Come sono state salvate le banche venete, come potevano essere risarciti gli azionisti truffati.La banda ultralarga: il perché di un ritardo che penalizza imprese e cittadini.

Le banche italiane, quelle che erano solide, sicure, avevano superato tutti gli stress test.
Quelle che erano vigilate da organi competenti, come Bankitalia (e Consob, per la gestione dei titoli azionari).
Quelle che in questi mesi abbiamo visto cadere, anche più volte come MPS, costringendo lo Stato italiano a mettere mano al portafogli.
Da MPS, alle Popolari venete, ad Etruria, fino ad arrivare a UBI Banca, terzo polo bancario, che mette a bilancio perdite per 12 milioni e paga dividendi per 125 ml di euro.
E che, per bocca del suo presidente Moltrasio, definisce gossip il processo per ostacolo alla vigilanza dei vertici bancari.
Dalle banche alla banda larga per internet, l’infrastruttura tecnologica che metterebbe i cittadini italiani e le imprese alla pari con gli altri paesi europei.
Dopo anni di promessi investimenti e di veri soldi spesi, a che punto siamo?
Ma prima di tutto, l’anteprimaCartellino rosso per furbetti di Alessandra Borella
Il decreto Madia voleva mettere la parola fine ai furbetti del cartellino nella pubblica amministrazione, ma si sta scontrando con i tempi lunghi della giustizia civile e penale.
Alla fine il rischio è che i furbetti rimangano al loro posto, semplicemente si è fatto lavorare il Tribunale per niente.
La media è di tre licenziati al mese, da quando è in vigore il decreto Madia contro i furbetti del cartellino nella pubblica amministrazione. Tra loro c’era Letizia Beato, dipendente del Campidoglio da 27 anni. Il 20 aprile 2017 si sente male, esce senza timbrare, finisce in ospedale e si trova lice…

 

Il salvataggio delle banche venete.
Report torna ad occuparsi di banca Intesa e del fallimento della banche popolari venete, con un servizio di Giovanna Boursier sulla commissione di inchiesta sulle popolari, presieduta dal senatore Casini.
Di fronte alla stampa, il presidente della commissione parlamentare sulle banche, Pierferdinando Casini, ha parlato di ladri: “ci sono dei ladri nel sistema bancario, dei truffatori ..”.
Ma chi sono i ladri e i truffatori? I dirigenti delle banche venete, di MPS, di Etruria?
Io non mi permetto di dire chi sono quando ci sono dei tribunali che stanno facendo delle inchieste”: chiedete i nomi ai giudici, dice Casini. Se e quando arriveranno le sentenze.
Casini, nella conferenza stampa era di fretta per la campagna elettorale: la commissione banche forse era stata pensata anche per questo, annunciata nel 2016 e tenuta in scacco su input del governo Renzi.
Commissione che però, alla fine, si è dimostrata un boomerang per il Partito Democratico.
Ma Casini è stato candidato a Bologna, nel feudo del PD, dove è stato alla fine eletto: un collegamento che fa sorgere pensieri maliziosi, visto che il presidente Casini con la sua commissione ha indagato anche su banca Etruria, dove ha lavorato come dirigente prima e vicepresidente poi il padre dell’ex ministro Boschi.
Casini è da anni un interlocutore del pd” ha tentato di difendersi di fronte a Giovanna Boursier Orfini (presidente PD): un do ut des in cambio di un occhio di riguardo per le banche di famiglia?
Casini ce l’ha fatta, mentre Orfini è stato recuperato col proporzionale.
Da quando Casini è diventato di centro sinistra?
“Ma lei mi aveva detto che mi faceva una intervista gentile ..”
Non è mai stato iscritto al PD, non voleva nemmeno che si facesse la commissione di inchiesta sulle banche. È stato beneficiato senza volerlo.
Non voleva nemmeno ascoltare l’attuale sottosegretario Boschi (sulla vicenda Ghizzoni – Etruria, riportata nel libro di De Bortoli): ha spiegato Casini che non voleva fare la campagna elettorale per una parte avversa al PD.
Che l’ha candidato prima che consegnasse la relazione finale sulle banche: l’ex ministro Visco riconosce a Casini di aver condotto il suo lavoro in commissione con una certa abilità politica e ha potuto concludere dicendo, ci sono dei ladri, ma non c’è nessun colpevole da indicare.
Uno che invece non ha condotto il suo lavoro in commissione con la stessa abilità è stato il senatore di FI Augello: non è stato ricandidato dal suo partito e dunque oggi è impegnato in un trasloco.
Ha votato no alla relazione di maggioranza: “fatico a credere che le liste del centro destra siano scelte dal PD” racconta.
Il PD che aveva in commissione il suo tesoriere che era in società col fratello della Boschi: me lo hanno detto, il commento laconico dell’ex senatore..
AD di Intesa Messina
La storia della commissione è legata al fallimento delle banche popolari e all’ultimo default delle venete, sancito dalla BCE nel giugno scorso.
Si prende tutto Banca Intesa, su richiesta del nostro governo che si tiene la bad bank coi commissari, mentre cede ad Intesa la good bank per un 1 euro.
Per non doverci mettere del suo, l’AD di Intesa Messina chiede al governo 4,8 miliardi di euro cash e altri 12 miliardi di garanzia (soldi che ora comportano un aumento del debito pubblico con tutto ciò che ne consegue).
Un regalo a banca Intesa?
E’ la favola più grande che è stata raccontata nel nostro paese” – ha risposto Messina: non aumenta l’utile della banca, migliora il bilancio ma, spiega l’AD, mai avrebbe acconsentito a questa operazione che peggiora la qualità di Intesa.
Si sono salvati i correntisti e gli obbligazionisti che sono stati trasferiti in Intesa; ma gli azionisti delle venete hanno invece perso tutto. Molti di questi 87mila erano risparmiatori truffati: persone che hanno perso in un colpo tutti i risparmi, di anni di lavoro e che nemmeno potranno rifarsi con la via giudiziaria.
Quanto meno il processo contro i vertici di Veneto Banca, che è a rischio prescrizione e ora i PM, pur di recuperare qualcosa, stanno valutando l’ipotesi di aprire un fascicolo per il reato di bancarotta.
Qui l’anticipazione su Raiplay
I lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, presieduta dal senatore Pierferdinando Casini e istituita per indagare sulla crisi del sistema bancario italiano, chiudono il 30 gennaio con una relazione che sostanzialmente imputa i fatti alla mancata vigilanza e alla scarsa comuni…

 

Un paese senza la fibra
Dopo 10 anni di investimenti pubblici per stendere la fibra ottica in tutta Italia, siamo ancora il fanalino di coda in Europa: siamo al 25 esimo posto su 28 per connettività.
10 anni di sprechi, progetti approssimativi e anche qualcuno che è finito sotto indagine della magistratura.
Un ritardo che crea un danno per i cittadini e per le imprese.
Il governo ha messo sul piatto altri 5 miliardi per aprire i cantieri in tutto il paese, per completare il cablaggio.
Ma sarà sufficiente per recuperare il ritardo?
Le tecnologie del futuro hanno tutte una gran fame di banda larga. Ma dopo dieci anni, circa due miliardi di fondi pubblici già spesi e otto miliardi stanziati, la fibra ottica per tutti gli italiani è ancora nel mondo dei sogni. Qui, per esempio, siamo a cavallo tra Abruzzo e Molise.
Quel poco di banda che c’è la porta Nicola Menna con il wireless, gratis, da un anno, per tutte quelle persone che hanno difficoltà ad ottenere un accesso internet dagli operatori: eppure in questa zona sono stati spesi molti soldi pubblici per la rete.
Nel paese di Montefalcone, nel Sannio, è stata costruita la centrale Telecom, c’è un pozzetto per allacciare le linee che poi arrivano alle case ma, poi, l’ADSL di telecom non esiste.
Il servizio arriverà, dicono, quando non si sa ancora…
A Castel Guidone sono stato piazzati 27 km di fibra, fino ad un altro pozzetto: ma la fibra arriva fino agli armadietti Telecom: niente fibra in paese.
La verità è che dietro la banda larga c’è la guerra tra Telecom e il consorzio Open Fiber per la cablatura del paese, la guerra in corso per la conquista di Telecom,spolpata nel corso degli anni (dopo la privatizzazione) e ora considerata tardivamente strategica per il futuro del paese, tanto da portare CDP (cassa depositi e prestiti) ad entrare nell’azionariato, in una guerra Francia (Vivendì, il controllore francese) – Italia che passa anche per lo scorporo della rete.
La scheda del servizio – GLI SFIBRATI di Giuliano Marrucci
Nei prossimi cinque anni il traffico di dati sulla rete triplicherà. Le tecnologie del futuro, dal cloud all’internet delle cose, passando per realtà aumentata e virtuale, hanno tutte una gran fame di banda. L’unica tecnologia in grado di garantirne a sufficienza è la fibra ottica. Ma dopo dieci anni…

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