Misofonia: quando alcuni suoni risultano insopportabili

di Daniele Corbo (Orme Svelate)

Ci sono alcune persone che al sentire alcuni suoni hanno un malessere profondo, ad esempio cosa ti succede quando senti qualcuno fare una delle seguenti azioni: schioccare le labbra mentre mangia, bere bevande in modo rumoroso, respirare, sbadigliare, tirare su col naso, picchiettanre con le dita, usare oggetti elettrici come asciugacapelli o aspirapolvere? Se hai una forte risposta emotiva e il desiderio di scappare o fermare il suono, potresti avere una misofonia. Letteralmente che significa “odio per il suono”, la misofonia è una condizione neurofisiologica in cui le persone hanno una reazione sproporzionatamente negativa a suoni specifici. Le persone con questa condizione sono consapevoli di reagire in modo esagerato a certi suoni, è solo che la loro reazione non è sotto il loro controllo. L’innesco a cui le persone con misofonia reagiscono può variare da persona a persona. Tuttavia, alcune categorie sono più comuni di altre e tendono ad essere correlate alla bocca o al cibo, alla respirazione o ai suoni nasali e ai suoni delle dita o delle mani. L’evidenza suggerisce che questa avversione si sviluppa durante l’infanzia e tende a peggiorare nel tempo. Le persone con misofonia trovano i suoni scatenati più angoscianti se vengono prodotti dai membri della famiglia piuttosto che dagli estranei. Questo potrebbe rendere i pasti in famiglia particolarmente problematici per la misofonia. Le risposte misofoniche tendono ad essere emotive, come la rabbia che è la risposta più comune, che va dal lieve fastidio alla rabbia estrema. Le persone possono anche provare altre forti risposte emotive come ansia o disgusto. Le risposte fisiologiche includono un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, sudorazione e contrazioni muscolari. Si potrebbe presumere che ognuno abbia, in una certa misura, una risposta negativa ad alcuni suoni, come un improvviso, forte scoppio o strillo acuto. Eppure, nella misofonia, le persone possono reagire a suoni che non sono ampiamente considerati spiacevoli, come il sussurro o il respiro affannoso. I suoni silenziosi possono evocare tanto una reazione nella misofonia quanto un suono forte. I ricercatori hanno studiato se la misofonia è collegata a, o causata da, altre condizioni psichiatriche o fisiche, come l’acufene, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi alimentari o il disturbo da stress post-traumatico. L’evidenza suggerisce che, anche se esiste qualche associazione con queste condizioni, nessuno di questi disturbi può spiegare pienamente i sintomi misofonici, suggerendo che la misonphonia è una condizione separata e indipendente a sé stante. Semplicemente ignorare i suoni fastidiosi non è possibile per la misofonia. Sembra che l’attenzione selettiva possa essere compromessa nelle persone con questa condizione, in particolare se esposta ai loro suoni innescanti. Quindi se ogni volta che qualcuno è vicino ai loro peggiori suoni e la loro attenzione si fissa su di esso, le uniche opzioni possono essere la lotta o la fuga. Uno studio sulla misofonia ha rilevato che il 29% diventa verbalmente aggressivo quando sente il proprio rumore innescante, con un ulteriore 17% che indirizza la propria aggressività verso gli oggetti. Una piccola ma significativa proporzione del campione (14%) ha riferito di essere stata fisicamente aggressiva nei confronti degli altri ascoltando il loro suono innescante. La misofonia ha anche un effetto negativo sulle vite di chi ne soffre al punto da evitare le situazioni sociali, fino ad arrivare ad alcuni che hanno persino pensato di togliersi la vita. Sfortunatamente, la nostra comprensione della condizione è all’inizio e lo sono anche i trattamenti, anche se alcune evidenze suggeriscono che la terapia cognitivo comportamentale può essere d’aiuto. Ma dato che la condizione è stata identificata solo nel 2001, abbiamo ancora una lunga strada da percorrere per comprenderla a pieno.

 

Daniele Corbo

Bibliografia: The Conversation “Misophonia – When Certain Sounds Drive You Crazy.” NeuroscienceNews. NeuroscienceNews, 8 May 2018.

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