SPY FINANZA/ Le lotte di potere pronte a farci pagare il conto

di paolopolitiblog

Ci sono diverse manovre che indicano l’esistenza di scontri tra le élites, che finiscono però per avere conseguenze solamente sulle popolazioni.

Chissà quanto ci vorrà per capirlo. Chissà quanto le imprese europee dovranno pagare alla sudditanza delle istituzioni che dovrebbero difenderle verso gli Stati Uniti. Non bastavano le sanzioni contro la Russia, non bastavano i dazi contro la Cina, ora anche lo stralcio dell’accordo sul nucleare iraniano: cos’hanno in comune queste tre scelte a stelle e strisce? Colpiscono pressoché unicamente l’Europa. Mosca non mi pare in ginocchio, infatti. La Cina, come vi mostro da giorni, sta addirittura facendosi beffe del protezionismo degli Usa e Teheran può contare, di fatto, non solo sulla presunta adesione dell’Ue ai patti stipulati nel 2015 (dico presunta perché temo che le prime incrinature arriveranno a breve), ma, soprattutto, sul sostegno, in primis economico e commerciale, proprio di Pechino e Mosca. L’Europa, invece, sta pagando a prezzo altissimo le sanzioni contro la Russia, chiedere alle industrie ma anche alle Pmi esportatrici tedesche e italiane, sta subendo più di tutti la pressione sul prezzo delle commodities, acciaio in testa e ora rischia di vedere andare in fumo accordi commerciali per miliardi – solo quelli italiani hanno un controvalore di circa 25 miliardi – con Teheran, visto che Washington ha reso noto come le sanzioni riguarderanno non solo il regime degli ayatollah, ma anche chi ci farà business. Eppure, stiamo zitti e a ogni schiocco di dita da Oltreoceano, battiamo i tacchi come tante reclute impaurite al Car. 

Di più, l’altro giorno l’ex capo del Dipartimento di Stato Usa sotto Obama, John Kerry, ha sfruttato il palcoscenico mediatico gentilmente messogli a disposizione dal Corriere della Sera per mettere in guardia il futuro governo italiano, di qualsiasi natura esso sarà: non togliete le sanzioni alla Russia. Ora mi chiedo, c’è qualcun altro che deve dettarci la linea? Qualcun altro ha qualcosa da dire riguardo che sia bene o male per la nostra economia, politica estera e diplomazia? D’altronde, siamo in piena vacanza di potere. Avete sentito un fiato dalla Farnesina, forse, nonostante tutto quanto sta accadendo nel mondo? A parte l’intervento per chiedere alle autorità portoghesi di riprendere le ricerche dei due velisti italiani dispersi, silenzio tombale: l’unica notizia che abbiamo di Angelino Alfano è relativa al suo invidiabile record di permanenza ministeriale negli ultimi dieci anni. Sotto qualsiasi bandiera, sotto qualsiasi agenda, presso qualsiasi dicastero: il potere per il potere, senza alcun titolo di merito apparente. D’altronde, ogni Paese ha la classe dirigente che merita. E ieri, a discettare riguardo la necessità di un governo a guida centrodestra per placare lo spread e i mercati imbizzarriti, in tv imperversava Daniela Santanché: cadere in basso va bene, scavare diventa imbarazzante. 

Anche perché nessuno, ovviamente, le ha fatto notare che se martedì il nostro differenziale è salito di ben 8 punti contro il Bund pari durata (accidenti, che balzo!) e la Borsa ha pagato delle normalissime prese di beneficio, visto che esistono ancora al mondo investitori avveduti che escono in tempo dal casinò, ieri tutto andava bene: Borsa in rialzo e spread rientrato nei ranghi. Come mai? Cos’era cambiato nella notte, forse i mercati attendevano le eliminazioni al Grande fratello per puntare o meno sul nostro Paese? Oppure si erano fatti irretire dall’apertura di credito verso uno sbocco positivo della crisi lanciata da Giancarlo Giorgetti a Porta a porta? Me li vedo, tutti incollati alla Rai o a Mediaset in sala trading, pronti a immettere ordini d’acquisto in base ai capricci di Di Maio o Salvini o Berlusconi. D’altronde, questa è la classe dirigente. 

Che dire di Maurizio Martina, uno che scambia – o, meglio, spaccia – la disperazione per senso di responsabilità verso il Paese? Cos’altro può fare, d’altronde, il Pd, se non applaudire al governo neutrale invocato dal Quirinale, visto che come partito ha la compattezza di un wafer finito sotto le ruote di un Tir? Ma parlano, dopo aver governato per anni e aver lasciato il Paese a contare gli spicci per vedere di sterilizzare per l’ennesima volta le clausole di salvaguardia, loro parlano: la ratio di un esecutivo serio sarebbe quella di ricorrere a quelle clausole per le emergenze, una volta sola se capita, ma, una volta disinnescate, essere in grado di tenere i conti in ordine senza ipoteche e tagliole sul futuro. Ma si sa, certi concetti sono difficili da fare passare. Soprattutto quando si dialoga con i sordi. 

Mentre sto scrivendo, le agenzie rilanciano la richiesta di Di Maio e Salvini al Quirinale di 24 ore in più per trattare, visto che si sarebbe aperto uno spiraglio per la formazione del governo verde-giallo: cosa avrebbe sbloccato l’impasse? Quella che dentro Forza Italia hanno denominato “benevolenza critica”: ovvero, un passo di lato o indietro di Silvio Berlusconi, probabilmente attraverso l’appoggio esterno. E, ovviamente, a un prezzo. Leggi ad hoc in arrivo? Tutela di Mediaset da scorrerie tipo Vivendi? Uno o più ministri azzurri da far digerire ai grillini, pur di andare al potere? Poco importa, almeno a me. Siamo una barzelletta di Paese e non poteva che finire in barzelletta, al pari dell’ipotesi del voto il 22 luglio. Resta un problema, un piccolissimo particolare: come reagiranno i mercati, quelli veri e non quelli che vede la Santanché, all’ipotesi in fieri reale dell’approdo del dinamico duo sovranista-populista nella stanza dei bottoni? 

Perché se è vero come è vero che l’unico driver sul mercato europeo equity e del debito è l’operatività espansiva della Bce, è altrettanto vero che il combinato congiunto di reddito di cittadinanza, flat tax e potenziale tentazione per un referendum sull’euro incarnato dal duplex Cinque Stelle-Lega potrebbe far sorgere qualche dubbio e, soprattutto, qualche tentazione speculativa. Così, tanto per vedere il bluff. E, magari, tanto per vedere la reazione di Mario Draghi: perché se sale lo spread, è solo perché il nostro uomo a Francoforte si dimentica di comprare. E non si tratta mai di reale dimenticanza, bensì di volontà di inviare un segnale o di mettere pressione. Quindi, io ho un enorme timore: ovvero, che se davvero l’ipotesi di governo Di Maio-Salvini divenisse realtà sarebbe unicamente perché qualcuno lo vuole. E non sto parlando della maggioranza degli elettori italiani, bensì di chi punta a una bella accelerazione della crisi economica del nostro Paese in vista degli appuntamenti d’autunno con Def, aumento Iva e manovra correttiva. 

Avete idea dei disastri che le menti economiche facenti capo a Lega e M5s possono combinare, da qui a ottobre? Voi magari no, ma in Francia, dove non attendono altro per chiudere i conti e finire la loro opera di cannibalizzazione degli ultimi gioielli di famiglia italiani, lo sanno benissimo. E già pregustano la vendetta per Telecom. D’altronde, non sarebbe un capolavoro assoluto che a spalancare la strada allo shopping estero finale del Bel Paese fosse un governo sovranista, populista e che ha come motto “Prima gli italiani”? D’altronde, spalancando un po’ gli orizzonti, dell’America first di Donald Trump, cosa è rimasto in concreto? Solo la guerra all’Europa per la primazia commerciale e valutaria, visto che se l’Ue non fosse un combinato congiunto di venduti a Washington e minus habens, sfrutterebbe questo momento storico per tramutare l’euro in valuta benchmark, trattando direttamente con le grandi potenze come Cina e Russia e aprendo le porte ai mercati storicamente sotto influenza Usa come l’America Latina o il Far East finanziarizzato. 

Per il resto, la cosiddetta Main Street sta sempre peggio, mentre Wall Street sta sempre meglio: il famoso 1% che avrebbe dovuto smettere di beneficiare delle politiche governative è invece sempre più ricco, mentre il 99% che avrebbe dovuto prendere simbolicamente il potere attraverso lo sbarco a Pennsylvania Avenue di Donald Trump arranca sempre di più, dati macro Usa alla mano ogni santo venerdì che arriva in terra. È tutta un’enorme pantomima per garantire i soliti interessi dei soliti noti: guardate questa fotografia, è stata scattata ieri a Mosca durante la parata per la Giornata della Vittoria sui nazisti. Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu insieme sulla Piazza Rossa, nonostante l’aviazione israeliana non più tardi dell’altra notte abbia bombardato una base militare fuori Damasco e Tel Aviv sia l’unico alleato della decisione Usa di stralciare l’accordo nucleare con l’Iran, a sua volta alleato di ferro della Russia, sia in Siria che a livello commerciale. Due nemici si godono assieme una parata, nel vostro mondo? Nel mio, no. 

 

In compenso, uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina è ufficialmente finito nelle mani del Fmi: l’Argentina starebbe trattando per una linea di credito da 30 miliardi di dollari con l’istituto di Washington, stante la crisi del peso che non sembra volersi arrestare, nonostante il drenaggio di riserve estere e il continuo aumento dei tassi di interesse. E questo nonostante il 75% degli argentini interpellati l’altro giorno da un sondaggio siano totalmente contrari a questa ipotesi: ma loro fanno parte del 99% che non conta nulla, le decisioni sono già state prese. E non certo a Buenos Aires, visto che Mauricio Macri non è stato certo fatto eleggere per sbaglio. Così come Emmanuel Macron in Francia, di cui vi invito a seguire le gesta nelle prossime settimane, relativamente ai capitoli legati ad Air France, riforma del sistema ferroviario e del mercato del lavoro in generale. Un altro capolavoro delle élites è in preparazione anche Oltralpe, statene certi. E nulla potranno fare i populisti e sovranisti come la Le Pen o Melanchon per vietarlo, anzi saranno gli inconsapevoli cavalli di Troia dell’agenda Attali che l’Eliseo sta attuando, a partire dalla riforma del sistema elettorale con l’introduzione del 15% di proporzionale. 

È solo lotta di potere fra chi ha il potere e il cosiddetto universo degli anti-sistema altro non è se non il proverbiale utile idiota della situazione, perché culturalmente impreparato e politicamente inconsistente di fronte a una battaglia epocale di questa portata. Siamo alla spogliazione finale degli Stati e delle loro ricchezze a favore di soggetti privati, poiché proprio il modello neo-liberista della globalizzazione e delle corporations ha capito che siamo arrivati al massimo sostenibile del loro delinquenziale delirio di profitto fine a se stesso, dopodiché il sistema scoppierà per eccesso o di debito o di ineguaglianza. E siccome le ghigliottine e le forche fanno paura, si arriverà a un bel reset, garantito dalla prossima crisi che si cercherà di accelerare, quando sarà il momento. E che pagheremo noi. Come nel 2008. Anzi, molto peggio. 

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...