Dalla periferia di Napoli alla conquista del mondo: ecco dove nasce il Cornetto

di paolopolitiblog

Associare Napoli alla pizza è facile e immediato, ma all’ombra del Vesuvio è nato un altro grande classico italiano: il cornetto gelato. Merito della geniale intuizione della gelateria Spica di via Emanuele Gianturco che negli anni 50, per evitare che il gelato prodotto su scala industriale bagnasse e rendesse mollo il cono di cialda, pensò di spalmarlo con uno strato isolante ottenuto dalla lavorazione di olio, zucchero e cioccolato.

Il Cornetto, così come lo conosciamo ancora oggi (gelato alla crema di latte con copertura al cacao e granella di mandorle e nocciole, ndr), ha subito un gran successo a Napoli e dintorni, ma la catena del freddo – stabilimento, camion frigo, frigoriferi nei bar – è ancora agli inizi e Spica non ha la forza per spingere il Cornetto come vorrebbe. Nel 1976, dunque, vende il brevetto a Unilever, la multinazionale anglo olandese, che otto anni prima aveva comprato Algida e decide di investire forte sul prodotto napoletano per esportarlo su scala mondiale: in pochi anni diventa il gelato più famoso del mondo della multinazionale.

Il dosatore del Cornetto, nel 1976

Il legame con Napoli, però, resta indissolubile. Il cuore pulsate della produzione è a Caivano, una manciata di minuti dal capoluogo partenopeo, dove sorge l’impianto Algida: la più grande fabbrica europea di gelati in casa Unilever, la seconda al mondo dopo l’impianto negli Stati Uniti. Un gioiello cresciuto grazie anche agli investimenti agevolati da Industria 4.0, ma che ha radici profonde, legate al piano di industrializzazione del Mezzogiorno negli anni del dopoguerra. E anche oggi, nonostante la carenza infrastrutturale, nessuno pensa di spostare l’impianto a nord.

L’impianto di Caivano negli anni 60

Da Caivano, dove lavorano 700 persone oltre agli stagionali, escono ogni anno 1,4 miliardi di gelati, ma potrebbero arrivare a 1,8 non fosse per la crisi che dal 2009 ha ridotto i consumi. Ogni giorno vengono impacchettati oltre un milione di cornetti: il 60% resta in Italia, il resto è destinato all’export, soprattutto in inverno, quando lungo la penisola le vendite crollano. A sostenere i consumi, passata l’estate, sono soprattutto le confezioni per la casa, ma la concorrenza è fortissima: della 40mila gelaterie artigianali sparse per l’Europa, oltre 30mila si trovano in Italia. E così vincere la sfida sul cono da passeggio è un’impresa ardua.

AGF

Lo stabilimento però non ferma mai: camion del latte che vengono e camion frigo che vanno tra i profumi di nocciole e caffè tostato. “Facciamo tutto in casa. Arrostiamo le nocciole, prepariamo le farine per la cialda e abbiamo una super moka che produce centinaia di litri di caffè. E il latte è tutto italiano” spiega Corrado De Rosa, site engineering manager. Dal 2018 il Cornetto è praticamente tutto made in Italy, “manca solo il cioccolato, perché nel nostro Paese non ne abbiamo a sufficienza. Quello che manca arriva dalla Francia”.

La pubblicità del Cornetto

La fabbrica, oggi, è altamente automatizzata, gli operai hanno acquisito competenze tecniche che un decennio fa non erano neppure immaginabili e per Unilever è un fiore all’occhiello. D’altra parte l’Italia rappresenta un caso del tutto particolare: nella Penisola la divisione gelati pesa per oltre il 40% dei ricavi (1,4 miliardi di euro nel 2016), contro un 20% circa del fatturato globale (53,7 miliardi lo scorso anno). Per l’ultimo salto dimensionale servirebbe un cambio nelle abitudini di consumo degli italiani che continuano a essere golosi di gelato – ne mangiamo, in media 6,5 kg all’anno a testa -, ma solo nel periodo estivo.

La produzione del Magnum

Anche per questo l’Italia, nonostante il numero spropositato di gelateria, e l’enorme quantità di gelato industriale prodotto che fanno della Penisola il primo produttore d’Europa (595 milioni di litri su 3,2 miliardi totali – 135 milioni di litri arrivano da Caivano) non è il primo mercato del Vecchio continente, scavalcata dall’Inghilterra e dalla Germania: “Dipende tutto dall’abitudine dei consumatori. Noi – conclude De Rosa – smettiamo di mangiare gelato con l’inizio dell’autunno, nel Nord Europa continuano anche quando la temperatura va sottozero”. Per cambiare le abitudini, Unilever sta spingendo l’acceleratore sulle confezioni multipack destinate alla grande distribuzione: un tentativo per invogliare i consumatori ad addentare un cornetto anche a Natale.

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