l’intelligenza delle galline, e la mia lotta al PIL

di bortocal15

spero di non sembrare stupido (come una gallina) se alterno ad interventi su temi politici e collettivi importanti riflessioni ben più modeste come queste sulle mie esperienze quotidiane.

anzi, mi sembra persino di non farlo abbastanza.

e del resto è qui che sfogo meglio il mio spirito bizzarro ed anticonformista, no?

. . .

sto finendo di pubblicare in questi giorni (mancano ancora pochissime puntate)in forma sistematica sul mio altro blog bortoround il racconto delle esperienze del mio giro del mondo di quattro anni fa, ma nessun resoconto sistematico ho purtroppo dedicato a quest’altro giro del mondo che ho iniziato poco dopo e che sto facendo attorno ai miei 8.000 metri quadrati di terreno di mezza montagna:

un percorso più lento, meno produttore di anidride carbonica che i 40.000 km circa di volo compiuti allora, ma non meno ricco di esperienze e di rovesciamento di pregiudizi consolidati.

come quello  che definisce le galline stupide, per proverbio: stupido come una gallina.

e dunque lasciatemi raccontare, gioia del resto semplice e casta, quanto poco stupide siano le galline, in realtà.

. . .

premessa: un paio d’ore ogni mattina le dedico oramai alla mia lotta nell’orto contro il PIL.

mi spiego meglio.

siccome il PIL, l’indice del Prodotto Interno Lordo, in altre parole della circolazione del danaro, è il feticcio di questo sistema, diserbare il mio orto è un modo non solo di sentirmi psicologicamente più vicino a quel che coltivo, ma anche di lavorare ai fianchi questo feticcio del mondo attuale, nel mio piccolo di molecola antisociale impazzita e renitente.

perché dico feticcio? vi faccio un esempio solo, di che cosa significa davvero il PIL, ma sono sicuro che non lo dimenticherete.

se qualcuno fa l’amore con una persona che si prostituisce, e cioè paga per farlo, spende denaro, che verrà poi speso da chi se l’è guadagnato, dunque contribuisce ai profitti di qualcuno e, tramite le imposte sui suoi consumi, al risanamento del bilancio dello stato.

se invece fa l’amore con una persona che ama e desidera, ricambiato, questa attività sessuale del tutto gratuita e spontanea, condivisa per passione e non per lucro, non contribuisce al PIL per niente, o al massimo un pochino e soltanto se la coppia usa un preservativo o qualche altro anticoncezionale, che andrà comunque comperato da qualche parte.

ecco perché, dal punto di vista capitalistico, la prostituzione, la pornografia, il mercato dei sexishop sono morali, mentren l’amore libero e ricambiato è un attentato all’economia, cioè alla vera religione del nostro tempo.

. . .

e lo stesso dicasi per l’alimentarsi: se una parte almeno del cibo me la produco nell’orto, non vado a comperarla al supermercato o al negozio, dunque potenzialmente il mio auto-consumo è un gesto ribelle e una forma di rifiuto, sia pure parziale, delle leggi del mercato.

dico parziale perché i semi li ho pure comperati, ma datemi tempo e mi renderò autosufficiente anche lì; ma intanto non uso diserbanti e il mio gesto paziente che sradica le erbacce diventa ancora più gratificante se penso all’ambiente che tutelo e al carattere salutare e saporito di quel che mangio.

anche quando ci fu l’invasione delle lumache devastatrici tre anni era una scelta difendersi non col veleno ma con i bicchierini pieni di birra interrati nelle aiuole, dove annegavano a decine…

ma aggiungete al tutto il piacere di farlo quasi a strapiombo sul panorama di questa seconda Conca d’Oro, del tutto sconosciuta in Italia, che è poi la media Val Sabbia vista dall’alto, nel fresco della mattina, quando il terreno è ancora pregno dell’acqua abbondante di questa estate fredda e piovosa, quando diluvia ogni sera o notte o pomeriggio.

. . .

ed ecco, è appunto la pioggia del pomeriggio che mi riporta al tema delle galline e della loro intelligenza, o almeno di quella di una di loro.

come sa chi mi legge, le mie due aggressive ovaiole rosse livornesi sono state esiliate dal pollaio in muratura dopo che hanno ucciso a beccate uno dei pulcini appena nati dopo essere stati covati dalla mia chioccia bianca e nera.

il nuovo recinto è all’aperto con un riparo in legno precario, e poco protegge dalle gocce insistenti e quasi violente, e alla fine dell’acquazzone brutale di oggi la gallina più intraprendente e spavalda, per gli amici Salvina, si è fatta trovare, significativa come un messaggio senza parole, davanti alla porta di ferro del vecchio pollaio coperto.

era mogia, tutta zuppa di pioggia, e l’acqua, che le aveva incollato le penne al corpo, la faceva sembrare più piccola e fragile: inoltre la sagacia con cui aveva ritrovato il vecchio riparo, a cento metri di distanza e dall’altro lato della casa, era una nuova prova di intelligenza, che andava premiata.

le ho aperto e lei è corsa a beccare sul pavimento le vecchie pagnotte sfarinate per i pulcini,  che la chioccia aveva chiamato a sè con intenso allarmato vociare.

sono stato un paio di minuti ad osservare che non attaccasse i pulcini, ma era troppo intenta a beccare, e questi piuttosto non sembravano troppo preoccupati dalla sua presenza, anzi si avvicinavano propensi a socializzare, nonostante l’evidente diffidenza della madre chioccia.

. . .

ero rassicurato e ho rinchiuso la porta per andarmene, ma non avevo fatto un passo che lì dentro si è scatenato l’inferno: strida, sbattiti d’ali, rincorse.

ho aperto subito pensando di dovere strappare qualche pulcino alla morte, ma questa volta era l’assassina di dieci giorni fa a doverla pagare.

la chioccia era una furia scatenata: le saltava addosso, la colpiva a beccate, la faceva fuggire da ogni parte; sembrava si ricordasse, capite?

dunque, me la sono ripresa sotto il braccio la povera Salvina spennacchiata, e anche lei è sembrata non opporsi troppo alla cattura, e l’ho riportata da dove era scappata.

. . .

e qualcuno dice ancora che la gallina non è un animale intelligente.

il mio nonno paterno, che non ho conosciuto perché morì 75 anni fa, del resto nei suoi ultimi anni, deluso dagli esseri umani, solo con le galline parlava…

chissà che non avesse tutti i torti…

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