Il crollo della mente monocamerale, la comunicazione sdraiata e la crisi della democrazia rappresentativa

di bortocal15

a volte il demone della complessità si sveglia in me, e lo fa preferibilmente la mattina; probabilmente ha da scaricare in qualche modo, per purificare la mente, qualcosa che ha composto di notte, in quella specie di dormiveglia nel quale compone i suoi discorsi.

prometto comuqnue di essere sintetico al massimo possibile, così da ridurre questo post al rango di appunti.

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Julian-Jaynes-Il-crollo-della-mente-bicamerale-e-l-origine-della-extra-big-119-989

in un saggio famoso, ma non quanto merita, Il crollo della mente bicamerale, Jaynes DIMOSTRO’ – parola che pare esagerata, ma credetemi, è la più adatta – che nelle culture occidentali fino a meno di duemila anni fa la mente umana funzionava in un modo completamente diverso dall’attuale:

sentire le voci, che venivano interpretate come divine, era una condizione normale, mentre oggi viene considerato un sintomo di dissociazione, e viene interpretata come malattia, la schizofrenia, appunto, la mente divisa;

e in questo senso appunto parla della mente bicamerale, scissa, in due “camere” distinte, di cui una sentita come esterna e di rango superiore all’altra.

il processo che ha portato in Occidente a sostituire l’autocoscienza riflettente alle voci degli dei risuonanti nella mente ha coinciso con la nascita del cristianesimo e la formazione della fede in un’anima cosciente, libera e responsabile (anche se irrimediabilmente gravata dalla colpa, come sintetizzato dal mito del peccato originale).

la colpa appunto ha conseguito un rilievo sconosciuto prima, quando le azioni umane erano largamente guidate dalle voci e dunque andavano attribuite agli dei (non era una metafora letteraria, come interpretiamo noi oggi!) e non al singolo che le seguiva.

la fine della mente bicamerale e la nascita di quella monocamerale è da mettere in relazione con la diffusione della lettura come tecnica principale di assimilazione dei testi: in precedenza infatti i testi erano comunicati soprattutto oralmente e la scrittura serviva come semplice supporto mnemonico; la polemica di Platone contro la scrittura indica una delle ultime battaglie a difesa dell’oralità e anche (ma senza saperlo) della bicameralità, ben rappresentata del resto, nel mito del Fedro, dal duplice cavallo che guida l’anima.

ma negli ultimi secoli del cristianesimo l’acquisizione della mente bicamerale ha via relegato nel mondo delle influenze, o addirittura possessioni, diaboliche ogni manifestazione del preesistente pensiero schzoide, salvo alcune isole sacralizzate sotto forma di estasi, apparizioni divine, ispirazione derivante direttamente da Dio.

secondo Jaynes sono tuttavia rimaste notevoli sopravvivenze della mente bicamerale non sacralizzate, che hanno un ruolo centrale, ad esempio, nella ispirazione artistica: fenomenale la sua interpretazione della Comedia di Dante come la descrizione di una esperienza effettivamente soggettivamente vissuta come autentica.

insomma, la famosa ispirazione poetica o artistica, quando sembra soggettivamente all’autore che il testo nasca fuori dalla nostra mente cosciente e come per dettatura esterna, è ancora una delle ultime manifestazioni della mente bicamerale non considerate patologiche e non sottoposte a cura.

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probabilmente al giorno d’oggi sta avvenendo un’analoga trasformazione profonda del funzionamento della mente e siamo in una fase, ben più convulsa e accelerata, che vede la sostituzione tendenziale della mente monocamerale, con una specie di mente diffusa, superpersonale, che risiede nella rete informatica che connette le diverse menti individuali, che tendono tuttavia ad apparire piuttosto come sfaccettature di una super-mente sociale.

insomma, la coscienza individuale tende a sparire come centro del proprio mondo consapevole e decisionale, per sfumare al rango di punto di osservazione e di regolazione di consumi eterodiretti.

la vecchia mente monocamerale smania per sentirtsi ancora al centro, in crisi macroscopiche di narcisismo compensativo, ma in realtà oramai è decisa ben più di quanto (pur sempre apparentemente) potesse decidere in precedenza.

l’individuo diventa una semplice centrale di smistamento di lavoro e consumo, ma è deciso ben più di quanto decida – fatte salve alcune ostinate eccezioni, che comunque recitano ruoli sociali predefiniti, anche se si illudono del contrario recitando atteggiamenti di puro ribellismo.

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le conseguenze di questo processo sono immense, e mi limito ad indicarne alcune.

la prima è che tutto lo sviluppo culturale del passato diventa incomprensibile e il processo avviato porterà alla sua perdita radicale, oppure all’oblio dei suoi autentici significati (come avvenuto per noi per i pochi monumenti residui della mente bicamerale, prima che venisse Jaynes a risveglarne i signficati con le sue intuizioni).

per un’umanità che va perdendo le tracce stesse di una coscienza individuale, i monumenti del passato, letterari o artistici, che ne segnavano le massime manifestazioni, si riducono a semplice catalogo di beni di consumo.

il processo è già abbastanza evidente.

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la seconda trasformazione riguarda le modalità stesse della comunicazione culturale che, nell’epoca della mente monocamerale, era prevalentemente verticale, in quanto fondata sul principio di autorità o almeno di autorevolezza.

in una comunicazione prodotta da coscienze individuali si riconosceva ad alcune una particolare efficacia comunicativa oppure documentazione sulla realtà oggettiva che induceva a privilegiarle.

nella fase della super-mente socialmente diffusa, la comunicazione diventa rigorosamente orizzontale, e il principio di autorità è definitivamente morto.

la proposta di restaurarlo mettendo quasi simbolicamente i predellini sotto le cattedre (Galli Della Loggia) è semplicemente ridicola e porterebbe soltanto ad una ulteriore perdita di credibilità della scuola.

nella comunicazione orizzontale, che provocatoriamente ho definito sdraiata nel titolo  del post, tramonta il concetto stesso di verità.

la coscienza del singolo ha sempre in se stessa il limite di doversi misurare con la realtà esterna, ma dove la coscienza diventa un unico fenomeno collettivo trasversale, è questa coscienza stessa la verità.

le tesi di chi dice in rete  che le piramidi egizie furono costruite dagli alieni, cioè dagli Elohim, appaiono semplicemente ridicole e grottesche a chi conosce la storia, ma nel pensiero a rete possono diventare rapidamente egemoni e quindi socialmente vere, dato che la mente collettiva è essa stessa la realtà e non conosce la limitazione dell’oggettivo.

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il processo è pericoloso, non soltanto perché questa apparente radicale perdita di realtà e dunque di verità appare senza ritorno, ma perché è in grado di fare davvero molto male.

le sperimentazioni cinesi in atto del controllo capillare diffuso con l’attribuzione di premi o punizioni ai comportamenti conformi oppure dissonanti delinea il futuro che si va costruendo.

le basi della fascistizzazione estrema del pensiero, con l’espulsione dal circuito comunicativo di ogni manifestazione difforme è implicita nella rete e necessaria.

il dissenso è una fastidiosa e dannosa risonanza, dove il pensiero collettivo è più forte della realtà e decide a priori di non considerarla.

ho usato la parola decide: facile accorgersi che è un relitto storico di mente monocamerale che parla: queste cose non le decide più nessuno, succedono senza decisore alcuno.

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la terza vittima della morte della mente monocamerale è la democrazia rappresentativa.

il suo punto debole, ma anche il suo punto di forza, è stato sempre nella preliminare riduzione del decisore politico a elettore, cioè a decisore indivuduale, ovviamente attento in via principale a rappresentare nel voto i propri bisogni, prima di tutto, e poi nel chiamarlo, nella finzione delle elezioni, a farsi carico dell’interesse collettivo.

tipico mandato schizogenico, avrebbe detto Bateson, per la contraddizione implicita: impossibile che un votante singolo possa farsi carico dell’interesse collettivo.

la finzione si regge tutta sullo stesso presupposto ideologico indimostrato, anzi smentito, del capitalismo: che una misteriosa mano provvidenziale faccia in modo che dallo scatenamento degli egoismi individuali non esca il caos sociale e l’ingiusta appropriazione di beni da parte del più forte, ma l’armonia sociale e il bene collettivo.

come il capitalista, secondo questa narrazione leggendaria, seguendo egoisticamente il suo prpfitto, fa in realtà anche il bene della società, anche l’elettore voterà ciascuno per sè, ma poi la somma degli egoismi produrrà il migliore bene collettivo possibile, per una sorta di miracolo destinato a rimanere non spiegato (come tutti i miracoli, ed atto di fede, appunto).

del resto la democrazia originaria non è mai stata questa: a Grecia e a Rma si votava in pubbliche assemblee e agli elettori ancora bicamerali nella mente sarebbe sembrato grottesco andare a votare nel chiuso di una cabina, per nascondere il voto e renderlo segreto, là dove per decidere si alzava semplicemente la mano, davanti a tutti, e come parte di un corpo elettorale collettivo.

inutile sforzarsi di dimostrare, la cosa è evidente di per sé,  come anche questa forma, comunque discutibile, di democrazia tramonti nell’eclisse della mente monocamerale, e l’invenzione del leader, portatore di pulsioni non verificate, ma costruite dagli algoritmi impersonali della rete, è il portato necessario di questa “crisi della civiltà”, e non a caso uso il titolo del famoso saggio di Huizinga alla vigilia della seconda guerra mondiale.

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