AFRICA La Cina si sta comprando l’Africa, nuova ‘via della seta’ di Xi

DAL BLOG https://www.remocontro.it

Africa cinese. Ai primi di settembre si è tenuto a Pechino il Forum di cooperazione Africa-Cina, un evento trasmesso in diretta tv ed un’ accoglienza più che calorosa per i 50 capi di Stato africani. In questa occasione il presidente Xi Jimping ha scandito la nuova tappa della sua politica economica. Tradotto: una nuova pioggia di miliardi per l’Africa.

Africa cinese

Lo scorso luglio il presidente cinese Xi Jinping ha compiuto un viaggio in diversi paesi africani, una serie di incontri con alcuni capi di Stato per aumentare la presenza della Cina già molto forte. Si è trattato di incontri bilaterali nei quali si è parlato essenzialmente di investimenti. L’Africa vive un processo di industrializzazione malgrado gli enormi problemi del Continente e i soldi che arrivano da Pechino sono una parte essenziale per accelerare lo sviluppo.

Una strada tracciata

La trasferta cinese è passata quasi nell’indifferenza di Usa ed Europa, per i quali l’Africa è prima di tutto una fonte di problemi migratori, ma è stata invece la dimostrazione di quanto la Cina miri a incrementare ancora di più il suo protagonismo in quello scacchiere del mondo. Già nel 2016 il gigante asiatico aveva investito 33 miliardi di dollari per il settore energetico e ben 41 nei trasporti in Africa.

La nuova via della seta

Le infrastrutture al centro degli interessi cinesi. Pechino vuole integrare l’Africa nella nuova ‘via della seta’, tracciando nuove rotte marittime e terrestri, aprendo e penetrato mercati poco sfruttati, spostato uomini e capitali. Un reciproco vantaggio per Africa e Cina. Certo non manca il pericolo che i paesi africani possano cadere nel baratro del debito, questa volta con Pechino, ma la politica di Xi è quella di accordi bilaterali ed ha come caratteristica base, quella di non influenzare gli affari interni degli stati africani, ‘virtù’ non molto occidentale.

Zone economiche speciali

Alla base del progetto, la creazione di ‘zone economiche speciali’, come accaduto in Senegal e Ruwanda, e prima ancora in Etiopia. Qui i cinesi possono produrre merci direttamente sul posto risparmiando sugli alti costi di trasporto. Allo stesso tempo però i profitti ricadranno anche in parte sugli africani, costituendo un eccezionale volano di sviluppo.

Pioggia di miliardi in arrivo

E ora l’Occidente comincia a capire perché, già nel 2013, i primi viaggi ufficiali di Xi furono proprio in Africa. Allora, le basi del progetto, ora la sua piena operatività. Ai primi di settembre a Pechino, il Forum di cooperazione Africa-Cina, un evento trasmesso in diretta tv, con una accoglienza più che calorosa per i 50 capi di Stato africani. E nell’occasione Xi ha scandito la dimensione della sfida.
Un pacchetto di finanziamenti al continente per 60 miliardi di dollari. 15miliardi in aiuti e prestiti a interessi zero, 20 in linee di credito, 10 per un fondo speciale per lo sviluppo, 5 per le importazioni dall’Africa e altri 10 per progetti privati delle imprese cinesi. Naturalmente la parte del leone la faranno le infrastrutture e c’è da credere che la cartina geografica dell’Africa sarà punteggiata dai nuovi  e numerosi cantieri che verranno aperti.

Occidente in allarme

Ora, la preoccupazione occidentale sta montando ed è cominciata l’offensiva a suon di accuse di ‘neocolonialismo’, e certamente Xi non è, e non vuole essere un benefattore umanitario.Obiettivo, il profitto delle aziende cinesi e l’accesso privilegiato alle materie prime di cui l’Africa è ricca. Ne più ne meno degli interessi perseguiti dal resto del mondo in quel continente.
Ma il presidente cinese si è anche affrettato a dichiarare che la cooperazione tra Cina e Africa «deve dare ai due popoli benefici e successi tangibili, evitando cattedrali nel deserto». Insomma una politica di “appeasement”, di accordo, che non vuole i toni dello scontro. Accomodamento, e gli africani, con le loro necessità, in questo preziosi alleati. Accortezza finale, Pechino ha anche in programma di cancellazione del debito di alcuni dei paesi africani più poveri.

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